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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (8) – Il caso Rai vs Gabanelli

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

media e regime (5)Il Fatto Quotidiano pubblica molti occhielli che stimolano la riflessione e la discussione, e questo è un grande merito. In un’età in cui gli alti pulpiti sono tanti, io continuo col mio metodo, che è quello di leggere solo gli scritti di chi, nel tempo, ha dimostrato di essere intellettualmente e professionalmente credibile, che non vuol dire gli scritti di autori di cui condividi sempre le posizioni, politiche, socio-pedagogiche, con cui sei sempre d’accordo.

Del giornalista Antonio Padellaro mi piace il suo porsi pacato ma fermo, il suo difendere le idee con coraggio, fermo restando che qualcosa da obiettargli, volendo, la si trova comunque:). Il suo ultimo pezzo titolato  “La folle RAI che spreca il talento della Gabanelli” è condivisibile sotto prospettive multiple. È condivisibile quando parla di “follia” in RAI, quando parla dell’indubbio talento di Milena Gabanelli, ed è condivisibile il suo finale quasi mediaticamente epico “Orfeo dimostra che la sua nomina al vertice di Viale Mazzini è strameritata. Infatti se Allegri non facesse giocare Dybala verrebbe cacciato su due piedi. Ma se Orfeo costringerà la Gabanelli a fare le valigie vedrete che lo faranno ministro.”. Come non essere d’accordo, specie quando si usano come metro per giudicare le passate imprese del renzismo?

Di mio farei solo tre critiche (obiezioni?) mediatiche a questo occhiello. La prima è all’impressione di difesa dei privilegi di “visibilità” della casta giornalistica che trasmette, specie quando in un inciso il bravo Padellaro dice: “…ad Aldo Fontanarosa di Repubblica, che gli ricorda (nda dovrebbe essere a Campo dall’Orto ma non è chiaro) la lunga panchina della Gabanelli, risponde che la collega “è in campo” per “rilanciare il portale web dove ora è collocato ovvero su Rai-news.it”. Come dire: non gioca all’Olimpico ma si allena tanto. Con l’obiettivo, sentite questa, “di contrastare il virus delle fake news”. Non sappiamo come la prenderà la Gabanelli davanti all’invitante prospettiva di dover guerreggiare con truffatori e squilibrati”.

L’impressione che si ha insomma è che la casta giornalistica 1) consideri le “fake news” fuori dalla sua sfera di produzione, quando si potrebbe facilmente dimostrare che è piuttosto il contrario, e che le “fake news” per ovvie ragioni, anche logiche, sono prodotte soprattutto dai media tradizionali, una questione di cui Padellaro dovrebbe essere bene al corrente, dato che fa parte di un giornale che ha fatto campagne in questo senso, anche contro le testate concorrenti; 2) Che dati giornalisti di nome non debbano occuparsi di mondo digitale. Ecco, se non fosse che il giornalismo italiano ha tirato le cuoia tempo fa, queste sono proprio la tipologia di esternazioni che lo ucciderebbero poco alla volta (per inciso, io sto commentando questo pezzo perché l’ho letto in Rete non certo perché vado a comprami un pezzo di carta imbrattato d’inchiostro come si faceva venti anni fa!); mentre per quanto mi riguarda in genere i “truffatori” non vivono online ma purtroppo sono opzione molto vera e datata di un mondo molto reale.

La seconda obiezione che si potrebbe muovere è che Padellaro – tutto teso a difendere le ragioni di casta di cui alla prima obiezione – non coglie la palla al balzo per parlare del problema del “merito” in Italia, che riguarda la RAI così come tutti gli altri enti pubblici e in qualche caso anche le imprese private, specie quelle che non necessitano di menti brillanti per farle vivere, ma che vivono di manovalanza. E dunque riguarda la Gabanelli così come tantissimi altri italiani capaci ma che hanno meno visibilità di lei, ed è una situazione così grave che sta determinando la nostra caduta a picco generale, su versanti multipli. In Italia non si fa più impresa, impresa davvero valida, perché è impossibile farla, perché a sopravvivere sono solo i boiardi a qualsiasi titolo e  i servi della gleba di un potere incancrenito e immondo.

Dulcis in fundo il pezzo di Padellaro è mancante di una forte critica politica allo status quo e dimentica di individuare il motivo dello stesso: ovvero, la mancanza di regole in qualche caso, e la non applicazione delle stesse in tutti gli altri casi, abitando noi il paese del “fatta la legge trovato l’inganno”. Questo ultimo elemento è direttamente collegato alla faccenda di quella critica politica mancante, perché forse l’autore avrebbe dovuto trovare il coraggio di dire che lo status quo è pure conseguenza delle male pratiche politiche che abbiamo tollerato fino a oggi. A questo proposito è molto interessante anche  quest’altra interessantissima notizia che si legge tra le pagine de Il Fatto Quotidiano in queste stesse ore: “Il PD si fa finanziare dai manager che nomina. E la tassa è obbligatoria“. Se questo fosse vero, come io credo che lo sia, che futuro migliore si potrà mai immaginare per il nostro Paese?

D’accordo, un giornalista non dovrebbe fare politica, ma se Padellaro avesse chiuso il suo pezzo dicendo che fino a quando non si cambierà registro, anche politico, nulla potrà cambiare e nulla cambierà mai, non sarebbe stato male. Io però che non ho le “responsabilità” mediatiche di Padellaro, e scrivo in quella Rete verso cui la Gambanelli non dovrebbe abbassarsi, dico invece che se noi italiani non troveremo all’inizio del prossimo anno il coraggio di affidare a quei ragazzi del MoVimento il governo del Paese, e di mandare in malora queste pratiche clientelari per sempre, insieme a tutti i loro sacerdoti incensanti, a breve non sarà rimasto alcun Paese da salvaguardare, nessuna etica, nessuna speranza, niente niente, solo lo sconforto e la vergogna identitaria.

Modeste obiezioni fatte con tutto il rispetto per Padellaro (1), s’intende.

Rina Brundu

(1) Che qualcuno si affretti a tradurre la sua pagina wikipedica anche in inglese che altrimenti non serve a niente: chissà perché queste ovvietà non vengono mai in mente ai venerati maestri del giornalismo d’antan?! O almeno, almeno ai loro nipotini più digitalmente accorti. Sic!

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