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Dubbi politici arcani: che fine ha fatto Bersani? E sullo scaltro tentativo di rimandare le elezioni come fecero col Referendum: sarà un boomerang!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

totoScagli la prima pietra chi ha dato vero credito al Renzi che nell’aftermath della sua mogia uscita di scena, gridava ai quattro venti: elezioni, subito! Se questo qualcuno esistesse, di fatto dovrebbe autodenunciarsi per coglionaggine conclamata, chissà, magari rendere la cosa nota potrebbe aiutare a trovare una cura nel breve!  Ma dubito fortemente che quel “qualcuno” esista o sia mai esistito. Ci si domanda invece dove pensava, nel caso, di andare il ducetto di Rignano, dato che tecnicamente avrebbe dovuto richiedere la sua implausibile incoronazione a premier-eletto, a quello stesso popolo che non solo lo ha rimandato a casa di malagrazia, ma che più il tempo passa più sembrerebbe ricredersi con convinzione su quelle che erano le sue “supposte” capacità di leadership.

In realtà, si trattava del solito giochetto di cultura politica-fascista nella sua essenza. O, per meglio scrivere, il Matteo Renzi che reclamava le elezioni subito dopo la batosta ricevuta, mi ricordava il Mussolini che gridava ad un popolo catarticamente preso (perché almeno LUI un popolo che lo seguiva ce l’aveva sicuramente!): spezzeremo le reni alla Grecia in due o dodici mesi, poco importa, armiamoci e partite! O giù di lì. Che, come si evince, il fattore tempo contava anche in quei tempi meno illuminati, figuriamoci ora!

Chi vanta una memoria mediamente decente, ricorderà a questo proposito anche le sceneggiate renziste che fecero del famoso Referendum d’ottobre l’immortale Referendum del 4 dicembre. Di nuovo, mi chiedo: chi, a cose fatte, non concorda che se si fosse tenuta ad ottobre, come originariamente annunciato, quell’occasione politica avrebbe forse riservato meno grane al renzismo? Invece no, hanno procrastinato perché bisognava fare campagna elettorale, ammorbare il popolo da ogni possibile pulpito, usare i megafoni Rai per rincoglionirlo, forti della convinzione di sapere come va il mondo. Purtroppo per loro, il mondo da una ventina d’anni ha preso a muovere in altra maniera e peggio per chi non se n’é ancora accorto!

Secondo me, i renzisti vanno necessariamente catalogati in questa ultima categoria: infatti, non solo sembrerebbero non avere imparato nulla dalla sonora sconfitta subita in occasione dell’appuntamento referendario (anche perché per imparare serve riflettere e in casa renzista la riflessione non sembrerebbe venir celebrata quanto l’asservimento incondizionato alla volontà del ras di turno), ma tutto fa pensare che intendano ripetere l’esperimento. Ed è così che da elezioni subito, si è passati ad elezioni in primavera, no, forse a giugno, settembre è meglio, per concludere con quella che era sempre stata la vera mira: elezioni a fine legislatura, sai che orgasmo amministrativo!

Ma sbaglierebbe chi pensasse che il PD voglia sfidare il concetto einsteniano in virtù del quale mostra chiari sintomi di pazzia chi ripete un esperimento fallito senza cambiarne i parametri e si aspetta un diverso risultato, di fatto codesti amministratori della vita pubblica, attualmente impiegati dall’ex glorioso partito che fu di Gramsci, sanno bene che serve loro tutto il tempo: il tempo per assicurarsi benefici e prebende, per incamerare tutto il denaro pubblico disponibile, per collocare altri amici degli amici nei punti nevralgici dell’amministrazione pubblica, per far sparire le “prove” dove necessario, qualsiasi esse siano, per escogitare una strategia decentemente funzionale e anti-grillina in ottimale sinergia con gli sgherri mediatici, possibilmente provando una volta di più ad imbavagliare la Rete. Naturalmente sarà una sonora badilata nel fondoschiena quella che riceveranno nel 2018, e non è escluso che dopo di allora tracce di renzismo si troveranno solo negli strati più profondi della crosta terreste, ma se per allora la maggior parte di codesti signori sarà riuscita ad evadere in paradisi esosi e gagliardi, o a trovare un posto pubblico promettente, tanto selvaggio darsi da fare ne sarà valso la pena, no?

Come dire che ancora una volta l’immenso comico aveva ragione “La serva serv…”, pardon, Mussolini aveva ragione: con la questione greca il tempo serviva! E come dire che in fondo, a questo punto della narrazione, anche l’ultimo dei “dubbi arcani” rimasti – vale a dire, dov’é Bersani? – è risolto: tra una intervista al giornale di De Benedetti che sarebbe in debito con MPS e un turno a briscola al bar di paese, l’ex Segretario si starà forse interrogando con chi dovrà stare, con chi dovrà schierarsi nel 2018 per incassare l’ennesima vittoria di Pirro. Perché è indubbio che occorra cominciare a pensarci fin da adesso, adesso che quella futurà sconfitta vive alla stregua dello spermatozoo che deve ancora iniziare la sua corsa e nell’attesa si limita a saltare da una palla all’altra.

Rina Brundu

 

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