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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e caso Raggi: basta, avete rotto i coglioni!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

allarme-inutileIeri pomeriggio ha cominciato il giornale di Travaglio con tanto di coperta blanket size per dare nota di un avviso di garanzia alla Raggi riguardante la nomina del fratello di Marra, per inciso la nomina già revocata “in autotutela” come ebbe a dire la stessa sindaca in occasione dell’intervista con Giovanni Floris, poco più di una settimana fa. Non ho letto il pezzo de Il Fatto Quotidiano che, prudentemente e accortamente, questa mattina è “passato oltre”. Sempre ieri sera (forse anche oggi, ma non intendo andare a guardare), un poster gigante, stile orgasmi in adulazione al Renzi prima maniera, campeggiava sulla home del Corriere.it. Non ho perso tempo neppure a scorrere la prima pagina, ma a lungo sono rimasta indecisa se ordinare su Amazon una scorta di tampax e mandarli in Via Solferino.

Poi si legge, sempre su Il Fatto di Travaglio, che ieri l’argomento Raggi sarebbe tornato in grande spolvero nel programma della Gruber che ho però bandito per un dato tempo e quindi, fortunatamente, ho evitato l’ennesima sceneggiata. Già, perché di mera sceneggiata mediatica si tratta, questa volta però con un aggravante: il caso Raggi sui media italiani ha infatti rotto i coglioni e sta decisamente diventando controproducente per chi se ne occupa. Possibile che nessuno di questi validi cavalli di razza redazionali se ne sia accorto? Possibile che non lo abbiano capito? Che non lo abbiano capito in quel della sede PD votata a darsela sugli zebedei è un conto, ma è davvero credibile che tra tutti i giornalisti italiani non ce ne sia uno clever-abbastanza da rendersi conto di questo status quo?!

Lo stare-sui-coglioni di questo caso mediatico Raggi diventa poi mero e proprio insulto al lettore quando si pensa al silenzio connivente e colpevole con cui i media italiani hanno affrontato la recente tragedia terremoto, denunciando uno stato di emergenza informazionale italico degno di un Paese canaglia. E quando parlo di “tragedia” non mi riferisco tanto al disastro naturale, quanto piuttosto al disastro organizzativo e “colposo” che si è evidenziato nel background e per il quale pagheranno, come sempre, gli ultimi della fila. In questa occasione, infatti, non c’é stato un solo organo di informazione che abbia puntato, con la determinazione che sarebbe stata necessaria, il dito contro il mutismo scaltro di una classe politica immonda che ha pensato bene di tenersi alla larga dei terremotati, dimostrando con ciò di avere bene imparato il “glorioso” esempio settato dal peggior renzismo dalle alluvioni di Genova in poi.

Un silenzio politico, quello di questi giorni, a momenti quasi dannunziano nel suo riproporre momenti conditi di cesure anaforiche: Taci! Ascolta! Pardon, forse mi sbaglio, magari era dannunziano più che altro nelle usate modalità da regime, anche mediatico, con cui si è estrinsecato. E adesso appunto l’anelato momento di ristoro: vai col caso Raggi, battiamo sugli zebedei arroventati, finché dura… o finchè la soffice poltrona non verrà tolta loro da sotto il culo alla prossima occasione propizia? Il dubbio mi assilla.

Rina Brundu

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