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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Sui generis. Dove sono tutti? Dieci valide ragioni che dimostrano come il Paradosso di Fermi sia sovrastimato (e anche l’Equazione di Drake)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

USS_Enterprise_NCC-1701Nota bene: Se non sai cosa sono il Paradosso di Fermi e l’Equazione di Drake è inutile leggere o commentare in calce. Se sei curioso trovi di seguito la pagina wikipedica italiana su questi argomenti. Se sei furbo e non ami farti indottrinare, e a suo tempo hai studiato la lingua di Shakespeare, ancora più in fondo c’è il link alle pagine wikipediche in inglese assolutamente più organizzate, strutturate e affidabili (lì lo Spirito Santo per fortuna non si avventura).

PARADOSSO DI FERMI (SINOSSI)

«Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutti quanti?»

oppure:

«Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, tipo trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?»

Dieci validi elementi confutativi e sui-generis  (di Rina Brundu)

  1. Magari sono già intorno a noi e se la ridono. Il “cloaking” non è solo un gizmo sci-fi trendy, ma come ci insegnano tanti animali dediti alla mimetizzazione è un espediente molto clever da cui dipende la loro sopravvivenza. La stessa tecnologia stealth (low observable technology) ci insegna che una civiltà tanto avanzata da essere capace di percorrere milioni di anni luce per venirci a trovare potrebbe avere fatto progressi straordinari in questo campo. E poi se tu fossi costretto ad incontrare i capi del nuovo pianeta nelle persone di Trump e del renzista Gentiloni, ti toglieresti volentieri la maschera che ti rende invisibile? Meditare, please!
  2. Magari sono ferventi sostenitori della Prima Direttiva di Star Trek. Come sa bene ogni fan dell’immensa saga interstellare partorita dal genio visionario e mirabile di Gene Roddenberry, in “Star Trek” la Prima Direttiva è quella “fondamentale norma della Federazione dei Pianeti Uniti che vieta fermamente di interferire nello sviluppo naturale di una civiltà o negli affari interni di un governo di un altro pianeta finché essa non abbia sviluppato la tecnologia dei viaggi interstellari”. E qui sta forse il vero Parodosso di cui si sarebbe dovuto occupare Fermi: meglio chiedere aiuto per evolverci agli alieni extragalattici o continuare con quelli nostrani, vedi i Trump e i renzisti di cui sopra?
  3. Magari gli alieni hanno visitato la Terra nel passato e adesso le loro imprese sono davvero gli unici argomenti che possano giustificare le sciocchezze bibliche. Onestamente, quando si tratta di spiegare in maniera valida e logica l’origine di tanti miti terrestri, a qualsiasi latitudine, io sfido qualsiasi mente cogitante a preferire le puttanate bibliche dei roveti parlanti e compagnia cantante, alla possibilità che in un’epoca antica sulla Terra siano atterrati degli astronauti alieni esattamente come noi siamo atterrati sulla Luna mezzo secolo fa. Per saperne di più sulla Teoria degli Antichi Astronauti cliccare qui, mentre ricordo che la stessa teoria spiegherebbe pure l’evoluzione dei Trump e dei renzisti. Pare infatti che quando questi alieni crearono l’Homo Sapiens attraverso diversi esperimenti col DNA, i primi risultati non fossero dei migliori e portarono nel mondo creature pericolosissime… inguardabili.
  4. Magari gli alieni ci hanno contattato ma non siamo stati in grado di leggere quel segnale, per la serie “perle ai porci”. Qui mi pare non ci sia nulla da spiegare: come vuoi che dei renzisti possano interpretare un messaggio intergalattico alieno, quando sono quattro anni ormai che vanno a Bruxelles e ancora non hanno recepito il messaggio a smetterla con la corruzione amministrativa?
  5. Magari noi abitiamo una zona galattica periferica. Anche qui il punto si spiega da sé: magari gli alieni hanno visto Trump e Gentiloni e hanno creato tutto intorno a noi un cordone protettivo (del resto dell’universo)… una sorta di Guantanamo galattico per intenderci.
  6. Magari le altre civiltà più prossime sono meno sviluppate tecnologicamente. Questo è un punto più serio. Mentre penso che sia totalmente sballata l’Equazione di Drake (dato che tante delle sue variabili non sono basate su valori effettivamente misurati e non tengono conto di un altro elemento importantissimo: gli avvistamenti di segnali relativi a esopianeti riportati negli ultimi tempi dalla NASA che in un piccolissimo segmento spaziale sono ormai più di 35000. Cosa accadrà dopo il lancio del James Webb?), e dunque che sia logico ritenere che la vita intelligente sia molto più comune nell’universo di quanto si pensasse prima, è molto probabile che la maggior parte delle civiltà abbiano raggiunto un livello tecnologico meno avanzato del nostro. Ricordiamoci infatti che per arrivare dove siamo arrivati i Trump e i renzisti di questo mondo, di tutte le epoche, specie quelli più ligi alle puttanate religiose, hanno dovuto far fuori molte menti brillanti, ma fortunamente non tutte…
  7. Magari non sono loro a dover arrivare ma siamo noi a dover andare. Su questo punto sono sicuramente d’accordo con Hawking quando dice che è nostro dovere colonizzare altri pianeti, anche sperduti… tanto più che questo risolverebbe due problemi in uno: sapremo dove andare a scaricare il Trump e i renzisti!
  8. Magari non sono social. Già, magari gli alieni sono persone serie, immuni alla nefasta sindrome feisbukica e soprattutto si farebbero segare tutte le otto mani prima di cliccare il tasto che darebbe la loro amicizia ai Trump e ai renzisti.
  9. Magari si stanno già preparando all’invasione. Il Fermi non troppo brillante che ne è venuto fuori con la sua famosa espressione “Where is everybody?”, forse non ha tenuto conto del fatto che i tempi cosmici sono più lunghi di quelli terrestri; non ha tenuto conto del fatto che il secolo circa che abbiamo dedicato all’ultima fronteria (lo spazio) e alla sua esplorazione è un nulla se paragonato alle distanze di tempo e di spazio che fanno l’universo. Questo potrebbe pure implicare che dal momento stesso in cui le potenti antenne degli alieni hanno captato il primo segnale della RAI genuflessa al renzismo… anche il loro potentissimo esercito di controllo galattico abbia iniziato a prepararsi per l’invasione del pianeta e alla maniera dei battaglioni fascisti più scalcagnati arriverà solo quando il danno è stato già fatto.
  10. Magari Fermi avrebbe dovuto porsi una domanda più pregnante: e se stessero arrivando? Diversamente da Stephen Hawking che ha più volte ribadito di temere un simile incontro, che sarebbe pernicioso per noi, io dico ottimo: finalmente risolti i problemi… uhm… politici di cui sopra… già detto!

PS Su piano molto più pragmatico aggiungo che in realtà è proprio tutto l’ambaradan che non è degno del grande scienziato che sicuramente era Fermi. Di fatto nel momento in cui lui venne fuori con la sua famosa domanda nessuno, nè Fermi nè altri avrebbe potuto porre un quesito come questo: “«Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutti quanti?»”. In primis a quel tempo non c’erano le conoscenze per affermare che la vita fosse diffusa nell’universo… in secondis men che meno si poteva affermare che ci fossero civiltà evolute. Molto più “apropos”, e molto più pregnante su questi argomenti è quanto Carl Sagan fa dire a uno dei suoi “characters” in “Contact”(1985): “Se ci fossimo solo noi nell’Universo, sarebbe un grande spreco di spazio, non credi?”. Come dargli torto?

 

Il paradosso di Fermi sorge nel contesto di una valutazione della probabilità di entrare in contatto con forme di vita intelligente extraterrestre.[1]

E’ attribuito al fisico Enrico Fermi.

Si riassume solitamente nel ragionamento (e conseguente domanda): dato l’enorme numero di stelle nell’universo osservabile, è naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata in un grande numero di pianeti e che moltissime civiltà extraterrestri evolute si siano prodotte durante la vita dell’universo. La domanda è:

«Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutti quanti?»
oppure:

«Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, tipo trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?»
Estremizzando la questione il problema verte sul chiedersi se gli esseri umani siano la sola civiltà tecnologicamente avanzata dell’Universo. Questo problema serve di solito come monito alle stime più ottimistiche dell’equazione di Drake, che proporrebbero un universo ricco di pianeti con civiltà avanzate in grado di stabilire comunicazioni radio, inviare sonde o colonizzare altri mondi.

