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Giornalismo italiano metaforico – Delle occhiaie e della stanchezza di Travaglio e dei sondaggi politici farlocchi.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Macché, macché! Travaglio lo sopravvaluta (nda: sopravvaluta Renzi)…. Questo signore non ha una strategia perché non è capace di averla… Renzi spara cazzate! Il suo grande alleato è la vigliaccheria congenita del sistema politico italiano! E che fai tu, Gruber? Sei diventata una sostenitrice di Renzi? Non ti riconosco più! Cosa pensi possa accadere a un paese come questo guidato da un Premier come questo? Cosa credi sia successo oggi per giustificare la lettera a Repubblica pubblicata senza critiche? Renzi avrà chiamato Calabresi e gli avrà ordinato: “Senti, c’ho una lettera… pubblicamela!”. Un giorno chiamerà Cairo e gli dirà: senti, questa Gruber mi sta sulle scatole, toglila!”.

Giampaolo Pansa, Otto e mezzo (La7), 11 febbraio 2016

Tratto dal Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu.

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Rina Brundu

2travaglio_675Stasera l’ospite speciale del DiMartedì (La7) condotto da un Giovanni Floris in chiara astinenza dagli ascolti che gli procurava Maurizio Crozza, è stato un Marco Travaglio che, suo malgrado, ha dovuto tenere il palcoscenico, la scena per più di un’ora, finanche mentre la sua prima pagina veniva preparata per andare in stampa. A dirla tutta il direttore de Il Fatto Quotidiano si è presentato già stanco: due grandi occhiaie gli adornavano il volto, mentre le tempie erano chiazzate di rosso qui e là.

Certo, quando Travaglio ha infine parlato, il j’accuse contro le opinabili gesta della nostra incommentabile classe politica, e contro il renzismo in particolare, non è stato meno brillante del solito, ma sicuramente il direttore appariva diverso dalla miglior forma esibita in altre occasioni. È stato guardandolo che mi sono fermata a riflettere su come fare giornalismo come lo fa Travaglio e come la fa il suo giornale debba essere senz’altro un impegno importante. Anche snervante: corri a controllare quel rigo lì che sennò ti querela Tizio, affrettati a togliere quell’avverbio di là altrimenti ti querela Caio. E poi bisogna studiare, tenersi aggiornati costantemente, in un mondo che corre veloce e in cui le dimensioni del reale e del virtuale tendono a confondersi sempre più spesso.

Il fatto è che non ci siamo abituati: in Italia non ci siamo abituati a vedere giornalisti con il volto affaticato e gli occhi cerchiati dall’arduo compito del dover raccontare la verità. In Italia abbiamo il giornalismo alla Giletti, alla D’Urso, alla Paolo Mieli che muove di studio in studio di libro in libro sempre attento a non “esporsi” mai troppo, e dulcis in fundo l’apoteosi: il giornalismo vespiano, ovvero l’antigiornalismo per eccellenza!

Possiamo considerare dunque le occhiaie di Travaglio come metafora di una Italia intellettualeggiante che lavora? Non saprei, magari il direttore ha passato l’ultima notte in discoteca o a darsi ai bagordi, tutto può essere. Certo è che anche se fosse, anche se quelli fossero marchi procurati sulla carne viva da un insano divertimento, tali occhiaie gli stavano bene sul volto e a loro modo raccontavano comunque la fatica del vivere in un ambiente che mai avremmo immaginato faticoso: l’ambiente del giornalismo italiano, appunto!

Meglio ancora, quelle occhiaie raccontavano una verità. Un’altra verità. Quella che per esempio non riescono neppure ad immaginare quei sondaggisti che oggi come oggi danno il M5S e il PD testa a testa e che, per inciso, sono quegli stessi sondaggisti (tutti) che due mesi fa davano il SI e il NO al Referendum costituzionale distanti di un “filino” e non di quasi venti punti; quegli stessi che proprio non riescono a smettere di dare il contentino (in termini percentuali) a chi commissiona il lavoro che fornisce la pagnotta e non sanno proprio impedirsi di “regalare” un head-start di almeno un 5% a qualsiasi governo in carica.

Secondo me, e senza voler esagerare, nell’Italia di oggi il Movimento di Grillo viaggia invece tra il 40 e il 45% e di fatto comincia a fare un sol boccone persino dei consensi di strati di popolazione che prima non avresti mai sospettato di date simpatie. Se poi pensiamo che tanto di questo “consenso” è arrivato al M5S grazie alle recenti gesta scriteriate e genuflesse di circa il 90% dei colleghi di Travaglio, per intenderci quelli che non vedresti mai con le occhiaie, comprendiamo finalmente anche ciò che riesce a fare il cattivo giornalismo impegnato a spulciare le scoregge della Raggi: miracoli, letteralmente, altro che metafore!

Rina Brundu

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