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Nuove leadership. Quando la personalità e l’etica partitica fanno la differenza: il caso Chiara Appendino che straccia il Matteo Renzi deciso a fare una nuova “passeggiata” a spese degli italiani.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

appendinoTra gli annunci di altre catastrofi che attenderebbero il mondo nel futuro prossimo (si pensi al caso Brasile, dove un livello di corruzione politica e amministrativa importantissimo ha fatto sì che una nazione ricchissima guardi ai prossimi venti anni con terrore e con la prospettiva di giornate lavorative minime di dodici ore), si legge che Matteo Renzi stia per tornare in campo. Le avvisaglie ci sono tutte: interviste ai giornali compiacenti, occhielli ammicanti (si fa per dire) su tutti gli altri quotidiani, sondaggi di convenienza (per la serie è tanto vero che il PD sta al 30.1% in Italia quanto è vero un risanamento entro domattina del nostro debito pubblico), esegesi trendy su possibili alleanze con Berlusconi e soprattutto il terrore che oggettivamente incute nella maggior parte dei cittadini italiani una simile prospettiva, ovvero in quegli stessi cittadini che peraltro sono già scesi in campo a cacciarlo di malo modo poco più di un mese fa.

Il “terrore” sicuramente giustificato dai danni procurati in tre anni dalla politica arrivista e supponente incensata da Matteo Renzi e dai suoi compari, la “sorpresa” determinata invece dalle reiterate promesse fatte dal ducetto di Rignano di lasciare la politica qualora fosse stato “sconfitto”. Dato che per sua stessa ammissione egli non ha perduto ma “straperduto”, adesso abbiamo conferma di quanto avevamo intuito nei 36 mesi precedenti il Referendum: la parola di Matteo Renzi vale quanto una scoreggia d’insetto. Già durante i tre anni di renzismo pre-referendario mi era capitato di citare sul blog questo aforisma di John Maxwell: “Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata”. Lo riprendo in questa occasione perché ho legittima tema nel pensare che l’ex PdC più malvisto dagli italiani, abbia tutta l’intenzione di imbarcarsi in una nuova “passeggiata”, sempre a spese degli italiani, di chi altri?

Detto altrimenti significa che questa “casta” politica immonda, non solo non ha capito che ha fatto il suo tempo, ma non ha neppure capito che i tempi sono cambiati e che i modelli di leadership sono cambiati con i tempi. Il peggio di questo status-quo deleterio è che questo cambiamento dei requirements della leadership non l’hanno compreso neppure gli sgherri pseudo-intellettualeggianti del renzismo che continuano indefessi a gridare gli usati e noiosi refrainsAi cinque stelle manca una cultura politicaand so on and so forth. Tutto questo anche quando, fuori dal cortiletto politico, si devono però confrontare con la figura gigante di Papa Francesco, vero leader globale di questi tempi difficili, ed esempio plastico della perfetta realizzazione su piano factual di questi nuovi requirements delle moderne leadership (a questo proposito ricordo ancora con sorriso scaltro, le capriole dialettiche fatte da Giovanni Floris durante un confronto televisivo per assicurarci che quello del Papa non era populismo, per la serie ti accuso di populismo solo se so che non me ne può venire danno, etc etc).

Lungi dal non avere “cultura politica”, i pentastellati hanno, a mio avviso, un’altra “cultura politica”, certamente molto più in linea con le necessità dei tempi, ovvero una cultura-politica che predilige piattaforme partitiche dotate di un’etica a tutto tondo, meglio ancora dotate di quell’etica che la politica italica degli ultimi 50 anni si è messa sotto le scarpe, che il renzismo ha svilito e deriso. Ne deriva che quando ad una tale piattaforma “risanata”, aggiungi una personalità capace, come è avvenuto a Torino con il nuovo sindaco Chiara Appendino, diventata in questi giorni il sindaco più amato d’Italia, hai fatto tombola! E questa è di fatto la via che il Movimento di Grillo dovrebbe perseguire in ogni situazione, fregandosene dei pseudo-casi montati ad arte dalla stampa schierata (che come si è ben visto non intaccano le preferenze di un elettorato non-stupido, anzi!), e lasciando al Renzi di minacciare la sua nuova calata (passeggiata?) lanzichenecca: a bloccarla infatti ci penserà il popolo e questa volta sarà per sempre!

Rina Brundu

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