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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Dal linguaggio di Rosebud al papa Francesco di “Corrosione”: La corruzione come “bestemmia” e “cancro che logora le nostre vite”. Il pontefice contro il caso Consip?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

francescoNon ho mai fatto mistero di avere usato Rosebud, e dunque gli ultimi 7 anni di blogging, di scrittura online (vedi anche Il bruco e la farfalla” in “L’Approdo”, nr 6), per sperimentare con la lingua e dunque con il linguaggio che stava cambiando contestualmente all’universo che lo utilizzava. Di fatto, non mi sono mai fatta mancare nulla e volendo si potrebbe quasi scrivere un dizionario rosebuddiano-italiano, laddove il primo termine rimodellato che mi viene in mente è il determinato scrivere superstizione per intendere religione, ma questo è appunto solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.

Naturalmente procedere lungo quel percorso non è stato facile. Non è stato facile perché la sperimentazione linguistica non si adatta ad un pubblico variegato come lo è senz’altro quello che arriva su questo sito. Da un lato, avendo sempre ammonito che Rosebud non è un luogo virtuale adatto a un pubblico troppo giovane, ho la coscienza a posto, dall’altro ho dovuto prendere atto che anche spiriti apparentemente più “formati” trovano difficile uscire finanche dal seminato-lessicale se non hanno fatto studi specifici, un percorso universitario capace di aprire loro la mente verso il variegato e complesso mondo delle convenzioni, specie linguistiche.

Ciononostante (e anche a dispetto delle numerose maledizioni che mi sono tirata addosso), ho proceduto spedita come un treno, come mi accade il più delle volte. E per tanti versi ho goduto di questo percorso che andavo facendo di orchestrata distruzione del linguaggio politically-correct che ci ha ammorbato negli ultimi 70 anni (e che in molti casi continua ad ammorbarci ancora anche in contesti trendy che si dicono intellettualizzanti). Confesso che lo stesso percorso è stato utile sul versante formativo, ma è stato persino terapeutico nonchè illuminante. Tra le altre cose mi ha fatto capire meglio quanto data significazione, culturalmente motivata (nonchè ulteriormente customizzata dalla variabile asse temporale), attribuita alle parole, le faccia diventare armi potenti, apparentemente invincibili, e ad un tempo mi ha fatto riflettere su quanto sia comunque facile renderle innocue, basta solo un poco di coraggio in più.

Prendiamo per esempio il termine “bestemmia”. Questo termine per me è ridicolo in sé. Secondo la Treccani (1), tale parola denoterebbe una “espressione ingiuriosa e irriverente contro Dio, i santi e le cose sacre”, ma se questo fosse vero, occorrerebbe far notare almeno due punti pregnanti 1) Dato che non vi può essere espressione universalmente condivisa di ciò che è sacro, ogni cosa sotto il sole può essere in ogni momento “bestemmia”, 2) L’universo che ci circonda, lungi dal raccontarci che esistano esseri o cose “sacre”, ci racconta piuttosto che negli intendimenti della “sorgente delle cose” (quella che i credenti chiamano Dio), non vi è creazione che sia “spazzatura”, ovvero ogni “creazione” vive della stessa dignità; detto altrimenti Dio non crea spazzatura e questo dovrebbero saperlo gli adepti del dio di tipo biblico prima di tutti gli altri.

Ma il termine “bestemmia” non esiste nel mio vocabolario per infinite altre motivazioni, non ultima il fatto che se esistesse combatterei da par mio per abolirlo: non ci sono dei contro cui inveire, non ci sono “questioni sacre” contro cui portare dirispetto, ci sono solo uomini che si confrontano con l’infinitamente più vasto che ancora non comprendono e, nel far questo, bisogna dirlo, sembrano dei piccolo giganti, non dei bestemmiatori!

Debbo dire però che l’ultimo utilizzo del termine “bestemmia” sulla bocca del grandissimo papa Francesco (un papa che se non ci fosse stato sarebbe stato necessario inventarlo!), mi ha piacevolmente sorpreso. “La corruzione è bestemmia e cancro che logora le nostre vite!”. Parole sante quelle usate nel suo ultimo libro “Corrosione” di prossima uscita: questa volta è proprio il caso di dirlo. E val la pena di sottolinearle non solo perché raccontano una verità plastica nell’Italia del renzismo pernicioso, ma specialmente perché dette dal pontefice echeggiano nel mondo con la stessa forza (aumentata esponenzialmente), che noi piccoli blogger volevamo proporre con i nostri incauti tentativi di fare sperimentazione linguistica, o meglio con i nostri arditi tentativi di esprimere il nostro dissenso verso un sistema oggettivamente degenerato, attraverso l’utilizzo di un linguaggio liberato dai suoi atavici dogmi, dalla formalità, dal background incancrenito che lo “costringeva” da migliaia di anni ormai.

E senza dimenticare che questo straordinario papa argentino parla poco, specie negli ultimi tempi, ma quando lo fa non lo fa mai a sproposito. L’idea che con questa sua ultima crociata stia condannando a suo modo anche le esecrabili dinamiche che stanno accompagnando la censura del maledetto Caso Consip, ovvero dello scandalo Watergate italiano per eccellenza, non è troppo peregrina. E come non capirlo del resto, davanti ad una inchiesta sulla corrutela più immonda, osteggiata dai media di regime in un modo che non si era mai visto prima, davanti a un pastrocchio che è bestemmia contro ogni nostro valore civile e istituzionale più grande? Bestemmia?! I stand corrected!!

Rina Brundu

PS Siamo quasi in chiusura di una stagione straordinaria, ma in realtà il lavoro è solo all’inizio, sebbene si concentrerà per lo più su Ipazia, su altri argomenti. Detto questo Rosebud non chiuderà anche perché vedo che continua a ricevere un sostanziale numero di visite ogni giorno, vale a dire che anche in questo periodo meno attivo restiamo sempre oltre le 15000 al mese, che non sono poche per un sito orgogliosamente eretico per sua natura! Soprattutto, grazie alle università che sono il nostro sponsor più grande e in realtà il target verso cui guardiamo e guarderemo maggiormente in futuro. Grazie a tutti comunque e buona estate.

  1. bestémmia f. [lat. tardo blasphēmia, dal gr. βλασϕημία, rifatto secondo il verbo bestemmiare]. – 1. Espressione ingiuriosa e irriverente contro Dio e i santi e le cose sacre: bè un parlare oltraggioso contra il Signoreed è direttamente contrario alla lode divina (Segneri); diretirare una b.; letter., proferir bestemmieil vizio della b.; bche fanno rabbrividire, iperb. che fanno tremar la terra. La teologia cattolica distingue una bereticale, quando contenga cose contrarie alla fede, una bsemplice, costituita da mera ingiuria, una bimperativa, se esprima desiderio di un male a Dio; e inoltre una bimmediata, rivolta a Dio direttamente, e mediata, contro la Vergine, i santi, le cose sacre. 2. estens. a. Ingiuria, espressione offensiva contro persone o cose a cui è dovuta riverenza. b. Imprecazione. c. Giudizio gravemente erroneo, affermazione sconveniente, grosso sproposito (cfr. l’analogo uso estens. di eresia): non diciamo bestemmievia!Manzoni è un uomo grandissimoma non tutto quel che si credee troppo grossa bestemmia proferì quando esortava a lasciare i classici (Carducci). ◆ Pegg. bestemmiàccia; poco com. il dim. bestemmiùccia; accr. bestemmióne m., bestemmia particolarmente volgare o violenta.

 

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