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Giornalismo italiano – Apologia di un Marco Travaglio didattico.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

furbettiHo appena visto “Otto e mezzo” (La7) e cerco disperatamente un libro di Paolo Mieli. Ne vorrei uno in copertina cartonata, di una certa sostanza, insomma, anche se non troppo pesante. Mi serve per togliermi il gusto di scagliarlo via. Attenzione, non ho detto di metterlo via, magari nel suo scaffale, ma proprio di scagliarlo via, possibilmente oltre uno steccato contiguo a un pozzo senza fondo, onde non vederlo più. Perché? Rivedere la puntata del programma in questione per capire meglio.

Ma in realtà non è di Paolo Mieli che vorrei parlare qui. Vorrei piuttosto fare una apologia di Marco Travaglio. Come sa bene chi ha frequentato per qualsiasi motivo questo sito, non tendo per natura alle marchette apologetiche, specie di individui ancora viventi, e di norma non la mando a dire. Vero è però che mi piace anche dare credito, “when credit is due” giusto per citare Sheldon Cooper.

Vorrei duque fare una apologia di Marco Travaglio perché questo signore, questo giornalista, di cui non so nulla, di cui non mi sono mai presa la briga di leggere un libro se non a spizzichi, finanche di andare a leggermi la sua pagina wikipedica, di cui ho avuto modo solo di leggere gli articoli e di ascoltare gli interventi tv è veramente un diamante prezioso della corona giornalistica italiana composta di rari gioielli e di infinite pietre false, di scarso valore o di valore nullo tout-court.

L’esempio del giornalista Marco Travaglio è prima di tutto didattico, che non è una opzione secondaria a nessuna altra. Travaglio ci mostra infatti quasi plasticamente cosa significa essere professionisti, capaci, preparati, sempre sul pezzo, eticamente e deontologicamente presenti, coraggiosi, finanche pronti a soffrire sulla nostra pelle le conseguenze dei nostri credo. Le conseguenze che porta seco la nostra visione del mondo, la nostra faccia tosta nel proporci, la nostra determinazione nel dire io ci sono, la penso così, ti piaccia oppure no; non importa quanti soldi hai, non importa chi siano i tuoi compagnucci di merende, gli deus ex-machina che ti proteggono in paradiso.

Questo sito è pieno di post in cui non ho esitato a scagliarmi contro questo o quel membro di una nostra casta giornalistica nazionale che definire immonda è offendere i topi di fogna. Ci sono personaggi tra questi a cui io non stringerei la mano neppure indossando un guanto e altri che prima di leggerli mi farebbero invocare una cecità ideale, diogenica nella sua essenza.

Ma, come dicevo, bisogna dare il credito “when credit is due”. Non mi stupirebbe – perché so che per qualche miracolo e nel suo piccolo, anche questo sito è ben frequentatoto – se anche Marco Travaglio fosse passato da qui. Magari più volte. Orbene, se un giorno gli capitasse di atterrare anche su questo post, o venisse a conoscerlo tramite interposta persona, vorrei dirgli di continuare così. Di continuare questa battaglia civile che Il Fatto Quotidiano sta portando avanti (anche con la creazione di una ottima scuola giornalistica italiana brand-new, fatta vivere pure da tutta una serie di personaggi capaci, in gamba, finanche simpatici come il bravissimo Antonio Padellaro, un mio preferito, come Gomez, come Scanzi e molti altri), di farlo per il nostro Paese.

Di farlo nella certezza che un giorno si riuscirà a rivoltarlo come un calzino, si riuscirà a mandare a casa tutti questi personaggi che in questi giorni ci hanno fatto ulteriormente vergognare della nostra più vera essenza di esseri nati liberi. Di farlo nella certezza che gli italiani degni di questo nome non gli faranno mancare il loro appoggio. Di farlo perché ce n’é davvero bisogno e non ci sono altri santi a cui votarsi, oltre lo steccato purtroppo c’é un vuoto cosmico che fa equazione con il nulla.

Rina Brundu

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