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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Televisione e cinema – Dal Benigni contro “Report” alle avventure “dell’artista” Morgan contra Maria De Filippi ad “Amici”, al coccodrillo elegiaco de Il Fatto per Boncompagni (subito Naso al Corriere e Grasso da Travaglio!).

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia. (Amleto: atto I, scena V a.k.a. William Shakespeare)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

C’é più giornalismo in Rosebud e tra i miei appunti sparsi, Eugenio, che non sogni la vostra “Repubblica”, tua e di De Benedetti, intendo. (Rina Brundu a.k.a. Rina Brundu)

Rina Brundu

ladybug-gif-animation-19Un critico televisivo e cinematografico, subito! Sono mesi ormai che dopo la lettura delle “critiche” televisive e cinematografiche di un tal Domenico Naso, pubblicate dall’ottimo giornale di Travaglio, mi sono convinta che la prima urgenza di quel quotidiano non sia difendersi dalle querele renziste ma sia proprio il doversi portarsi un critico televisivo e cinematografico in redazione. Io proporrei questo scambio: Aldo Grasso da Travaglio e Domenico Naso al Corriere fontaniano. Insomma, creiamo proprio una barriera d’intelletto sostanziale, visibile, toccabile con mano oltre che percepibile nell’anima.

Esagero? Ne dubito. Se qualcuno la pensasse diversamente si legga l’ultima marchetta di Naso ad onore et gloria del decuius Gianni Boncompagni. Di fatto non ho parole (che se avessi indirizzerei direttamente al direttore Travaglio non a Maso, perché la responsabilità della pubblicazione è del primo), per esprimere il mio pensiero, il mio sdegno. Dunque questi sarebbero gli “eroi” della televisione italiana? Vero è che se non altro adesso sappiamo contro chi prendercela quando guardiamo all’attuale sfascio Rai, quando realizziamo che siamo costretti a pagarne il canone pur avendo smesso da anni di sostare su quei canali. Non ho molte memorie “televisive” italiche, ma se non ricordo male questo signore appena dipartito (che non critico nelle sue qualità di uomo che non conoscevo, ma che ho tutto il diritto di criticare come autore, visto che sovente ci ha “imposto” le sue creazioni), era il deus ex-machina dietro svariati schifiltosissimi programmi dove ragazzine degli anni ’80, ragazzine della mia età, sgallettavano come donne di mondo, inseguendo orizzonti di crescita fasulli come la qualità estetica dell’arte che quel regista incensava. Mai come in quegli anni, il nostro senso dell’intrattenimmeto è stato così osceno, non nelle “nudità” del corpo che pur proponeva quando piuttosto nelle nudità dell’anima che esibiva senza vergogna alcuna. I momenti “culturali” come i momenti incensati da questo altro furbastro dei nostri schermi televisivi, sono stati madri e matrigne del berlusconismo prima e dell’ancor più nefasto renzismo poi: e tu, amatissimo Travaglio, permetti che simili marchette appaiano su Il Fatto? Ripeto, mettiti in contatto quanto prima con Grasso e sottrailo alla redazione gossipara di cui fa parte al momento, alla stregua dell’ultimo dei Mohicani di un giornalismo che in via Solferino non esiste più, un giorno te ne sarà grato.

In questi giorni di vacanza pasquale mi è capitato di venire anche a conoscenza dell’altra pseudo-querelle della nostra tv generalista, vale a dire del caso “dell’artista” Morgan contro Maria De Filippi e il carrozzone nazional popolare di “Amici”. Premetto che non conosco Morgan, sia perché non amo la musica italiana sia perché probabilmente “è nato” televisivamente dopo che ho lasciato l’Italia. Tuttavia, dopo avere visto i video dei suoi recenti “exploit”, gli do senz’altro atto di avere un senso “per l’artista dannato” d’antan, un senso televisivo, un senso mediatico. Detto questo c’era del ridicolo, del patetico (dell’interessato?), nella maniera scaltra con cui ha opposto il professionismo Rai a quello Mediaset? In primis, io sono anni che quel professionismo Rai non lo vedo – anzi, visto è considerato ciò che ho riportato nel precedente paragrafo, forse non l’ho mai visto perché non c’é mai stato – in secondo luogo noi non sovvenzioniamo Mediaset, in terzo luogo se questa era la sua opinione sul programma in questione perché lo ha frequentato? Non mi risulta infatti che Ennio Morricone usi ritrovarsi negli studi televisivi di Tizio o di Caio da mane a sera. Detto questo, se da un lato Mediaset ha fatto benissimo a querelare Morgan (l’uscita sui bambini resi schiavi, in un tempo in cui purtroppo di bambini schiavi ce ne sono davvero, è imperdonabile, meòntre un “artista” dovrebbe ben sapere dove bisogna mettere i paletti quando si parla di questi argomenti), dall’altro è pure indubbio che Morgan abbia ragione sull’insito-posticcio che è in tutti questi programmi. Non serve “conoscere” il background per capirlo, lo si percepisce anche ad uno svagato guardare. Ne deriva che non stupisce il loro perdere un qualsiasi “appeal” (dunque gradimento, dunque pubblicità, dunque business), mano a mano che cresce il senso dell’accortezza mediatica nel telespettatore medio: detto altrimenti, oggi come oggi davanti a quegli immondi programmi di Boncompagni probabilmente si chiamerebbe Telefono Azzurro, con ogni ragione, mentre programmi come “Amici” sono solo una versione più “politically correct”, adattata ai tempi culturalmente omologati che viviamo…

