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Sulla penosa farlocconews di Dylan a Sanremo. Su Crozza e Maria non ancora omologati dal Borg-Rai e sull’ignobile attacco a Raggi del TG1 festivaliero: vergogna!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

picard_as_locutus

Jean Luc Picard assimilato dal Borg

Dice, a Sanremo c’é Bob Dylan, allora stasera mi sono sintonizzata su Rai1, senza ricontrollare la farlocconews e mostrando un grado di rincoglionimento personale senz’altro degno dell’ultimo degli spettatori di prima fila. Mi sono sintonizzata ovviamente rincoglionita, ma anche un tantino emozionata, debbo ammetterlo: di fatto era almeno un anno che non cliccavo su quei canali che sovvenziono con lo stesso entusiasmo con cui i tacchini più in carne attendono il giorno del Ringraziamento. Per essere più precisa, non cliccavo sull’intrattenimento offerto da Rai1 da quando il ducetto di Rignano si impossessò del nostro servizio pubblico con rinnovato zelo causa la predicazione senza requie che doveva mettere su e che l’avrebbe portato poi all’ingloriosa (per lui) debacle del 4 dicembre scorso.

Nell’attesa di Dylan sono rimasta sui carboni ardenti per tutto il tempo, temevo qualcuno potesse vedermi, che potesse ricordarmi a posteriori che ho commesso questo peccato capitale sputtanante un intelletto scadente, poi mi sono detta fanculo!: se Scalfari l’altra sera ha potuto sparare impunemente tutte quelle cazzate dalla Gruber a Otto e mezzo (La7), con apologia del suddetto ducetto incorporata, perché io in mancanza di un pusher più aggressivo non posso guardare Sanremo?

Che poi evidentemente non ero la sola a stare sul chi vive e questo mi ha in qualche modo cofortato. Maurizio Crozza, per esempio, memore della sua ultima disavventura su quel palcoscenico, ha pensato bene di fare un intervento stile-DiMartedì, vale a dire in collegamento simil-esterno, sebbene Conti se ne sia ben guardato dal fargli da spalla-partecipe come a suo tempo faceva Floris e la mancanza del bravo Zalone si sia sentita. Comunque a mio avviso Crozza ha fatto benissimo a “tenere le distanze”, ma non a causa della sua ovvia incompatibilità con quel palcoscenico, quanto perché ogni volta che nominava il nome di Renzi invano e senza la solita bava Rai alla bocca, si creava nel teatro Ariston un silenzio da  profonda e insostenibile leggerezza dell’Essere che faceva sinceramente temere per il destino ultimo di questo bravo comico.

Ma se Crozza non ha fatto le solite bollicine, neppure Maria De Filippi ha brillato troppo. Non è un male, secondo me, piuttosto il contrario: significa semplicemente che non sono stati  ancora assimilati dal Borg-Rai che uccide ogni intuizione di creatività, mentre voler fare intrattenimento sui suoi palcoscenici ammaestrati è un poco come voler fare la rivoluzione bolscevica prendendo prima il te dalla cinque dalla zarina. Vero è però che se la zarina in questione fosse stata Sof’ja Alekseevna Romanova, reggente sul trono russo e sorella di Pietro il grande, la quale tentò in ogni modo discutibile di preservare il potere a spese del consanguineo più giovane… be’ la serata sarebbe stata sicuramente molto più interessante e, visto il potpourri noioso e inconcludente al limite della legalità, qualche testa… pardon, qualche poltrona inutile in RAI sarebbe sicuramente saltata, ma tant’é!

PS In compenso la penosa scenetta messa in piedi con il Dylan farlocco è risultata così orripilante da rassicurare tutti: la nostra mamma-Rai è riuscita a peggiorarsi anche in quest’ultimo anno in cui pareva impossibile per qualsiasi mente umana immaginare un simile risultato: Rai di tutto, di meno (tranne quando si tratta di Raggi, come ha ben dimostrato il successivo schifiltoso e ignobile stacco del TG1 festivaliero che ha dedicato almeno uno dei suoi cinque all’inesistente caso capitolino: vergogna!!), e ho detto tutto.

Un raro momento canoro valido creato a Sanremo…

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