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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Giornalismo italiano – Apologia di un Marco Travaglio didattico.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.
(Groucho Marx)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Essere liberi nella propria mente e nel proprio spirito, senza alcuna sudditanza esteriore, e al contempo coltivare una scrupolosa obbedienza interiore alla verità (o, che è lo stesso, al bene, alla giustizia, alla bellezza, all’amore): questo è il senso di un sito come Rosebud, ed è questo l’obiettivo che promuove la Redazione. (Vito Mancuso aka Rina Brundu)

Rina Brundu

furbettiHo appena visto “Otto e mezzo” (La7) e cerco disperatamente un libro di Paolo Mieli. Ne vorrei uno in copertina cartonata, di una certa sostanza, insomma, anche se non troppo pesante. Mi serve per togliermi il gusto di scagliarlo via. Attenzione, non ho detto di metterlo via, magari nel suo scaffale, ma proprio di scagliarlo via, possibilmente oltre uno steccato contiguo a un pozzo senza fondo, onde non vederlo più. Perché? Rivedere la puntata del programma in questione per capire meglio.

Ma in realtà non è di Paolo Mieli che vorrei parlare qui. Vorrei piuttosto fare una apologia di Marco Travaglio. Come sa bene chi ha frequentato per qualsiasi motivo questo sito, non tendo per natura alle marchette apologetiche, specie di individui ancora viventi, e di norma non la mando a dire. Vero è però che mi piace anche dare credito, “when credit is due” giusto per citare Sheldon Cooper.

Vorrei duque fare una apologia di Marco Travaglio perché questo signore, questo giornalista, di cui non so nulla, di cui non mi sono mai presa la briga di leggere un libro se non a spizzichi, finanche di andare a leggermi la sua pagina wikipedica, di cui ho avuto modo solo di leggere gli articoli e di ascoltare gli interventi tv è veramente un diamante prezioso della corona giornalistica italiana composta di rari gioielli e di infinite pietre false, di scarso valore o di valore nullo tout-court.

L’esempio del giornalista Marco Travaglio è prima di tutto didattico, che non è una opzione secondaria a nessuna altra. Travaglio ci mostra infatti quasi plasticamente cosa significa essere professionisti, capaci, preparati, sempre sul pezzo, eticamente e deontologicamente presenti, coraggiosi, finanche pronti a soffrire sulla nostra pelle le conseguenze dei nostri credo. Le conseguenze che porta seco la nostra visione del mondo, la nostra faccia tosta nel proporci, la nostra determinazione nel dire io ci sono, la penso così, ti piaccia oppure no; non importa quanti soldi hai, non importa chi siano i tuoi compagnucci di merende, gli deus ex-machina che ti proteggono in paradiso.

Questo sito è pieno di post in cui non ho esitato a scagliarmi contro questo o quel membro di una nostra casta giornalistica nazionale che definire immonda è offendere i topi di fogna. Ci sono personaggi tra questi a cui io non stringerei la mano neppure indossando un guanto e altri che prima di leggerli mi farebbero invocare una cecità ideale, diogenica nella sua essenza.

Ma, come dicevo, bisogna dare il credito “when credit is due”. Non mi stupirebbe – perché so che per qualche miracolo e nel suo piccolo, anche questo sito è ben frequentatoto – se anche Marco Travaglio fosse passato da qui. Magari più volte. Orbene, se un giorno gli capitasse di atterrare anche su questo post, o venisse a conoscerlo tramite interposta persona, vorrei dirgli di continuare così. Di continuare questa battaglia civile che Il Fatto Quotidiano sta portando avanti (anche con la creazione di una ottima scuola giornalistica italiana brand-new, fatta vivere pure da tutta una serie di personaggi capaci, in gamba, finanche simpatici come il bravissimo Antonio Padellaro, un mio preferito, come Gomez, come Scanzi e molti altri), di farlo per il nostro Paese.

Di farlo nella certezza che un giorno si riuscirà a rivoltarlo come un calzino, si riuscirà a mandare a casa tutti questi personaggi che in questi giorni ci hanno fatto ulteriormente vergognare della nostra più vera essenza di esseri nati liberi. Di farlo nella certezza che gli italiani degni di questo nome non gli faranno mancare il loro appoggio. Di farlo perché ce n’é davvero bisogno e non ci sono altri santi a cui votarsi, oltre lo steccato purtroppo c’é un vuoto cosmico che fa equazione con il nulla.

Rina Brundu

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Attività editoriali per scrittori e autori

1 Comment on Giornalismo italiano – Apologia di un Marco Travaglio didattico.

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