Il “paradosso” è il contrasto tra l’affermazione, da molti condivisa e sostenuta da stime alla di Drake, che non siamo soli nell’Universo benché i dati osservativi contrastino con questa “certezza”. Ne deriva che o l’intuizione e le stime come quelle di Drake sono profondamente errate (suggerendo che sia probabile ciò che è estremamente improbabile o addirittura impossibile), oppure la nostra osservazione o comprensione dei dati è incompleta.

Origine del termine
Mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos nel 1950, alla mensa del laboratorio Enrico Fermi prese parte a una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller. La conversazione verteva su un recente avvistamento di UFO riportato dalla stampa, preso in giro da una vignetta satirica.[2]. La conversazione si protrasse su vari argomenti correlati, finché improvvisamente Fermi esclamò: «Dove sono tutti quanti?» («Where is everybody?»).[1]

Possibili soluzioni

Frank Drake nel 2008
I parametri che figurano nell’equazione di Drake sono tutt’altro che definiti e non permettono di risolvere oggettivamente il paradosso. Di seguito sono elencate diverse possibili soluzioni del paradosso di Fermi[3].

Siamo soli
La soluzione più semplice è che la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nell’Universo e si evolva fino a produrre una civiltà evoluta sia estremamente bassa.

Molti sono gli elementi contemporaneamente necessari perché la vita come la intendiamo noi, basata sul carbonio, possa evolversi su un pianeta. Fattori astronomici, come la posizione all’interno della galassia, l’orbita percorsa dal pianeta intorno alla sua stella centrale e la tipologia di quest’ultima, la sua ellitticità e l’inclinazione dell’orbita, nonché la presenza di satelliti naturali dalle caratteristiche della Luna, sono tutti fattori determinanti alla predisposizione alla vita. La nascita della vita nella forma conosciuta, lo sviluppo di forme di vita intelligente e quindi di civiltà richiede che si verifichino molte altre coincidenze. Gli studi sul nostro Sistema solare sembrano confermare l’eccezionalità della vita sulla Terra[4] (ipotesi della rarità della Terra).

Questa tesi può essere contestata sostenendo che la vita non debba necessariamente essere come la si osserva sulla Terra, ma possa evolversi in condizioni differenti, e che non debba necessariamente basarsi sul carbonio. Molta dell’incertezza deriva dal fatto che i meccanismi che portano alla nascita della vita sono ignoti e quindi è molto difficile, se non impossibile, stimarne la probabilità. Tuttavia l’occorrenza della vita è ritenuta un evento poco probabile anche da parte di alcuni sostenitori dell’esistenza di civiltà aliene. Per scavalcare questo problema costoro hanno formulato l’ipotesi della panspermia, la quale sostiene che la vita possa diffondersi facilmente attraverso l’Universo o addirittura, nella forma sostenuta da Francis Crick, che possa essere deliberatamente diffusa da civiltà tecnologicamente evolute. In realtà questa ipotesi non risolve il problema ma semplicemente lo sposta dalla Terra su qualche altro mondo dell’universo, per il quale però si può fare la stessa obiezione di estrema improbabilità

Le civiltà evolute hanno breve durata
Un parametro dell’equazione di Drake è la durata media delle civiltà tecnologicamente evolute. Drake stimò una durata di 10.000 anni (da quando ha iniziato a poter comunicare con onde radio).

Le cause della scomparsa di una civiltà possono essere sia naturali che culturali[5]. Se una civiltà tende naturalmente ad annientarsi, è solo questione di tempo perché inventi i mezzi necessari. L’unico dato osservativo disponibile è che la nostra civiltà dispone da decenni dei mezzi necessari, ma per ora è sopravvissuta. Anche in questo caso è difficile dire quanto la competizione gerarchica, l’aggressività e l’autoritarismo, elementi del militarismo, siano prerogative della razza umana o siano costanti universali intrinsecamente legate all’evoluzione o all’organizzazione politica degli individui intelligenti. Si consideri che non è necessaria una distruzione totale della specie, ma è sufficiente una involuzione a livelli primitivi dei sopravvissuti per sottrarre la civiltà alla lista di quelle in grado di comunicare.

