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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Della cosiddetta marcia delle donne: perché non hanno votato Clinton quando serviva? O del pseudo- femminismo liberal e radical-chic usato per fare propaganda politica, che se lo infilino su per il c….

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

annie_kenney_and_christabel_pankhurstArrivai fino al punto di scrivere un post dando la vittoria della Clinton come cosa fatta quando ancora mancavano ore alla dichiarazione dei risultati (vedi cover in calce): colorai l’intero sito di rosa, tanto lo wishful thinking mi vinceva. E questo naturalmente non perché pensassi che una vittoria di Hillary Clinton alle scorse elezioni presidenziali americane fosse cosa buona e giusta, o che la continuazione delle politiche un po’ spastiche di Obama fosse nettare degli dei per l’well-being del pianeta, piuttosto perché pensavo che quella fosse una occasione storica unica, una occasione dove ciò che contava fosse raggiungere il risultato, ovvero bisognava riuscire finalmente ad insediare una donna sullo scranno politico più potente del pianeta. Bisognava che una donna, anche capace come lo è certamente Hillary Clinton, diventasse il primo presidente degli Stati Uniti senza gioielli tra le gambe.

Invece no, gli americani, ma soprattutto le americane, hanno deciso diversamente. Nello specifico hanno preferito votare un qualcuno che, tra le altre cose, era stato accusato da diverse donne, a torto o a ragione, di molestie e di comportamenti scorretti nei loro confronti, di reiterata prevaricazione nei confronti del loro genere. Che poi, se la memoria non mi inganna, in quel periodo importantissimo per agguantare quel risultato storico, io non ricordo grandi manifestazioni delle donne a favore della Clinton, non ricordo spinte globali organizzate, non ricordo Tizia o Caia venirne fuori con discorsi to-remember, con discorsi che sapessero fare una differenza.

Adesso però, adesso che le matrone arrivate e satolle, in quel dei potentissimi giornali liberal americani, in quella hollywood democratica più per interesse di portafoglio che per per valide ragioni civili, e in molti altri luoghi trendy del globo terracqueo dove non si sa bene come trascorrere il tempo, la noia uccide e quindi si è trovato pure il tempo per realizzare che il prezioso meccanismo faticosamente rodato in questi ultimi cinquanta anni si è rotto (non sto parlando del sistema meccanico che fa vivere i loro sex-toys!), adesso sembrerebbe si senta il forte bisogno di rinverdire le forti campagne femministe d’antan. O giù di lì. Proprio così: io però resto scettica, soprattutto perché non mi abbandona la forte impressione che codesti “alti pulpiti”, che a parole dicono di voler difendere i diritti delle donne, stiano invece affannosamente riscoprendo l’usata abitudine di usare le sacrosante campagne per salvaguardare i diritti di chicchesia, in funzione di mera arma politica contro un avversario che non sono stati capaci di sconfiggere durante una elezione democratica.

Ecco, per quanto mi riguarda, questo tipo di “femminismo” se lo possono mettere su per il culo. Di sicuro, non sarà quella di cui si sente ciarlare in questi giorni, e che sarebbe in via di organizzazione, una marcia-in-rosa che io sosterrò in nessun modo. I diritti delle donne non si strumentalizzano per fare politica becera, specie quando ci si accorge che la calda poltrona ti è stata letteralmente soffiata da sotto il sedere mentre eri intenta a truccarti. I diritti delle donne si difendono ogni giorno e non c’é luogo reale o virtuale che in verità non offra occasione per provarsi in questi capacità di lotta, agli uomini di buona volontà come alle donne, laddove nella nostra stessa italietta provinciale basta anche solo pensare all’utilizzo quotidiano, reiterato, continuato, svergognato del corpo femminile più o meno svestito nelle home di dati giornali trendy. Per inciso, proprio di quei giornali che sovente promuovono queste campagne ridicole e pseudo-femministe, copiandole acriticamente e pedissequamente dal guru o dalla guru-in-voga oltreoceano.

Ma soprattutto i diritti delle donne non si usano in chiave anti-democratica per costruire elementi d’impeachement contro un presidente democraticamente eletto, per quanto opinabile sia la sua figura. Se ritieni che ci siano prove di colpa a suo carico, fatti coraggio e portali ai giudici, non dubito che ti ascolteranno, ma lascia stare il “femminismo”, lascia stare le pseudo-campagne per i diritti civili, lascia stare la dignità di chi ci ha rimesso la pelle per combattere queste battaglie, il più delle volte nell’anonimato senza appello e circondata dal più totale silenzio. Da un silenzio colpevole e connivente contro il potente molestatore di turno.

Rina Brundu

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L’incredibile coperta di Rosebud dell’8 novembre 2016, che ho conservato proprio per dimostrare a cosa possa portare anche lo wishful thinking…notiziabile. Sic.

 

 

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