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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Cinquanta sfumature di grigio padovano. O dello Shakespeare in love.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

download-7Si legge che in una qualche parrocchia padovana (non so quale di preciso perché la lettura non è stata delle più attente), un tal don Andrea Contini si sarebbe dato alle orge in compagnia di altri sacerdoti e di numerose signore, finanche innamorate di questo tal don Contini (che somigliasse al don  Matteo di gioventù? Nel qual caso, come  dare loro torto?). Si legge pure che in alcune di queste situazioni ci sarebbe stata “violenza” e francamente questo mi pare l’unico punto censurabile dell’argomento: se l’accusa rispondesse al vero che sbattano i responsabili in galera e buttino via la chiave. Si legge che il vescovo si stia vergognando, ma de-che non è dato sapere.

Di norma non sono solita prendere le difese di codesti prelati perché in genere sono colpevoli di peccati ben più grandi di quelli che vengono alla luce, ma in questo caso mi pare eccessivo far ricadere “colpe” che sono strettamente personali, parlo della violenza che ci sarebbe stata, su un superiore. Per quanto riguarda l’altro aspetto, quello più pruriginoso, anche qui mi pare che il vescovo esageri, a meno che naturalmente non abbia in qualche occasione partecipato anche lui e si sia reso conto che tali incontri dovevano essere organizzati in altra guisa per renderli più appetibili, insomma, a meno che il vescovo non stesse parlando della “vergogna” di non essere riusciti a fare meglio.

padovaSi ride per non piangere e anche perché le altre notizie di queste ore appaiono ben più tragiche sotto qualsiasi punto di vista. Che a ben guardare il fattore notiziabile qui non c’é neppure ma i giornali qualcosa di “pruriginoso” debbono pur riportarlo per “colorare” la pagina: ne va della loro stessa esistenza! Evviva dunque l’ennesimo scandalo alla “uccelli” di rovo, nell’attesa che la Chiesa cattolica si decida a comprendere che i suoi “pastori” sono uomini, con tutte le loro naturali pecche, con le solite umane inclinazioni, non angeli che si nutrono di eterica beatitudine. Ma io ho fiducia, resto convinta che entro i prossimi duemila anni il problema verrà risolto, once-and-for-all e da quel momento in poi la conditio per diventare sacerdoti sarà chiara e categorica: bisognerà essere già castrati o castrarsi prima dell’ordinazione, per la serie “A mali estremi estremi rimedi”.

Senza voler mancare di rispetto a quelle persone che attendevano messa con don Contini, e che nella stragrande maggioranza probabilmente si trovavano colà non per vedere lui ma per soddisfare le necessità della propria spiritualità, l’aspetto che più mi ha colpito in questa vicenda è il tratto “teatrale”, quasi shakespeariano, tipo Shakespeare in love per intenderci, che doveva connotare le messe dette da questo parroco. Immaginiamoci infatti la solita atmosfera solenne, profumata di incenso che abita le chiese in quelle occasioni, i fedeli compresi, qualcuno catarticamente rapito da un qualche quadro di santo, il crocifisso che si racconta muto, i chierichietti un poco ilari un poco spaventati, l’altare addobbato e fiorito. Infine, arriva lui, don Contini, il quale, alla stregua del più scaltro degli Iago, arrappato come una bestia, imbroglia e conta il tempo che gli servirà per terminare messa con qualche a-parte sui-generis (ovvero non destinato all’asse esterno comunicazionale, allo spettatore, quanto piuttosto direttamente a se stesso), e intanto, mentre ciancia di beautitudine, di marie, di contrizione, pensa soltanto al successivo incontro hot in sagrestia: straordinario, no?

Non proprio! Dryden, un altro grande drammaturgo più tardo del bardo, avrebbe detto…. that is the way of the world (i.e. Così va il mondo) e, a differenza del vescovo di Padova, mai avrebbe pensato di doversi vergognare di una colpa che non gli compete: ognuno infatti fa quel che può, come viene viene… e mi pare proprio che sia il caso di ribadirlo con maggior convinzione proprio in questa occasione. Sic.

Rina Brundu

 

 

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