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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (11) – Il caso Corriere della Sera. Dai cauchemar del “critico” D’Orrico alla solidarietà a Milena Gabanelli.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

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Da quasi un anno non tornavo più tra le pagine del Corriere della Sera online; per la precisione non frequentavo più quel sito dal tempo dell’infame referendum costituzionale e da quando ricevetti lo spam pro Italia del Si e pro duce di Rignano. Da quei giorni in poi ho letteralmente smesso di informarmi con il quotidiano di Via Solferino e francamente non ne ho mai sentito la mancanza.

Stasera, non lo so perché, forse perché leggevo del caso Gabanelli e della situazione gravissima che vive la RAI, oramai diventata una sorta di fortino a difesa degli interessi della casta renzista, peraltro di quella stessa casta ripudiata con voce tonante da una intera nazione proprio in occasione dell’appuntamento elettorale su citato, ho deciso di andare a vedere che “notizie” venissero riportate in queste settimane da questa testata italiana d’antan attualmente guidata da Luciano Fontana. Come descrivere l’esperienza? È stato un po’ come fare un salto nel tempo, vuoi verso un passato edenico e mai esistito, vuoi nel mondo dell’irrealtà mediatica nostrana e internazionale. Quindi ho ritrovato le solite notiziole politiche e d’attualità mancanti di una effettiva carica notiziabile, corredate da commenti senza arte ne parte, alla stregua di seghe mentali intinte in essenza di acqua di rose e  che, si sa, non permetteranno mai di giungere al dunque; ho ritrovato l’usata pagina di diario di Kate e William, con uno dei loro figli che, credo, debba finalmente andare a scuola, o almeno così ci dice il Corriere, infine ho notato che ormai proliferano le immagini del corpo femminile inneggianti al sessismo più scaltro (quasi come se il capo redattore se ne fosse andato in vacanza e la redazione si sia data alla bella vita godereccia), e si è vista pure la Boschi di Banca Etruria che era quasi un anno che non la si vedeva più.

“Come prima più di prima” mi sono detta, sbagliando, naturalmente! È stato infatti  quando ho fatto lo scroll-down verso metà pagina che ho testimoniato il vero orrore: da un lato c’era la perniciosissima questione Gabanelli affrontata in stile gentil farfalletta, con una RAI cenerentola raccontata come sgomenta davanti alle cattiverie perpetrate dalla strega Gabanelli, dall’altro ho dovuto finanche leggere che il “critico” D’Orrico avrebbe “criticato” il capolavoro letterario di Matteo Renzi “Avanti” e non avrebbe storto il naso, anzi!, (per la precisione si sarebbe trovato in presenza di “Un volume scritto con sincera passione patriottica ma puntiglioso come un dossier Voto: «di fiducia» ad «Avanti» (Feltrinelli) di Matteo Renzi”.

Tengo a precisare che non mi sto inventando nulla, inoltre, non fumo, non bevo, non prendo droghe (una vita di merda, insomma!). Come non bastasse a testimonianza del mio scrivere riporto in calce qualche screenshot da quelle pagine del Corriere, sebbene sia certa che gli articoli in questione siano ancora in Rete perché come ben sappiamo in quest’età renzista la vergogna, lungi dal morire, ha subito un re-styling non irrilevante e adesso detta legge anche in salotti che prima il gusto (anche letterario) tentavano almeno di millantarlo. Non ho parole per descrivere i sentimenti che provo dentro: frustrazione, umiliazione, stizza, impotenza, dolore. Forse il dolore è la sensazione più forte, specie quando, sul versante giornalistico, penso a personaggi come Guareschi, Fallaci, Montanelli, a quei personaggi che si sono spesi per insegnarci cosa sia il coraggio, l’impegno, la forza d’intelletto, la carica critica irriverente e liberata dal dovere di servitù e di vassallaggio, l’intellettualità scevra dagli interessi di bottega. Con questo “dolore” dentro, voglio approfittarne pure per esprimere tutta la mia solidarietà a Milena Gabanelli, che in dato modo è figlia di questi nostri avi più validi, spronandola a continuare così, a sganciarsi da quel pernicioso circolo di nani e ballerine televisionare che sembrerebbe essere diventata l’attuale RAI. Mentre la speranza per il nostro amato paese  – speranza che sembrerebbe avere qualche chances di realizzazione, almeno a leggere gli ultimi sondaggi politici e il clima nella nazione – è che presto molto presto tutta questa indefinibile casta, sia politica che mediatica, venga spazzata via in un sol colpo, venga scacciata dentro le maglie del funesto universo da cui sembrerebbero provenire.

Sul versante “critico” invece, non so bene chi sia il critico italiano D’Orrico, onestamente guardo all’espressione critico-italiano come a una mera creazione ossimorica e passo sempre oltre (specie quando si tratta di letteratura), ma non conoscendolo voglio dargli il beneficio del dubbio. Voglio davvero credere che nel suo armadio o nella sua biblioteca siano stipati volumi degni di lettura (altrimenti lo dica perché gliene mandiamo qualcuno da questa Irlanda che di letteratura tout court, ma anche di pamphlet politici che hanno fatto epoca, ne ha senz’altro prodotto in quantità industriale, proprio come noi non siamo riusciti a fare mai), e che la sua supposta critica del libercolo renziano sia stata soprattutto frutto di un “cauchemar”, di un incubo, magari di una mala interpretazione del suo pensiero generatasi in quel delicato frangente che vive ogni testo valido tra la sua “produzione” e la sua stampa. Voglio davvero credere che si sia trattato di un momento di debolezza da dimenticare. Capita a tutti signor D’Orrico, stia sereno, non è il caso di farne un dramma: e poi si può cambiare, volendo! (E magari bisognerebbe pure dedicarsi alla lettura di altro tipo di letteratura, consiglio quella russa e quella in lingua tedesca e garantisco che dopo qualche pagina… concorderà anche lei con me che la testé descritta avventura nel regno della pseudo-letteratura-italica-possibile sia stata solo un “cauchemar”, seppure brutto, molto brutto!).

Rina Brundu

Corriere della seraorrico

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