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Sulla penosa fine del partito di Gramsci. L’ana mortu sena piedade….

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

Politica (1)

C’è un saggio pubblicato di recente dall’editore Marsilio,  scritto dallo storico Mauro Canali e titolato Il tradimento (2013), che a parte il suo indubbio carattere accademico, è senz’altro un testo valido per chiunque voglia saperne di più sulle vicende personali e politiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita del grande pensatore sardo Antonio Gramsci[1]. Avvalendosi di materiale per lo più inedito, reperito negli archivi russi, Canali riesce a fornire un quadro molto vivo e accurato degli intrighi politici che hanno condannato Gramsci al suo destino, trasformandolo in una sorta di Aldo Moro ante litteram. Curioso, ma credibile, è lo scaltro ritratto di Palmiro Togliatti che emerge da questo lavoro. È sempre grazie a questo dettagliato racconto che scopriamo un ex leader storico del PCI determinato a nascondere la rottura radicale dell’ottobre 1926 con Antonio Gramsci, ma specialmente la sua determinazione a diventare il suo editore di fiducia. L’immagine gramsciana consegnata ai posteri per i successivi 70 anni dalla sua morte, sarà l’immagine voluta da Togliatti, nonché quella che meglio rispondeva alla sua necessità di nascondere e celare il dissidio interno, la diversità di vedute rispetto alla linea da tenere nei confronti del crescente autoritarismo dello stato sovietico. Una guerra tra corvi e gufi, insomma, proprio come viene raccontata nella favoletta politica scritta dallo stesso Gramsci e titolata Corvi e gufi[2]…… (……)….

A ben guardare sarebbe proprio con una definitiva vittoria di Matteo Renzi, il traguardante sindaco di Firenze, nella corsa alla leadership del partito, che verrebbe a mancare, per la prima volta, una linea di continuità con la tradizione. Tuttavia, venuti meno i grandi ideali comunisti e socialisti, venuta meno una visione filosofica sostanziale, come era quella gramsciana, che faccia da underlying-asset a qualsiasi tipologia di sana ambizione politica, se gli italiani in generale si ritrovano costretti a scegliere tra falchetti (da un lato quelli destristi e berlusconici, dall’altro proprio il falchetto di sinistra per antonomasia, Matteo Renzi), i militanti storici del PD non possono fare a meno di sentirsi tutti un po’ corvi e un po’ gufi.

(Tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco“)

Le righe su citate le scrivevo tre anni fa e già allora si capiva che con l’avvento alla direzione del PD di Matteo Renzi, si sarebbe creata una frattura importante con l’eredità gramsciana già incasinata di suo. Tuttavia, tre anni fa non avrei mai pensato che si sarebbe arrivati a questo punto, ovvero all’annientamento totale di quell’eredità politica e allo svuotamento contenutistico, al suo svuotamento significazionale, finanche alla ridicolizzazione di quel pensiero culturalmente e politicamente impegnato.

Per capire bene quanto sia penosa questa fine basta guardare alle “avventure” di questi giorni in casa PD, specie in preparazione delle elezioni regionali siciliane. Con un M5S che nel silenzio tonante della stampa di regime, macina consenso e sta raggiungendo percentuali bulgare, con una destra a suo modo rinata, la sinistra è ancora una volta chiusa between a rock and a crazy place: da un lato Alfano (che come rock, roccia inamovibile dal suo scranno pubblico, fa miglior figura), dall’altro il duce rignanese e le sue mai sopite velleità di tornare a fare il bello e il cattivo tempo nella nazione, e in RAI. Davanti il nulla. Davanti agli elettori che un tempo votavano PD in nome di Gramsci e di Berlinguer c’è il pantano, il buio totale. “Non c’è un cazzo di politico che rappresenti i lavoratori” si lamentava un signore siciliano durante una delle ultime visite renziste nella sua isola: che richieste! E che impudenza! E come si è permesso questo signor nessuno di pensare che Matteo Renzi e la sua scalcinata corte di nani e ballerine avide, potesse trovare anche solo un momento per dedicarsi ai lavoratori!

“L’ana mortu sena piedade sos aguzzinos de su capitale ma non moridi sa sua eredidade [3] leggeva, quando ero bambina, la didascalia di un murale dedicato a Gramsci, e dipinto su un altro muro di Sardegna: ma è davvero possibile che il renzismo se la sia fottuta tutta l’eredità ideale di questo grande pensatore isolano? (3)”.

Le ridicole sceneggiate e alleanze per la Sicilia di questi giorni farebbero pensare che sia proprio così!

Rina Brundu

 

[1]Antonio Gramsci, nome completo Antonio Francesco Sebastiano Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937), è stato un politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano.

Nel 1921 fu tra i fondatori del partito Comunista d’Italia, divenendone suo segretario e leader dal 1924 al 1927, ma nel 1926 venne ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita.