Anche eventi catastrofici di tipo naturale possono considerarsi come gravi pericoli per un pianeta vivo: l’impatto di una cometa o di un asteroide, l’eruzione di un supervulcano o l’alterazione delle condizioni climatiche sono tutte minacce alla vita sulla Terra. È noto che la Terra è stata più volte bersaglio di eventi catastrofici, che hanno causato diverse estinzioni di massa (la più nota nell’opinione pubblica è quella dei dinosauri). Eventi di questo tipo sarebbero prevedibili da una civiltà anche più arretrata della nostra, ma difficilmente rimediabili o prevenibili.

Il problema con questa tesi è che non esiste un campione statisticamente valido con cui poter stimare il parametro di durata media di una civiltà tecnologicamente evoluta; anzi il campione è allo stato attuale composto da un solo caso: la civiltà terrestre. Né siamo in grado di affermare che ne esistano o ne siano esistite altre. Infatti estrapolare tale valore dalle informazioni relative alla nostra esistenza, oltre a non essere statisticamente sensato, vizia il risultato con un effetto di selezione.

Esistono, ma sono troppo lontane nello spazio e nel tempo
L’Universo è estremamente vasto. Prendendo come riferimento la velocità della luce, essa impiega oltre 2 milioni di anni solo per arrivare alla galassia più vicina. È dunque possibile che esistano diverse civiltà evolute e desiderose di comunicare, ma isolate dalle enormi distanze intergalattiche. Questa soluzione però implica che probabilmente siamo soli nella nostra galassia, in contrasto con le stime meno pessimistiche dell’equazione di Drake, che ipotizza l’esistenza di 600 civiltà evolute[6]. Una forma corretta di questa tesi afferma che le civiltà aliene sono attualmente troppo lontane, ovvero che esistono civiltà relativamente vicine, ma che non hanno ancora intrapreso o hanno intrapreso da poco esplorazioni o comunicazioni spaziali[7].

Ma anche questa ipotesi non è soddisfacente: infatti se il principio di mediocrità deve essere applicato per postulare l’esistenza di altre razze aliene, deve essere applicato anche per scartare posizioni temporali speciali nella storia della galassia, come sarebbe quella dell’inizio della colonizzazione galattica[8]. Infine va considerato che due ipotetiche civiltà vicine nello spazio, ma separate da un lasso temporale anche breve nell’evoluzione tecnologica, sarebbero totalmente ignare l’una dell’altra.

Inoltre, un’obiezione fondamentale verso questa ipotesi è che questa limitazione può riguardare soltanto i viaggi interstellari, non le comunicazioni via onde elettromagnetiche che viaggiano alla velocità della luce. È proprio la motivazione dietro agli esperimenti del SETI che ormai da decenni cerca di captare nelle onde radio in arrivo segni di una comunicazione diretta (cioè inviata volontariamente) o indiretta (cioè fasci di onde radio usate per comunicazioni locali). Allo stato attuale l’assenza completa di queste trasmissioni è un fatto che non può essere imputato all’enorme distanza.

Secondo il fisico Roger Penrose, proponente della cosmologia ciclica conforme secondo cui l’universo ha un’età infinita, alcuni segnali nella radiazione cosmica di fondo potrebbero anche indicare fonti di energia provenienti da civiltà aliene precedenti al Big Bang dell’attuale periodo dell’universo, civiltà che sarebbero quindi molto lontane da noi nel tempo.[9]

Esistono, ma non comunicano o non vogliono comunicare
Ancora più complesso è ipotizzare quale sia la probabilità che una prima forma di vita biologica possa evolversi fino a creare una specie autocosciente e desiderosa di comunicare. È possibile che nell’Universo esistano molti corpi celesti ospitanti una forma di vita, ma su pochissimi questa si sia evoluta in una civiltà tecnologica. Inoltre anche se una civiltà sviluppa i mezzi adatti, non è detto che abbia l’idea o il desiderio di cercare di comunicare con altri mondi, magari o perché non ci considerano degni (potrebbero considerare la nostra una civiltà troppo arretrata) o hanno paura di noi o comunque perché forse pensano che un contatto diretto possa nuocere a noi o a loro, o semplicemente non hanno mai sviluppato l’idea dell’esistenza di altre civiltà con cui comunicare.

