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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Ora vuole pure li sordi

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Nico Grilloni

renzi100Renzi, sì, Renzi, l’ex premier (o premier per interposta persona?) non ci crederete, mi è simpatico. Chi mi conosce non ci crederà ed è allora necessario che spieghi. Mi è simpatico perché in fondo rappresenta un profilo italiano (d’antan?), un’italica caricatura, una delle tante che ci attribuiscono anche all’estero. No, non è chitarra, mandolino e pizza. Quello è ancora un altro profilo, ma che è comunque possibile immaginare, in specie adesso che ha messo su pancetta e pappagorgia, nella cucina di Ciro a Santa Brigida mentre impasta acqua e farina. Il profilo a cui però principalmente mi riferisco è quello dell’italico fanfarone, del gradasso di borgata che, in quanto tale, viene preso sul serio e anche riverito dai compari del quartiere. Da quei compari che portatori di notevole incultura e istinto ruffianesco, vivono per lui, cantano per lui invidiandone eloquio e disinvoltura. È il classico personaggio italico che gode dell’adulazione, poco interessandosi della fonte da cui proviene. Perché in genere, la persona normale, anche moderatamente narcisista, è in genere attenta allo spessore dell’adulatore sempre sperando che questi sia di un certo livello culturale e intellettivo. Renzi no. Naturalmente dotato di un narcisismo elefantiaco, non va molto per il sottile e si bea comunque del plauso senza molto osservare la consistenza, intellettiva e culturale per l’appunto, della platea.

Una platea, ad onore del vero, non più numerosa come “ai bei tempi” del giovane ruspante. Di quel giovanotto che, ancora in forma, non ancora imbolsito, dichiarava a destra e a manca che nel volgere di una notte avrebbe rivoltato l’Italia come un calzino, avrebbe rottamato tutti coloro che avessero osato opporsi alla sua crociata salvifica, che ci indicava un sol dell’avvenire quasi fossimo all’indomani del Risorgimento. No, quel tempo è passato. Adesso si sta dando, a fatica proprio perché imbolsito, a raccogliere i cocci di ciò che non avrebbe mai pensato di rottamare, ma che, non so quanto a sua insaputa, ha rottamato: i cocci del Pd. Nella speranza di poterli magicamente ricompattare ricostruendo un contenitore dove raccogliere un consenso del 40 per cento. Ed è questo il profilo dell’ex premier che mi fa simpatia. Questo caparbio credere di essere l’araba fenice del XXI secolo, l’araba fenice modello 2.0.

Senza rendersi conto che anche questa è una fanfaronata, una smargiassata da giovane di quartiere che vuole dare ad intendere di avere la carte in regola per scalare la guapperia. Intendiamoci: Renzi non è un guappo. Lui, ignaro del male che fa a se stesso, vuole solo apparire guappo: con la tipica arroganza, col passo sicuro, con la dialettica vuota, ma ad effetto.

Mi ricorda, ad ogni apparizione in video, Cetto La Qualunque. Ma Cetto aveva però un pregio: le promesse fatte in campagna elettorale in buona parte le manteneva passando addirittura alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, “u ponti du pilu”. E questa differenza fra Matteo e Cetto non è di poco conto. Perché proprio le promesse eccessive, numerose e reiterate e poi non mantenute sono state la buccia di banana dell’ex premier. Che però, vale ch’io lo ripeta, mi è simpatico. Sì, che volete farci, ho una naturale propensione a voler bene ai perdenti.

P. S. Stamattina ho letto su “Il fatto quotidiano” che anche ad Andrea Scanzi il Matteo Renzi non sta antipatico. Ma a Scanzi fa tenerezza, a me no, a me sta comunque sulle palle. E oggi, dopo la comparsata di ieri a “Otto e mezzo”, ancora di più. Perché? Perché adesso ha perso anche il benché minimo fair play che, sebbene con evidente fatica (il fair play non esiste nel suo DNA), fino a poco fa riusciva ad esibire. Adesso – sperando che il Cav. di Arcore non si offenda – adesso è proprio berlusconiano: minaccia querele a destra e a manca. Insomma, come dicono i borgatari romani, “vuole li sordi”. Anche da Travaglio. Il cui unico torto è quello di fare il giornalista a tutto tondo. A proposito – in merito alla censura di Stato – a quando l’editto fiorentino?

Nico Grilloni

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2 Comments on Ora vuole pure li sordi

  1. Nico, stavo per eleggerti titolista più più di Rosebud. Ma prima di procedere attenderò conferma che hai cambiato pusher: quello di Scanzi non va bene specie per un giornalista d’assalto.
    Buona Pasqua, grazie:)

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  2. Il problema è che serve altra classe dirigente: al PD!

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