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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Facce da morti viventi. Sull’editoriale “L’hanno rimasto solo” di Marco Travaglio e su alcuni refusi contenuti in quello. Che se lo abbracci il direttore il Renzi abbandonato dai ratti in fuga!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

walking-dead-1666584_960_720Condivisibile l’ultimo pezzo di Marco Travaglio pubblicato su Il Fatto e titolato “L’hanno rimasto solo”. Tecnicamente ci sono solo due “refusi” linguistico-informativi e una declinazione populistica et moraleggiante nella narrativa che non mi sento di sposare. Il primo refuso riguarda il fatto che si dice “renzisti” e non “renziani” (termine più accettabile sulle bocche degli alfaniani che sulla bocca di un giornalista d’assalto come Travaglio); il secondo “refuso” è che il giornalista italiano più valido di tutti i tempi non è Montanelli ma è proprio lui, Marco Travaglio (Rina Brundu runner-up con l’in-più di non essere iscritta all’ODG!), per tutta una serie di motivi facilmente dimostrabili, non ultimo il fatto che oggi si vive a velocità quintuplicata il mondo-raccontato, con tutto ciò che ne viene, nel bene e soprattutto nel peggio, anche politico (questo “refuso” però è perdonabile, anzi dovuto).

Più difficile è sposare altri aspetti populistici e moraleggianti che fanno ombra al testo in questione come un tendone fastidioso. Intendiamoci la tesi è ottima: tutti i ratti renzisti che stavano ballando con il ducetto di Rignano, che si radunavano intorno al venditore di pentole mentre svendeva pezzi della carcassa Italia al miglior offerente, ansiosi di ingozzarsi, di arricchirsi, di mettere da parte quel tanto che nei loro calcoli dovrebbe bastare per traghettarli da qui al bivio con l’eternità (per lo più dimentichi del fatto che il peggio verrà dopo), se la starebbero svignando. I ratti abbandonano la nave, primi fra tutti gli infami imbonitori mediatici, gli scribacchini da salotto, i venditori di fumo d’intelletto, gli scrittori di feuillettons trendy, editati per lisciare l’ego, i “venerati maestri” giornalistici del nulla, i servitori di due o tre padroni a seconda di quanto pagano, gli scribi della gleba, i masturbatori mentali per elezione e formazione, il peggio del peggio che questa disgraziata nazione abbia partorito negli ultimi 70 anni di ritrovata libertà (apparente).

Embeh? E allora? C’era da aspettarsi altro, caro Travaglio? Io non ne ho mai dubitato, anche perché personaggi simili ho avuto modo di conoscerli nel mondo delle aziende e assicuro che provengono tutti dalla stessa tana maleodorante, adesso posso dirlo con una data sicumera; peraltro in questi tre anni di renzismo immondo, questo piccolo blog non ha esitato ad indicarli tutti quanti, uno ad uno, specie i più noti e conosciuti (non si combatte mai la truppa di terra!), sovente mettendo alla gogna le loro esternazioni ridicole e risibili che stanno al commitment d’intelletto quanto una cacca di elefante ad una abbuffata di panna bianca e profumata. Ma Travaglio sembrerebbe meravigliarsi che adesso sia iniziato il salto del ratto dal carro: a me non meraviglia, mi sarei meravigliata altrimenti!!!

Facce da morti viventi! Eh già, perché al posto del direttore de Il Fatto io ritengo che tutto questo “saltare”, dire, fare, inciuciare politico che pare divenire più frenetico mano a mano che il tempo passa e ci si avvicina alle elezioni, non porterà a nulla. Non hanno capito questi signori che hanno fatto il loro tempo, che la memoria digitale è molto più lunga di quella standard e che la loro parola, insieme alla parola dei loro attendenti, servi della gleba a diverso titolo, vale meno di una scoreggia perduta tra le robuste folate di un tifone. Non l’hanno capito ma lo capiranno presto, mentre a noi non resta che sperare in una smemoria collettiva che cancelli i loro sembianti anche nel ricordo.

Ma vorrei tornare al tratto populistico e suo malgrado moraleggiante nel pezzo di Travaglio. Di fatto, tempo fa anche io avrei ragionato come lui: si combatte il “Ras” quando è al massimo del suo potere e lo si “abbraccia” (per usare le parole di Montanelli citate da Travaglio) quando è caduto dal trono. Scrivendo dal luogo virtuale che ha inventato il termine renzismo già nell’estate del 2014, che ha dedicato centinaia di post a mettere in ridicolo, a denunciare le assurde velleità, nonché le malefatte, di questa ridicola pseudo-dottriina politica, credo di poter dire che sull’avere “combattuto” il ducetto quando era al massimo della sua gloria, Rosebud abbia già dato… Aggiungo tuttavia che neppure oggi me la sento di produrmi in questo “abbraccio”-dimentico, perdonante, al renzismo di cui parla Travaglio e Montanelli per bocca di Travaglio….

In realtà il danno che  ha fatto Matteo Renzi all’Italia è al momento incalcolabile sotto prospettive multiple e non sarebbe opportuno scordarlo così facilmente, in nome di uno whim politically-correct e pseudo-moraleggiante stile cavalierato d’antan o italiani afflitti dalla Sindrome mandiamo tutto a tarallucci e vino (a putt??!). Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che lungi dal tirare i remi in barca (come peraltro aveva annunciato di voler fare), questo signorotto toscano di belle speranze continua a fare e a disfare le sue opinabili trame tentando di risalire in sella, indifferente al “problema” del maggior bene del Paese, indifferente alla sua sofferenza civile e sociale, impassibile davanti alla dignità calpestata delle sue istituzioni. Di una dignità calpestata in primis dalla scalcinata armata brancaleone formata da quei ministri che Matteo Renzi stesso ha portato al potere.

E io dovrei abbracciarlo? Ma vada a fare in cul, che se lo abbracci il direttore se proprio ci tiene, anche se, considerando l’alta opinione che abbiamo di lui, lo preghiamo vivamente di ripensarci: almeno ci dorma sopra!

Rina Brundu

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