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Filosofia dell’anima – Aldo Moro. Anche Wikipedia Italia reticente sulla sua figura mentre si tenta la beatificazione di Craxi.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

moro_andreotti

Andreotti e Moro

Si fa un gran parlare in questi giorni della “necessità” di ridare lustro alla figura sbiadita dal giudizio della Storia di Bettino Craxi, o almeno alcuni ne parlano. Si fanno i nomi del sindaco di Milano Beppe Sala (che l’avviso di garanzia che avrebbe ricevuto lo scorso dicembre, lo stia inducendo a incensare la politica del “mal comune mezzo gaudio”?), del ministro Orlando, che incidentalmente è pure l’attuale ministro della Giustizia di questa disgraziata Repubblica, and so on so forth, con sostegno più o meno dichiarato a questa urgente iniziativa a seconda della propria storia e delle proprie esigenze, del proprio tornaconto economico e politico. I cittadini normali sono naturalmente presi da altre problematiche, alcuni, si legge, finanche a capire se saranno tra i “fortunati” a cui verranno assegnate le case per i terremotati ma queste sono altre storie, meglio ancora, sono le solite storie di ordinaria cattiva ammistrazione italica, altro che ridare lustro alla figura appannata di Bettino Craxi!

Ma in questi giorni mi sono ricordata anche di Aldo Moro. Forse perché ho visto un documentario in un qualche canale televisivo inglese dove si parlava di Gladio, di servizi segreti di piena guerra fredda, delle trame di Cossiga e naturalmente del famigerato sequestro di questo politico DC. In quel programma, mi ha colpito come gli sceneggiatori, produttori, chi per loro, si siano voluti soffermare soprattutto su una delle lettere che Moro scrisse alla famiglia quando aveva già capito del suo destino segnato e su questo passo in particolare: “Con il mio è il grido della mia famiglia ferita a morte, che spero possa dire autonomamente la sua parola. Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema, liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa, per impedire che della D.C. si faccia quello che se ne fa oggi. Per questa ragione, per una evidente incompatibilità, chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato, né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore”.

È stato subito dopo la visione di questa trasmissione che mi è venuto l’impellente desiderio di rivedere alcuni fatti della nostra storia recente, l’intera tragica vicenda di Aldo Moro, ed è sempre stato allora che, come spesso avviene in questi tempi digitali, il primo punto di approdo è stata la pagina wikipedica, più specificamente quella italiana. Con mia grande sorpresa (ma non troppo), l’ho trovata politicamente “reticente”, di sicuro mancante di una verità storica sostanziale, corredata di pochi cenni al potente “j’accuse” che questo statista riservò all’infame casta politica con cui aveva condiviso il suo lavoro e la sua passione. Per capire quanto reticente sia Wikipedia Italia su questo argomento (ma non solo su questo, al punto che davvero ci si comincia a chiedere a chi abbia dato in mano Jimmy Wales la redazione di questa importantissima enciclopedia nella lingua di Dante!!!), è meglio che ogni lettore confronti di suo la pagina italiana di Moro con quella in lingua inglese e così potrà comprendere davvero il mio cruccio.

Comunque non è dell’attitudine tutta nostra alla censura che volevo parlare in questa occasione, quanto piuttosto di quell’Aldo Moro che a ben guardare resta una delle poche figure politiche dell’Italia repubblicana di cui non ci si debba vergognare. Certo, un malfidato potrebbe pure fare l’equazione che per trovarne uno di cui non vergognarsi bisogna che sia morto e possibilmente morto male, ma sarebbe essere davvero spietati se si tentasse di far valere questo pseudo-assioma populista quando si considera la figura di Aldo Moro, il quale è stato prima di tutto una vittima illustre del mostro politico che siamo stati capaci di creare noi italiani nel dopoguerra; una vittima dei suoi scagnozzi più potenti, alcuni dei quali continuano a vivere e a regnare indisturbati, pensando che il momento del redde-rationem non arriverà mai.

Invece quel momento arriverà, sia per la giustizia terrena sia per quella giustizia più metafisica nella quale sovente queste figure scaltre, ma comunque figlie dell’Italia più provinciale degli ultimi quattro secoli, sembrano riporre più fiducia, almeno nella sua versione tutta fatta di preci da recitare contriti, santini, acque benedette e compagnia bella. Del resto si chiamava Democrazia Cristiana, no? A volte mi domando se Cristo non abbia mai inteso chiedere loro i danni. Forse sì, ma poi ad impedirgli di procedere oltre sarà stata quasi certamente la coscienza che in un eventuale processo italico lui non sarebbe riuscito ad “interessare” la magistratura al suo caso, almeno non quanto la parte avversa, e il cerchio si chiude.

Rina Brundu

PS Qui di seguito il link alle “Lettere di Aldo Moro” che poi ho ritrovato sul bel sito fisicamente.net del Prof Renzetti. Anche perché non sono tanti i siti italici che le pubblicano, ma sono molti quelli che, alla maniera di Wikipedia Italia, tentennano e cincischiano, strattonano la “verità” da una palla all’altro perché tutti hanno famiglia e non si sa mai… Sic!

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