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L’analfabetismo di ritorno dei nostri giovani. Ovvero la “buona” scuola

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non vorrei che si stesse accortamente aggiustando il celeberrimo paradigma giornalistico di Alberto Arbasino, in virtù del quale «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”, laddove solo a pochi fortunati l’età concede di accedere alla dignità di “venerato maestro”». Insomma, non vorrei che nell’Italia renzista post-rivoluzione digitale si passasse troppo velocemente dalla categoria di brillante rottamatore a quella di venerato padre della Patria ignorando l’imprescindibile step di astuto e scaltro stratega.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Nico Grilloni

funny-big-bang-theory-sheldon-reads-comic-book-animated-gif«Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (in grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare”. “… troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”.

Un tanto, fra l’altro, si legge in una lettera di seicento docenti universitari inviata al Governo e al Ministro dell’istruzione. Ma mi chiedo se finalmente suonerà la sveglia nelle giuste sale e alle orecchie di chi dovrebbe ascoltare per poi assumere i dovuti accorgimenti per estrarre da un immenso pantano i nostri giovani. Perché il fenomeno non è recente.

L’Ocse lo registra da anni, ma fin qui sembra che i vari rapporti redatti dall’organizzazione internazionale non abbiano trovato lettori che, quantomeno, ne verificassero i contenuti.

Alla base di questa diffusa ignoranza che fa sì che, per il paese-Italia, si parli di analfabetismo di ritorno, non ci sono i tablet e gli smartphone come semplicisticamente affermano i genitori e, purtroppo, anche alcuni insegnanti. Alla base di questo deprecabile fenomeno ci sono le carenze nell’ambito familiare, sulle quali per il momento soprassiedo, e nella scuola. In particolare nella scuola elementare e nella scuola media. Dalla prima gli scolari escono senza saper leggere adeguatamente, senza saper scrivere un benché minimo componimento, senza saper fare le quattro operazioni. Si provi a far eseguire ad un allievo della quinta classe una qualsiasi divisione nella quale magari il dividendo sia minore del divisore…

E la media? La media, che una volta era il rigoroso, serio percorso che conduceva organicamente dalle elementari alle scuole superiori, ora altro non è che una sesta, settima e ottava elementare. Perché sull’onda di un ottuso socialismo, la si è voluta trasformare nella cosiddetta media unica chiudendo le scuole di avviamento professionale alle quali accedevano coloro che non intendendo andare al liceo o a qualunque altra scuola superiore, conquistavano un diploma di immediata utilizzazione. Dal corso di avviamento professionale uscivano tecnici bravi un po’ in tutti i settori della tecnica: elettricisti, elettrauto, meccanici, ecc. Poi, per compensare l’assenza di questa valida scuola, è stato necessario dar vita alle scuole regionali, spesso gestite male e spesso per opportuni interessi di bottega politica.

E allora è chiaro che alle scuole superiori giungano quelle che Sgarbi chiamerebbe capre, capre, capre. Che come capre non sanno fare neppure le moltiplicazioni elementari. Un giorno ho scoperto che un allievo di quarta liceo per fare sette per cinque sommava mentalmente sette volte cinque. Me ne accorsi dal moto delle labbra che si aprivano e chiudevano facendo chiaramente capire che fra sé e sé ripeteva cinque, dieci, quindici… Mi misi a ridere e gli dissi che per sua fortuna non doveva fare nove per nove…

Chiedevo ad un allievo di leggere la prefazione di un libro. La che? Mi chiede subito. Era un allievo di quinta liceo, ma prefazione era parola che non aveva mai sentito.

Sono entrato in un’aula con allievi della quarta liceo e ho chiesto ad un allievo quale libro avesse recentemente letto. Mi ha guardato con sospetto e poi ha detto di non aver mai letto un libro. In questa classe solo qualche ragazza aveva letto qualcosa. I ragazzi, giunti a diciotto anni, non avevano mai letto un libro.

E ancora: si provi ad ascoltare l’esposizione di un capitolo di storia o il commento all’opera di un qualsiasi autore. Da rabbrividire.

Adesso, come dicevo, sono i docenti universitari, a suonare l’allarme. Anche perché, come ha dichiarato più di qualcuno, sono stufi di dover correggere l’italiano nelle tesi di laurea dove si colgono errori ortografici e grammaticali che non sarebbero concepibili neppure alle elementari.

E allora, dato il calibro dei professori scesi in campo, è auspicabile che chi di dovere faccia il suo dovere. Che è di coltivare la crescita di una gioventù che sappia leggere, scrivere e far di conto.

Forse una rinnovata, costante e determinata attenzione e qualche decimo di pil in più dedicato all’istruzione sarebbero strategie opportune anzi, indispensabili.

Nico Grilloni

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info@ipaziabooks.com

2 Comments on L’analfabetismo di ritorno dei nostri giovani. Ovvero la “buona” scuola

  1. Vero che noi giovani non siamo a livelli accettabili quando si approva all’università ma vorrei che si evitasse il luogo comune “i giovani d’oggi sono fannulloni”. Non è che magari è il sistema scolastico che è assolutamente inadeguato?

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  2. Sono d’accordo con te. Di più, visto che sei in Svezia per l’Erasmus perché non ci mandi un piccolo reportage dalla Svezia che stai visitando? Se vuoi puoi mandarlo a redazione.rosebud@gmail.com, sarei lieta di pubblicarlo. Saluti.RB

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1 Trackback / Pingback

  1. Mi manca la parola

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