[2] Tra i corvi ed i gufi era scoppiata la guerra per causa d’un boschetto di cui, da tempo, si contendevano la proprietà. In pochi giorni i corvi si trovarono ridotti a mal partito. I gufi che si svegliano dopo il tramonto, assalivano nella notte i corvi dormienti nei loro nidi e ne facevano strage. Invano i corvi cercavano di rintuzzare l’offesa. Svolazzavano da mane a sera tra gli alberi, sostavano sui fianchi scoscesi dei monti, esploravano i crepacci, le rupi … non un palmo di terreno sfuggiva alla loro indagine. Tutto era inutile. I gufi se ne stavano rintanati nei loro nidi nascosti, introvabili, e ridevano, ridevano dei corvi che ogni giorno seppellivano qualcuno dei loro senza mai riuscire a fare una vittima tra le file dell’esercito nemico. Un giorno i corvi tennero consiglio. Che dissero? Impossibile sapere. I corvi conoscono l’arte di conservare i segreti e non svelarono mai a alcuno – né sotto l’imposizione della forza, né fra le reti dell’insidia – quali deliberazioni furono prese in quella storica riunione. Si sa però che sorse una disputa e che l’assemblea terminò drammaticamente. Infatti, un vecchio corvo ne uscì spennacchiato, malconcio, ferito in più parti. Egli abbandonò la tribù e si recò, saltellando – le ali più non lo reggevano – su di una rupe enorme dove, in una notte lontana, aveva sentito lo stridulo grido del gufo. Si posò sulla vetta della roccia gigantesca e attese la notte. Quando i gufi uscirono dai loro rifugi scorsero, con gli occhi fosforescenti, paurosi, il vecchio corvo. Gli furono attorno minacciosi, pronti a colpirlo. «Non vedete dunque ch’io vengo tra di voi in cerca di pietà? – disse il corvo. – Non vedete che i miei m’hanno reso impotente al volo, mi hanno ferito, m’hanno scacciato? Accoglietemi. Soccorretemi. Sarò il vostro consigliere. Quando le mie ali saranno pari alla bisogna vi guiderò, io stesso, nelle case dei corvi». I gufi tennero consiglio. Un vecchio gufo s’alzò e disse: «Non fidatevi. È della razza dei vostri nemici. Vi tradirà». Ma tutti risero a queste parole e vollero che il corvo restasse con loro e gli resero grandi onori e s’inchinarono dinanzi a lui come dinanzi al re. Il vecchio gufo, inascoltato e deriso, varcò il monte e sparve. Trovò una nuova tribù? Una nuova famiglia? Chissà!… Il corvo esplorò tutti i nidi dei gufi, conobbe le loro abitudini, i loro piani di guerra, i loro propositi. Misurò le loro forze, s’impadronì dei loro segreti. Seppe persino che la moglie del primo ministro trescava – civetta! – col capo di stato maggiore… I gufi andavano a gara per rivelargli ogni cosa. Nulla sfuggiva alla sua indagine sagace. I giorni passarono e le ali del corvo ferito crebbero e riebbero forza. Egli chiamò i gufi a raccolta e disse: «Miei generosi amici! Il giorno è venuto. Io vi darò in cambio dell’ospitalità cortese, il trionfo ultimo sui corvi. (Applausi). Io partirò all’alba di domani, scoprirò tutti i nidi dei vostri nemici e prima che la notte ritorni sarò tra di voi per guidarvi, per portarvi alla vittoria». (Lunga clamorosa ovazione). Il corvo partì. Tornò alla sua tribù che accorse festante ai suoi gridi gracchiando con gioia infinita. Egli fece schierare i maschi in ordine di battaglia, si pose alla loro testa e spiccò il volo… Sul rifugio dei gufi, prima che la notte scendesse, a cento, a mille, feroci, piombarono i corvi. I gufi dormivano e i corvi ne fecero strage. Non uno salvò la sua vita.       Corvi e gufi di Antonio Gramsci, Favole in libertà.

[3] L’hanno ucciso senza pietà gli aguzzini capitalisti ma non muore la sua eredità (Tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco”).

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5 Comments on Sulla penosa fine del partito di Gramsci. L’ana mortu sena piedade….

  1. Tanti manco sanno chi fu… da qua capisci l’alta ignoranza italica!

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    • L’importante è che lo sappiamo noi e non dobbiamo lasciare che gli sgherri di partito sputino sulla sua memoria senza fare almeno una qualche civile opposizione.
      Ciao, grazie

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      • Vengo da famiglie di partigiani e rivoluzionari… ti capisco.
        La vera Sinistra (quella egemone e piena di meriti) oggi non c’è, altrimenti il suo nome come quello di tanti altri sarebbe vivo e attuale. Prima o poi arriva comunque il punto di rottura 😀
        Bisogna avere pazienza!

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  2. Be’ una cosa è sicura… per rompere hanno rotto.

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