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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Viaggio di Ignazio Delogu nel Sud del mondo.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.
(George Orwell)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non dico che per rinnovare la fiducia al renzismo occorra essere ad un tempo rincoglioniti e coglioni, però aiuta! (Rina Brundu)

Natalino Piras

Ignazio_deloguUn sardo, Ignazio Delogu,  sulle tracce di Magellano e di Pigafetta, uno che percorre le strade della Patagonia prima ancora del viaggiatore per antonomasia in quelle terre almeno per quanto riguarda il Novecento: Bruce Chatwin. Davvero interessante questo diario di bordo, che è pure romanzo di incastri e finestre sulla storia e sulle sue riscritture. Ignazio Delogu: classe 1928, nato ad Alghero, studi a Sassari, Roma e Firenze. Soggiorni a Parigi, Berlino, Madrid, Barcellona, Lima, Santiago del Chile. Ha insegnato letteratura ispano-americana all’università di Sassari, storiografo, narratore, organizzatore di eventi culturali e tanto altro. Pure poeta pluripremiato. Una volta ce ne dettero uno insieme, ex aequo, a Santulussurgiu, il “Corona” del 1996. Lo ricordo anche per una particolare curioso. Io quel giorno di metà dicembre  traslocavo e nel bailamme, in previsione della cerimonia per la sera avevo messo da parte il cambio degli abiti-lavoro. Solo che al momento opportuno non si trovano le scarpe e così vado da Nuoro a Santu Lussurgiu con le calzature inzaccherate da una giornata di vento, pioggia e nevischio. Comprensibile il disagio che non riesco a mascherare nonostante tutto. Mentre c’è la presentazione della serata sono seduto a fianco di Ignazio che si accorge dell’agitazione. “Ma cosa hai?” “Niente”. Gli riassumo la situazione in due battute. Indico le scarpe. E lui “Dah, chi no ti suni osservanne a pese: E dai! mica ti stanno guardando i piedi”.

Alcuni temi  e persone che ispirarono quella  poesia di Ignazio,  i cileni Volodia Teitelboim e Pablo Neruda e la sua compagna Matilde Urrutia sullo sfondo del sanguinario golpe del 1973 che rovesciò il legittimo governo socialista di Allende (pure amico di Ignazio), li ritroviamo in questo libro di viaggio: Parallelo Sud. Patagonia tragica.  Terra del Fuoco e altri orizzonti (Bitonto, Ellis Edizioni, 2010, 154 pagine,  13 euro). Narra principalmente della caccia che dal Cinquecento,  Otto e Novecento come punti nodali, l’uomo bianco civilizzato, specie europei, fece contro gli indigeni Tehuelche e le loro tribù,  abitatori della Patagonia o Terra del Fuoco divisa dal Cile dallo Stretto di Magellano. Entrano  in gioco geografie e storia degli oceani Pacifico e Atlantico, le isole Malvinas-Falkland,  il canale di Drake, Capo Horn e il Polo Sud, l’Antartide. Nomi da favola, da canzone, da sempre nel segno della scoperta e dell’avventura. Ma pure rivelatori della pulsione coloniale e colonialista del vecchio continente che adegua a questa visione del mondo anche lo spirito missionario: quello del capitano  Allen Francis Gardner, “eroico protestante”, e la sua Patagonian Missionary Society, e poi quello dei salesiani italiani mandati da don Bosco. Uno per tutti monsignor Fagnano che ventisette anni dopo il fallimento della missione Gardner, “alla fine di ottobre del 1886”, parte da Buenos Aires diretto alla Terra del Fuoco. “La sua attività fu instancabile. Navigò senza sosta nello Stretto di Magellano addentrandosi nelle baie e nei canali della Terra del Fuoco. Il rispetto che nutriva per gli Ona, a favore dei quali non cessava di adoperarsi, gli valse da parte loro il titolo di Capitán Bueno”. Diversa comunque l’opera del salesiano da quella di altri  pobladores, avidi colonizzatori che popolano queste pagine. Significativo il fatto, Ignazio lo evidenzia, che per coprire gli indios nudi li si lavi dal grasso di balena che li proteggeva. Quel grasso era la loro corazza, il loro indumento. Una volta che gli viene tolto gli indios non hanno più anticorpi, si ammalano. Muoiono a mucchi. Polmoniti altrimenti curabili li falcidiano aggiungendo così questa peste ai fucili dei cacciatori di taglie e di souvenir, di corpi e facce da  mostrare  come “antropofagi nella Esposizione Universale di Parigi nel 1889”.  È una delle foto che fanno da inserto in questo Parallelo Sud,  così come altre che ritraggono indigeni Araucani e Patagoni,  Ona e Mapuche e pure quello che a un certo punto volle inventarsi loro sovrano, il francese re Orllie-Antoine I. Una storia pazza  e ancora di feroci discendenti, cercatori di Eldorado,  che Ignazio documenta e narra nel segno di quello che è tutto lo spirito del libro: appunto il gioco degli incastri, aperture pubbliche  e memorie private, una particolare filosofia di viaggio. Tesse il narrato la contestazione di un altro libro di Daniele Del Giudice sulla Patagonia,  Orizzonte mobile, Einaudi 2009. Qui manca, secondo Delogu, il corretto gioco di scambio tra romanzo e deriva saggistica. Dice Ignazio a tal proposito: “La verità è forse da cercare nel vizio che assedia tanta parte della letteratura e non solo di quella nostrana”. Il vizio di “indulgere alla pratica di quella ‘operazione stilistica’ che in troppi scrittori presiede alla loro stessa visione del mondo e li conduce a sacrificare il reale possibile al reale realizzato”. In Parallelo Sud, Ignazio è nel romancero, personaggio lui stesso come quelli che narra, al  limine della fola come indispensabilità del racconto fantastico dentro la realtà esperita, personalmente viaggiata, navigata e pure vista dall’alto: dall’aereo militare che il presidente Allende mette a disposizione di Delogu per un volo sopra la Terra del Fuoco. Un viaggiare che è un continuo riscoprire e apprendere: le conversazioni dentro bar e taverne con Francisco, Paco, Coloane,  narratore che ricorda i nostri, sardi,  grandi fabulatori. Dice a un certo punto Coloane a Ignazio: “Tutto questo vuol bevuto”,  alla sarda. Coloane è stato anche maestro di Luis Sepúlveda. Quando nell’ottobre del 1997 intervistai Sepúlveda  in biblioteca,  narrò pure di mangiate di molluschi e crostacei, i più buoni e saporiti  nella Terra del Fuoco. Analoga la  narrazione di questi gusti e sapori  in Parallelo Sud a convivere con altre storie tragiche di conquista e ribellione. Come quella dello spagnolo don Pedro de Valdivia “che  fece impalare il cacicque Caupolicán” prima di pagare il fio “per tanta spietata ferocia”, sua e di altri conquistadores. Lo canta Ercilla nel suo immenso poema Araucana e Ignazio, grande conoscitore e interprete della letteratura ispano-americana, ne riferisce con dovizia di particolari.  Interpolando altre narrazioni, il saggio nel romanzesco, la poesia nella fabula, dice poi  di Miguel Angel Asturias, Gabriel Garcìa Marquez, i peruviani Mario Vargas Llosa, José Maria Arguedas, Manuel Scorza. Parallelo Sud è un continuo riferimento con l’altro mondo di appartenenza di Ignazio Delogu, quello sardo.In questo viaggio nella Terra del Fuoco ritroviamo la grotta di Tiscali, la  pecora in cappotto, la tenuta di Mamuntanas ad Alghero, di cui il padre di Ignazio era stato direttore, I cavallini della Giara, la strada coperta di ghiaia come nell’infanzia e nelle giovinezza di Ignazio, un mazziniano Sequi a Lima che diventa direttore di “El Commercio”, Ignazio che a Santiago del Cile racconta di Gramsci al lituano dottor Alejandro  Lipchius, che conobbe Lenin. Appunto un romancero. Dice l’epigrafe di questo libro, presa  da Lessico famigliare di Natalia Ginzburg: “Benché tratto dalla realtà, penso che si debba leggerlo come fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, né di meno, di quello che un romanzo può dare”.

