Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Facce da imene ricostruito. Ieri tutti renzisti, oggi tutti antirenzisti: la Storia insegna ma non ha scolari. Adesso che anche i “fedelissimi” si scagliano contro Matteo Renzi….

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

Image6

Inguardabile, come sempre…

Intendiamoci: negli ultimi tre anni ho combattuto una battaglia quasi personale contro Matteo Renzi, il renzismo, il familismo, il quasi fascismo che ha portato nella nostra nazione. E questa guerra la rivendico con orgoglio. Di fatto su questo piccolo sito si è puntato il dito fin da subito contro gli ovvi shortcomings della nefasta politica che ha incensato il rignanese: contro la sua incapacità a farsi leader amato, contro il suo innato dispotismo e autoritarismo, contro la “naiveté” della sua politica da yuppie incurabile, contro l’attitudine ad amare il servilismo dei media (che peraltro non gli è stato certamente negato anche in ambienti insospettabili prima). E tutto questo lo si è fatto quando Renzi era l’uomo forte, quando non c’era foglia che muovesse se lui non lo voleva, quando per trovare una sola parola di critica al suo operato su giornali come “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “La Stampa”, “Il Messaggero”, “L’Unità”, o sui telegiornali RAI e Mediaset…. bisognava attendere come le macchiette di Beckett attendevano Godot: inutilmente.

WaitingForGodotTrascorsi tre anni tremendi per il Paese, tre anni in cui tutto si è fatto tranne che occuparsi delle sostanziali problematiche civili e sociali che lo attanagliano in una morsa ciclopica, tre anni che hanno visto la rottamazione definitiva di un grande Partito italiano, il PD, che pur con tutti i suoi limiti poteva vantare una sua degna Storia, che hanno visto i migliori ideali della sinistra calpestati e infangati, che hanno visto calpestata e infangata la stessa dignità delle nostre Istituzioni, senza che una sola voce autorevole si levasse a dire: BASTA!, ecco che, davanti ad una intera nazione che si prepara a cambiare pagina (speriamo, per sempre), MATTEO RENZI RESTA SOLO… tradito finanche dai suoi fedelissimi. Insomma, il “boss” si mostra al mondo finalmente nudo in tutta la sua finita pochezza!

Troppo facile però! Troppo facile perché il renzismo non è solo una colpa politica di Matteo Renzi, ma pesa soprattutto sulla coscienza dei tanti boiardi di partito che lo hanno sostenuto, dei tanti esponenti delle istituzioni che lo hanno lasciato essere, delle centinaia e centinaia di operatori dei media (con alcuni “venerati maestri” tra loro, non ultimi Eugenio Scalfari, Luciano Fontana, Mario Calabresi, Staino, Michele Serra, Zucconi, Mieli e compagnia cantante, e senza dimenticare l’inqualificabile armata Brancaleone RAI dalla cima fino all’ultimo stuoino), che lo hanno celebrato, osannato, difeso, che hanno censurato le sue macchinazioni, le sue azioni più infami (vedi il caso Consip e le perquisizioni a Sciarelli, Lillo, nonché l’interrogatorio del magistrato Woodcock, etc), che sono arrivati fino a tentar di cancellare dai libri di Storia anche il lessico di regime, come il termine Ducetto usato da una intera popolazione per definire un leader nefasto come nessuno nella nostra Storia recente.

Il renzismo è dunque una colpa di tutti questi individui, prima ancora dell’essere una colpa di Matteo Renzi, esattamente come il nazismo è stato una colpa dei tedeschi (con tutto il rispetto per le “sottili” e un po’ “naïf” distinzioni di Hannah Arendt!), prima ancora di Adolf Hitler. Ne deriva che dovranno essere costoro a dover pagare per primi: tutti quanti. Qualunque italiano votasse ancora questi figuri, comprasse i loro giornali e i loro libri, li considerassi in un qualsiasi modo degni di una qualsiasi credibilità, sarebbe alla stregua di un ideale assassino colto con le mani sul fatto, con le mani imbrattate di sangue prima dello scaltro tentativo di ripulirle allo scopo di ritrovarsi vergine e mondato di ogni peccato.

Paradossalmente Matteo Renzi è forse l’unico che – qualora decidesse finalmente di ritirarsi a vita privata, di ritirarsi dalla politica vita natural durante, di trovarsi un onesto lavoro e di badare solo alla sua famiglia che in questo momento potrebbe avere bisogno di lui più di quanto ne abbia bisogno il Paese –, potrebbe essere infine perdonato per il disastro che ha combinato. Questo lo si dice da persone non abituate a schiacciare la testa del nemico vinto (una impossibilità oggettiva in ambienti renzisti), da persone distanti anni luce dalla mentalità dei voltagabbana. Il problema è però dato dal fatto che a volte dati individui non sanno cambiare, non vogliono cambiare, non potranno cambiare mai. E dunque è facile ipotizzare che costoro… che Matteo Renzi continuerà a barcamenarsi e ad illudersi all’infinito, circondato dalle facce da imene ricostruito che ha sempre preferito e dalla faccia da culo notata sugli specchi… in secula seculorum, appunto.

Ma se a Renzi è senz’altro riuscito il tentativo di rottamare il Partito che era l’ideale figlio del PCI gramsciano, compito ben più improbo sarà il tentare di mandare a puttane la straordinaria eredità intellettuale di questo grande pensatore sardo. “L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari” (1) scriveva Antonio Gramsci nel 1921, e non basterebbero un miliardo di renzisti (o di antirenzisti dell’ultima ora), per creare un’altra cogitazione altrettanto pregnante e significante. In tutti i sensi.

  1. da “Italia e Spagna”, L’Ordine Nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70.

Rina Brundu

 

PS Ed eccolo di seguito un esempio della grande “potenza” dell’intellettualismo renzista… anche se purgato, a dire il vero… Sic!

Advertisements

info@ipaziabooks.com

Leave a Reply.... Lascia un commento...

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: