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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Poesie 2007- 2016. E di un regalo speciale… (prima parte)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

poesie2.jpgForse ero in torto quando dicevo che questo sarebbe stato un anno sabbatico per Rosebud. In realtà non riesco ad immaginare un anno più pieno, anche se tante cose avvengono in maniera più discreta, lontano dal navigatore che passa e che va e con l’aiuto di personaggi e collaboratori straordinari.

Ma non è di questo che volevo parlare qui. Piuttosto volevo raccontare di un regalo speciale che mi sono fatta in quest’ultimo periodo. Per la precisione volevo parlare di un qualche aspetto di questo regalo, perché degli altri ne parlerò la prossima settimana. Gli aspetti di cui parlerò nella seconda parte di questo post saranno più sostanziali, mi riguardano indirettamente, ma sono sicuramente un achievement che io non avrei mai pensato di poter realizzare.

Tutto è cominciato con la trasformazione, in questi giorni, di Ipazia Books in una vera e propria casa editrice, anche cartacea, come usavasi un tempo. E tutto è cominciato con i tanti lavori in corso che presto porteranno molte opere sostanziali, di autori molto validi, ad essere pubblicate. Sarei quasi tentata di dire che Ipazia Books sta diventando il braccio arm… pardon, il braccio editoriale di tutte le mie attività online e onestamente soltanto adesso sto cominciando a comprenderne la sua importanza. Soltanto adesso sto cominciando a capire cosa significhi procedere in questa direzione, nella direzione che Ipazia sta settando. Dopo una prima esperienza di editrice di alcuni anni fa, mi ero detta che non avrei mai più ripetuto simili avventure; mi rendo conto adesso quanto sia importante per un editore settare validi orizzonti di attesa che debbono corrispondere alle logiche della sua dirittura intellettuale, qualunque essa sia, perché cosi facendo le prospettive di visione cambiano radicalmente, differiscono come la notte dal giorno.

Mi sto allargando, non era neppure di questo che volevo parlare. Di fatto volevo dirimere qui sul sito delle ragioni che un pomeriggio di qualche settimana fa mi hanno portato a radunare tutte le “urla” che ho prodotto nel decennio 2007 – 2016 e a pubblicarle in formato cartaceo, con isbn di Ipazia, in una silloge di 102 poesie, titolata appunto POESIE – 2007- 2016 (Ipazia Books, 2017).

No, no, no! Sbagli caro lettore fisso…. La prima domanda in verità recita: perché cazzo ci stai rompendo i maroni qui con questa cosa? Sono fatti tuoi, no? Non proprio. La risposta è che tante di quelle “urla” sono nate proprio grazie al lavoro che ho svolto sul sito e quindi a mio avviso è logico che ne dia nota tra le sue pagine (non è bello pensare che tanto di questo lavoro resterà e potrà rompere i maroni anche ai posteri:)?). E poi… e poi… e poi a questo punto sì, bisogna tornare un attimo indietro e scandagliare tutte le “vere” ragioni che mi hanno portato ad impegnarmi nel mio particolare progetto.

La prima ragione, debbo riconoscerlo, è indubbiamente legata ad una soddisfazione dell’ego, anche autorale (seppure la consideri una minima soddisfazione, sia perché sono un autore già pubblicato da editore nazionale, e in qualche caso anche internazionale, sia perché ho già passato la pubertà e ormai poche cose mi “prendono” veramente). Di fatto, come editore irlandese, Ipazia deve per legge depositare copie dei suoi lavori in molte importanti libraries europee e l’idea di avere uno dei miei libri in biblioteche come quella di Oxford, di Cambridge, alla British Library, mi piaceva.

Ma naturalmente non sarei io se dicessi che questo è stato il vero motivo che mi  ha portato ad andare avanti con una simile operazione. Le ragioni “importanti” stanno altrove e hanno a che vedere piuttosto con il mio percorso di crescita personale e d’intelletto. Tempo fa ho scritto su questo sito che considero il 2016 come la fine di una mia prima vita. Dalla fine di quell’anno è tutto bonus e comunque sarà… altro. Come non bastasse penso che non scriverò più “urla”. Magari, in un momento di esaltazione dell’ego, tenterò di scrivere “poesia”, rendendomi puntualmente ridicola (anche se questo fattore non mi ha mai fermato in passato e dunque non si capisce perché dovrebbe fermarmi in futuro), ma soprattutto allontanandomi dal mio vero sentire.

Di fatto, mentre scorrevo le urla che avrei pubblicato in questa silloge definitiva (le “urla” raccolte sono 102 e salvo qualcuna che ho cestinato per motivi diversi, ci sono proprio tutte), ho rivisto la mia intera vita dell’ultima decade scorrere. Ogni “urlo” dell’anima aveva un senso, riguardava un ricordo fatto prigioniero dal tempo, era in nuce un elemento della mia filosofia dell’anima. Ho capito così che le mie “urla” erano qualcosa di importante, una valvola di sfogo non indifferente e se non hanno forma né struttura  un motivo c’é.

D’altro canto ho capito pure che causavano troppo dolore nel rileggerle e che io non ne volevo più sentire. Allora il dubbio si proponeva severo: buttarle tutte a mare o conservarle alla British Library?? Dato che il mio percorso verso la saggezza è ancora lungo, la mia scelta non poteva che essere la seconda. Così ho impacchettato tutto e volutamente senza lavorarci troppo (anche perché desideravo che si mantenessero fedeli alla loro natura), le ho pubblicate. Ora non si può più tornare indietro… cosa fatta capo ha.

Di buono c’é, caro il mio lettore fisso, che nel fare questo azzardatissimo passo editoriale, ho fatto pure qualcos’altro. Qualcosa di cui invece vado molto fiera e di cui parlerò la prossima settimana… hasta luego, dunque.

PS: Naturalmente ci sono anche altre ragioni, più private e profonde, ma quelle me le tengo per me. Essere blogger d’assalto non significa rendere tutto immediatamente visibile…

To be continued…

Lista delle 102 poesie contenute nel testo.

Fonte: www.ipaziabooks.com

Ecco comunque un “urlo d’annata” tratto da questa silloge

Quel vecchio barbuto di cento anni

Quel vecchio barbuto di cento  anni

Cera rugosa e guance cadenti

Capelli cinerei, occhi brillanti

Bastone nodoso e passi pesanti

Vita vissuta, speranza perduta

Sedeva curvo davanti al tramonto

Sedeva solo sotto cielo vermiglio

Splendeva fiero d’antico piglio

 

Quel vecchio barbuto di cento anni

Di cui conservo ancora memoria

Vano ricordo flebile gloria

Sempre sereno attendeva l’aurora

Ne ero sicura: l’amava ancora!

27.05.2016

Nota bene – Il ritratto del vecchio sardo inserito a corredo è stato tratto dalla rete. L’autore è il pittore Ferdinando Ragni che ringrazio qualora passasse di qui. RB

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info@ipaziabooks.com

2 Comments on Filosofia dell’anima – Poesie 2007- 2016. E di un regalo speciale… (prima parte)

  1. Alfonso Cataldi // 29 March 2017 at 00:31 //

    Continua ad urlare Rina !!
    qualunque sia il motivo.

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  2. Ah ah, temo che non arrivi a comando, Alfonso. E forse che non ci siano più motivi per “urlare”. E’ normale, si cresce no? Con questo voglio purtroppo anche dire che crescendo (e acquistando saggezza?) ci si distacca…. Non si trova nullla che valga un “urlo”. Nessun tema. C’é un appiattimento, dove rabbia, ricordo, sogno, amore, gioia, dolore etc non esistono più: e senza tutto questo ci possono essere “urla”? Non credo. Però sono almeno riuscita a “salvare” queste sensazioni del passato…. Non sono ancora certa di avere fatto bene, ma il problema dei libri tradizionali è che non si può tornare indietro… E dunque è fatto. Per altri versi, e paradossalmente, la cosa aiuta a dimenticare senza obliare. Ciao.

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