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Vite che insegnano (11) – Liliana Castagnola, la lettera a Totò prima del suicidio

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.
(George Orwell)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non dico che per rinnovare la fiducia al renzismo occorra essere ad un tempo rincoglioniti e coglioni, però aiuta! (Rina Brundu)

Liliana_Castagnola

Liliana Castagnola

«Antonio,
potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano… Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l’ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?… Addio. Lilia tua»

Liliana Castagnola, pseudonimo di Eugenia Castagnola (Genova, 11 marzo 1895 – Napoli, 3 marzo 1930), è stata un’attrice teatrale e ballerina italiana.

Biografia
Di origini liguri, ella era nata a San Martino, comune che da pochi anni era divenuto quartiere di Genova.[3] Dal fisico sinuoso e dalla bellezza sensuale, iniziò molto giovane una carriera di successo come chanteuse in tutta l’Europa. Ella era costante oggetto delle cronache mondane, che la ritraevano in compagnia di regnanti, ministri, e industriali.[4] Ella fu espulsa dalla Francia per aver indotto due marinai al duello. Ella dilapidò il patrimonio di un nobile veneto che fu per questo interdetto su richiesta dei familiari. Ella visse con un giovane e facoltoso industriale, ma quando i parenti di lui vollero porre fine alla relazione, egli si tolse la vita dopo averle sparato due colpi di pistola, uno dei quali la ferì al volto.[3] Una parte del proiettile, rimasto incapsulato nella volta cranica, le causava emicranie e dolori talvolta insopportabili, per i quali ella soleva usare tranquillanti e sonniferi. Ella nascondeva la cicatrice, adottando la pettinatura “a caschetto” che le copriva la fronte e le guance[4]

La donna giunse a Napoli nel dicembre del 1929 scritturata dal Teatro Santa Lucia.[3] Incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano Totò, si presentò una sera a un suo spettacolo, destandone l’attenzione. Totò le mostrò il proprio interesse inviando delle rose alla pensione dove ella alloggiava e, in risposta a ciò, ella lo invitò ad assistere ad un proprio spettacolo. I due iniziarono dunque a frequentarsi con intensità.[5]

L’interesse di Liliana per Totò era sincero, nonostante il suo atteggiamento da femme fatale. Il grande attore era però geloso e le costanti attenzioni che Liliana riceveva dagli ammiratori – oggetto per altro di pettegolezzi – furono motivo di vari litigi tra i due.[3] Nel tentativo di costruire una quotidianità anche lavorativa, Liliana propose di farsi scritturare lì dove già egli lavorava, il Teatro Nuovo a Napoli, ma Totò interpretò il passo come eccessivamente opprimente e accettò un altro lavoro, che l’avrebbe condotto a Padova.[6]

Nonostante le pressanti richieste dell’attrice, Totò non demorse dal proprio proposito; Liliana Castagnola entrò quindi in un profondo stato di depressione, che la condusse a suicidarsi a 34 anni, tramite avvelenamento con veronal[7]. Il fatto venne inizialmente nascosto dalle cronache, che parlarono di un errore nel dosaggio dei sonniferi.[4] Ella fu trovata morta nella sua stanza d’albergo dalla cameriera, con al suo fianco una lettera d’addio per Totò (ndr vedi incipit).

Totò fu estremamente turbato dalla notizia della morte di Liliana; si rimproverò di non aver compreso pienamente il sentimento di lei nei suoi riguardi, anzi di aver pensato: «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità».[3] Decise allora che fosse tumulata nella cappella di famiglia e, poi, di assegnare il nome di lei a sua figlia.[3][10] Le dedicò inoltre una breve poesia:[11]

«È morta, se n’è ghiuta ‘n paraviso!
Pecchè nun porto ‘o llutto? Nun è cosa
rispongo ‘a gente e faccio ‘o pizzo a riso
ma dinto ‘o core è tutto n’ata cosa!»

Inoltre, l’attore avrebbe conservato negli anni un fazzoletto sporco di rimmel, raccolto nella stanza della pensione che aveva visitato dopo la morte dell’attrice, ritenendo verosimilmente che Liliana vi si fosse asciugata le lacrime prima di morire. Franca Faldini l’avrebbe poi bruciato dopo il decesso di Totò nel 1967.[10]

(tratto dalla pagina wikipedica italiana)

Segnalo anche questo ottimo mini saggio di Marco Travaglio su Totò a cinquanta anni dalla morte

 

 

 

 

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

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