Natalino Piras

Ignazio Delogu (Alghero, 5 novembre 1928 – Bari, 28 luglio 2011) è stato uno scrittore e traduttore italiano.

Biografia
Ignazio Delogu è stato uno studioso di letteratura spagnola e latino-americana, uno scrittore e poeta e un attivo protagonista della vita culturale italiana.[1]

Dopo gli esordi presso l’Università di Roma La Sapienza, ha insegnato Letteratura spagnola presso diversi atenei, ed in particolare presso l’Università di Bari, fino ad approdare nella sua Sardegna all’Università di Sassari.[2]

Ignazio Delogu ha nella sua vita svolto molti lavori, tanto che il suo amico e poeta Mario Lunetta lo ha definito personalità multipla: narratore e poeta (in lingua sia sarda che italiana), saggista, traduttore, inviato speciale, interprete internazionale, militante in difesa dei diritti umani, nonché docente di letteratura spagnola e catalana.[3]

È stato curatore e traduttore di alcuni tra i maggiori scrittori e poeti classici e moderni spagnoli, latino-americani e catalani, tra cui Pablo Neruda, Rafael Alberti ed Ernesto Che Guevara. L’amicizia per Pablo Neruda lo portò anche a convincere Luigi Granetto a pubblicare preziosi inediti nel volume edito dalla Lato Side, Poesie e scritti in Italia.[4]

Ha scritto numerosi testi letterari e poesie, spesso sperimentando nuovi linguaggi.

È infine stato un assiduo pubblicista, anche in relazione alla dimensione politica degli argomenti trattati, ed ha collaborato con numerosi quotidiani, tra cui L’Unità, e varie riviste italiane.

Nel 1992 ha vinto il Premio Dessì per la poesia con Oscura Notizia.

Premi
Premio Dessì per la poesia nel 1992

Opere
Narrativa

Tre racconti postgotici, Roma 1980
Lo strano Sig. Hérmes e La carrozza dell’Imperatore, Empoli 1988
L’Amico Natta, Il lettore di provincia, Faenza 1990
Oscura Notizia, 1992
Una città una strada, Sassari, 1994
Una città una strada e altri racconti, Sassari, 2000
La luna di via Ramai, Sassari 2003
Saggi, curatele e traduzioni

Rafael Alberti, Disprezzo e meraviglia. Introduzione, traduzione e note di Ignazio Delogu, Editori Riuniti, 1972
Ignazio Delogu, Per conoscere Rafael Alberti, Mondadori, 1978
Pablo Neruda Poesie e scritti in Italia, a cura di Ignazio Delogu, Lato Side, Roma, 1981
Giulio C. Argan e Ignazio Delogu, Salvatore Fancello, Ilisso, 1998
Ignazio Delogu, Pablo Neruda e l’Italia (1949-1973), Marotta e Cafiero, 2007
Ignazio Delogu, Pablo Neruda in Italia. Luoghi, lettere, poesie, Ibiskos Ulivieri, 2008

(tratto dalla pagina wikipedica italiana)

 

 

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

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