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L’Italia del sì: onorevole, la vuole una tangente? – Sììììì!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

guida (7)

Questo pezzo si commenta da sé, quindi vi risparmio l’esegesi rozza anche perché quelle dotte le ho esaurite tutte stamattina commentando la filosofia para-laica di Benedetto Croce. Che tempi! Sic!

7 Maggio 2016

L’Italia del sì: onorevole, la vuole una tangente? – Sììììì!

È quando torna finalmente il silenzio che si è certi che la cacca ci ha ormai coperto fino al collo. Ed è in quel silenzio colpevole che Matteo Renzi – dopo giorni spesi a lanciare attacchi contro la magistratura – ne profitta per imperversare sulle reti RAI e nei giornali italiani senza vergogna alcuna, specie senza vergogna dei direttori che guidano quelle testate.

“L’Italia del sì: onorevole, la vuole una tangente?” –“Sììììì!” –

Purtroppo per il nostro infaticabile Premier questo é solo uno dei molti commenti al vetriolo che hanno riempito la Rete dopo l’ennesimo scandalo PD in quel di Lodi.

“Renzi, Boschi e Verdini… lo zar, la zarina, il lazzarone…” rispondeva da par suo dagli studi di DiMartedì lo straordinario Maurizio Crozza. Poi la settimana scorsa in quella stessa trasmissione condotta da Giovanni Floris, è arrivato un Pier Luigi Bersani che ha detto chiaro di avere un programma in tre punti a cui intenderebbe restare fedele: “1) A me sulla strada di un plebiscito a due passi dal delirio non mi ci portano. 2) Renzi non ha smentito le notizie sul nuovo coinvolgimento dell’Ala di Verdini nella maggioranza di governo. 3) Non sono di’accordo quando sento dire che i comitati selezioneranno la nuova classe dirigente”.

Sorride bonario Bersani, alla maniera di chi parla tanto per fare ma non ci crede neppure lui a cosa sta dicendo: “Queste tre cose non c’entrano nulla con la modifica della Costituzione” sentenzia. “Se le rimuovono bene… sarò contento di votare SI, sennò io sono un uomo libero. Eh sì, perché se mi cambiano il bambino nella culla…”.

Bersani è imbattibile con le metafore casarecce, e in questo periodo della sua vita politica (e della nostra) lo aiutano: grazie a simili perle di saggezza popolare viene quasi impossibile prendersela con lui. Viene insomma difficile additarlo per quello che è veramente: uno dei maggiori responsabili politici della situazione deleteria che si è venuta a creare, dell’incapacità del partito che fu di Berlinguer di scuotersi il malaffare di dosso e di ricominciare a respirare… pulito.

Ma la questione morale non la si può neppure nominare nel PD renzista, e questo Bersani lo sa bene. Quindi si limita a sparare metafore caricate a salve e a ogni occasione propizia alza un poco il tiro: “Che significa che bisogna fare questa grande alleanza perché sennò arrivano i barbari populisti? Non le abbiamo già viste queste cose? Quando per fermare i barbari arrivarono a mettersi d’accordo perfino con la mafia…”.

Verissimo! Così come è vero che il fu segretario del PD di tanto in tanto ha ancora una qualche illuminazione dello spirito che sa fare la differenza – non a caso una constatazione così pregnante come quella appena riportata non appare da quasi due anni sugli editoriali agiografici dei giornali italiani più quotati.

Ma la carriera del politico Bersani non sembrerebbe avere comunque un brillante futuro davanti, lo si comprende soprattutto quando fa seguire le esternazioni appena citate da incisi omaggianti il renzismo. Fortuna che – come ha sottolineato lui stesso – fra poco gli arriva la “busta arancione”[1], vuoi mettere? Eh già, vuoi mettere??!!

[1] Con la locuzione busta arancione, presa a prestito dalle modalità di comunicazione adottate dal sistema pensionistico svedese, si intende, nel sistema pensionistico pubblico italiano, la comunicazione che fu inviata in base all’art. 1 comma 6 della Legge n. 335 del 8 agosto 1995.

Tratto da, sì, sempre da lì:

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