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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Che stampa è questa stampa italiana genuflessa al potere?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

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19 Dicembre 2015

Che stampa è questa stampa italiana genuflessa al potere?

Secondo me la domanda posta questa sera da Lilli Gruber ai suoi ospiti: “Che potente è un potente che attacca la stampa?” era mal posta, dato che da che mondo é mondo non c’é potente che gradisca il dover rendere conto a nessuno del suo operato, men che meno ai giornalisti della cosiddetta stampa libera.

La domanda andava quindi riformulata, rovesciata, moltiplicata: “Che stampa è questa stampa italiana genuflessa al potere? Possiamo considerarla una stampa libera?”. Inoltre – dato che la Gruber opera “sotto testata giornalistica”, per dirla con la signora D’Urso -, sarebbe stato necessario fare i nomi e i cognomi, cioè citare le testate che da mesi portano avanti questa sorta di scandalosa missione informativa che più il tempo passa più appare piegata ai voleri del potentato di Palazzo Chigi. Per meglio scrivere, sarebbe stato necessario ricordare gli slogan e le fotografie formato lenzuolo con cui ci ha quotidianamente ammorbato il corriere.it del nuovo direttore Luciano Fontana, la deriva che sta prendendo la Repubblica di Calabresi (che mi era sembrato invece un ottimo direttore de La stampa), il degrado intellettuale in senso lato di giornali storici come L’Unità fondata da Antonio Gramsci. La signora Gruber, invece di optare per una linea che mi è arrivata reticente e connivente con l’operato dei suoi colleghi giornalisti, avrebbe fatto più bella figura se avesse posto quest’ulteriore questione: “Come mai Renzi ha criticato solo Il Fatto Quotidiano tra i grandi giornali?”. La risposta sarebbe stata semplice: perché non aveva alcuna necessità di scudisciare gli altri.

Ancora, la conduttrice avrebbe dovuto invitare almeno qualcuno dei suoi illustri ospiti – tra i quali un Loris Mazzetti, Capostruttura di Rai3, che sembrerebbe vivere ancora al tempo del ventennio berlusconico in un loop temporale senza ritorno – a discutere l’operato di tutti i loro colleghi che stanno costruendo questa ridicola epopea renzista su fondamenta fatte di fango, dai venerati maestri fino a quell’Erasmo D’Angelis (direttore de L’Unità) recentemente restituito al ruolo di tappezzeria da Laura Ravetto durante un’altra puntata di questa stessa trasmissione, invece di parlare solo delle magagne RAI, che é un poco come sparare sulla Croce Rossa.

Qualora si coltivassero ancora dubbi, l’odierna trasmissione di Lilli Gruber ce ne ha fornito l’ennesima prova: in Italia il giornalismo è una potentissima casta esattamente come lo è quella politica, ed è una casta che non ha un suo cane da guardia. Si è trasformata quindi anche in una sorta di lobby (in conflitto di interessi multiplo – e soprattutto etico, visto la tipologia di servizio che dovrebbe rendere al cittadino), che fa e disfa come meglio le conviene e di buon accordo con le mire del momento dell’editore di riferimento.

Dormire o morire, poltrire sulla scrivania, fare l’ospite cool in tv o fare il giornalista impegnato accollandomene tutti i rischi? Questi sono i dilemmi che affliggono il moderno giornalista italiano, lo affliggono? Che poi le varie autorità internazionali deputate ci collochino sempre all’ultimo posto nelle classifiche sulla libertà di stampa nel mondo, in compagnia di veri e propri stati canaglia, non dovrebbe sorprendere, come potrebbe essere diversamente?

Tratto da:

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