Tuttavia concepire una razza aliena come un’unica entità non è soddisfacente: se pure la civiltà o razza aliena nel suo complesso fosse disinteressata, timorosa o non desiderosa di comunicare con altre civiltà, ciò non preclude che al suo interno possano esistere individui o gruppi di individui desiderosi o interessati a comunicare.

Non siamo in grado di ricevere le loro comunicazioni
Tutti i nostri attuali tentativi di inviare o ricevere comunicazioni con altri mondi si sono basati sull’utilizzo di onde elettromagnetiche. Così come prima dell’epoca di Guglielmo Marconi non avremmo neppure immaginato di usare questo mezzo, così potremmo non essere neppure in grado di immaginare le tecniche usate da civiltà radicalmente diverse dalla nostra. Alcune tecnologie teorizzate potrebbero essere basate sui neutrini, le onde gravitazionali o la correlazione quantistica. Vi è da aggiungere che tali tecnologie di comunicazioni teorizzate sono assai opinabili sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, in particolare utilizzare la correlazione quantistica per trasmettere informazioni contrasta con un ben assodato teorema della meccanica quantistica. La trasmissione mediante onde gravitazionali o neutrini non pone obiezioni di carattere teorico, ma richiederebbe delle civiltà con a disposizione una quantità di energia paragonabile a quella contenuta in larga parte dell’Universo. Attualmente vi sono in funzione in alcuni laboratori rivelatori di neutrini e di onde gravitazionali in grado di misurare tali ipotetici segnali se particolarmente intensi. Si può comunque ipotizzare che una civiltà attraversi diverse fasi di evoluzione tecnologica, passando anche per le relativamente facili onde elettromagnetiche. È ragionevole ritenere che scienziati di questa civiltà siano in grado comunque di ricevere e decodificare segnali radio, anche se per loro ormai obsoleti.

Rimanendo nel campo delle onde radio dobbiamo tenere in considerazione il problema della velocità della luce. Le microonde da noi emesse da quando si è sviluppata la televisione, si stanno ancora allontanando da noi alla velocità della luce in tutte le direzioni. Il raggio in anni luce della sfera entro la quale queste informazioni sono ricevibili coincide numericamente con il periodo in anni dal quale le trasmissioni sono iniziate. Nel caso della Terra questo valore è quindi di circa 50 anni luce. La tendenza ad ottimizzare le trasmissioni per ragioni economiche, come nel caso della televisione digitale o dei telefoni cellulari, focalizzandole in fasci di microonde e sopprimendo la portante, fa sì che i segnali trasmessi siano meno distinguibili dallo spazio.

I critici di questa soluzione fanno notare che se una civiltà aliena volesse comunicare, utilizzerebbe dei segnali facilmente riconoscibili come tali, come ad esempio una modulazione con portante. Se tale civiltà intendesse usare segnali di difficile ricezione per evitare di comunicare con altre civiltà più arretrate o diverse, si ricadrebbe nel caso precedente. Inoltre alcuni dei mezzi di comunicazione proposti, alternativi alle onde elettromagnetiche, o sono speculazioni teoriche[10] o sono già rilevabili con la tecnologia terrestre[11].

Il SETI
Dagli anni 1960 è in corso un progetto che cerca sistematicamente di individuare possibili trasmissioni intelligenti provenienti dal cosmo: il progetto SETI. I segnali radio vengono ricevuti dal radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico, e analizzati da una rete di migliaia di personal computer, il SETI@home, di partecipanti volontari. Fino ad ora (2016) nessun segnale è stato rilevato da questo progetto e da tutti i precedenti tentativi (con la possibile eccezione del Segnale Wow!, captato il 15 agosto 1977 da Jerry R. Ehman con il radiotelescopio Big Ear).

Recentemente è però stato fatto notare che modulazioni più evolute, come quelle digitali, sono sempre più difficili da riconoscere come portatrici di informazione e quasi indistinguibili dal rumore di fondo. In sostanza i segnali potrebbero essere arrivati ma non essere stati riconosciuti.

Tratto dalla pagina wikipedica italiana. La pagina inglese è qui

https://en.wikipedia.org/wiki/Fermi_paradox

E qui il link alla pagina wikipedica sull’equazione di Drake

https://it.wikipedia.org/wiki/Equazione_di_Drake

 

 

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