Resta il fatto che più si vede una donna in gamba come Maria De Filippi (per la serie Aldo Grasso ha sempre ragione!) affogare professionalmente in questa poltiglia pseudo-intrattenitrice senza arte ne parte, più si scuote la testa sconsolati:  che speranza si può coltivare per il futuro se le nostre migliori risorse sono impegnate a creare questa tipologia di orizzonti d’attesa culturali? Le minacce dei Benigni e dei Renzi contro “Report” (Rai3) invece fanno soltanto ridere, laddove non si riesce neppure ad abbozzare un sorriso davanti allo spettacolo desolante che fa da sfondo alle nefaste dinamiche (tutte tese verso il magna-magna del denaro pubblico), che abbiamo visto iersera e che, come sospettavamo da sempre, farebbero vivere il nostro “cinema” più insulso che la storia ricordi.

Ripensandoci, e visto lo status-quo culturalmente delirante – forse hanno finanche un valore le marchette di Maso: servono a rincoglionirci un po’ di più davanti ad una realtà sconfortante; ne deriva che in dato modo contribuiscono a farci morire felici: anche questo è un in-più per cui essere grati, o no? Nel dubbio, onore e gloria ai bravissimi giornalisti di “Report”: se il futuro del giornalismo sarà brillante come il professionismo che portano avanti costoro, forse c’é ancora speranza, anche senza marchette elegiache postume.

Rina Brundu

PS Mi scuso con gli autori di Rosebud i cui articoli vengono pubblicati con qualche ritardo in questo periodo, ma poi arriviamo:). I commenti invece restano chiusi ancora per qualche giorno.

PS2 Vorrei aggiungere qualche nota a queste considerazioni mattiniere buttate giù di pancia e di fretta, ma si tratta di un addendum necessario perché in paesi di cultura cattolica non si può fare diversamente, così come non si può fare diversamente in un sito aperto alla lettura di tutti, quindi anche di un ideale lettore che di “critica” non si è mai interessato.

  1. Per quanto riguarda i lavori di Domenico Naso pubblicati da Travaglio, debbo confessare di non conoscere questo autore (Naso non Travaglio). Forse dunque i suoi post sono soprattutto “recensioni” di tipo giornalistico, dunque si può comprendere il perché manchino di una analisi oltre l’epidermico. A mio avviso però il giornale di Travaglio è maturo ormai per dotarsi anche di un “critico” televisivo e cinematografico tout-court, questa almeno è la mia idea. E un simile critico non può esistere senza avere le “balle”, senza avere il coraggio di farsi dei nemici: Grasso docet!
  2. Per quanto riguarda Gianni Boncompagni, reitero che non si tratta di una critica all’uomo. Non mi occupo mai di argomenti gossipari che infatti non compaiono mai su Rosebud, se non raramente in salsa satirica e naturalmente riguardano personaggi viventi. Di converso la critica all’autore all’artista può iniziare sempre e SOLO dopo la sua morte. Di più: in realtà la vera critica potrà iniziare solo dal mezzo secolo dopo la morte in poi, per ovvie ragioni. Non bisogna confondere dunque il rispetto che si deve a un morto (si deve? anche questo discorso è di fatto opinabile nel suo tratto moraleggiante. Spero davvero da morta di preferire un sonoro affanculo a un’apologia ipocrita!) con l’onestà intellettuale che occorre per fare una “critica” ragionata. Di fatto proprio questa “confusione” ideale è alla base, a mio avviso, della costruzione dell’era artistica scadente che viviamo attualmente in Italia. Gianni Boncompagni, insieme a tanti altri come lui – vi includo lo stesso Arbore, anche se per ragioni diverse che hanno più che altro a che vedere col tratto esageratamente “childish” e non-committed che ha sempre caratterizzato il suo lavoro – hanno una responsabilità artistica sostanziale nello sfascio sistemico che viviamo. Non ho dubbio alcuno nel ritenere che fra 50 anni, fatte salve le pagine di wikipedia, di costoro non si sentirà più parlare: meglio farlo ora dunque, un’ultima volta, ma con l’onestà necessaria, come sempre. Tutto qui. RB

 

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

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