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RAI – Il disastro nel disastro (23). Sulle critiche a Maria De Filippi che lavorerà gratis a Sanremo: meglio Benigni che elogiava la Costituzione che poi voleva trombare?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

RAISANREMO.jpgNell’edizione del Sanremo 1967, i cantanti Antoine e Gian Peretti portarono al successo una canzoncina titolata Pietre, il cui incipit recitava: “Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai”. Confesso che questo (allegro?) motivetto mi è tornato in mente in questi giorni, quando ho letto che Maria De Filippi parteciperà all’edizione 2017 di Sanremo, che lo farà a titolo gratuito, e soprattutto quando ho letto critiche varie e avariate a questa sua decisione.

Se ho capito bene, i radical-chichissimi blogger che l’hanno contestata (il giornalismo e i giornalisti di lotta-civile sono stati tutti metabolizzati dal renzismo, sono scomparsi e dunque meglio non citarli onde non risvegliare quel vecchio dolore), starebbero criticando soprattutto l’esempio scarsamente etico che questa conduttrice darebbe in un tempo in cui il lavoro scarseggia e i voucher renziani fanno il resto, ovvero sputano in faccia alla dignità del lavoratore.

Non sono d’accordo! Non sono davvero d’accordo con questi opinionisti online, sotto molteplici punti di vista. In primis, se proprio dovessi fare una critica a questa valida intrattenitrice (peraltro l’unica che abbiamo in Italia), sarebbe sempre la solita. Ovvero, le consiglierei di darci un taglio con i programmetti cacciaroni, low-profile, con le ospitate d’antan tipo “Il Volo”, o dei Garko e bellocci patinati vari (che poi, quante nonne ci saranno in Italia? E perché Canale 5 si ostina a considerarle un pubblico privilegiato dato che per ovvie ragioni tireranno le cuoia presto?), e magari di iniziare un percorso più professionalmente “impegnato” che potrebbe essere senz’altro nelle sue corde.

Ma darle addosso perché non chiede schei pubblici al nostro disastroso servizio televisivo proprio no! D’accordo il vizietto liberal del cogitamento politically-correct (ovvero del pensare con il cazzo coperto da una patta firmata), ma davvero non si capisce come questi opinionisti trendy possano ritenere che l’esempio “etico” dato dalla De Filippi che non chiede grana, sia peggiore delle gesta “interessate” dei vari intrattenitori italici che si presentavano fino a pochi anni fa sugli schermi di mamma Rai, ci raccontavano qualche fregnaccia, prendevano i soldi e chi s’é visto s’é visto. Per tutte basti ricordare l’epocale presa per il culo del Roberto Benigni che dagli schermi di Rai1 (ma solo perché le reti unificate sono un privilegio del Presidente della Repubblica!), inneggiava alla “Costituzione più bella del mondo”, mentre non troppe settimane fa si è risolto a sostenere pubblicamente il golpe bianco del ducetto di Rignano che, tra le altre bassezze, pareva determinatissimo a stuprarla la Costituzione dei padri.

Da persona che al momento è costretta a sovvenzionare il servizio pubblico televisivo nazionale, ma che non lo frequenta più perché ritiene la programmazione che propone – specie quella giornalistica, culturale e informativa in senso lato –  un vero e proprio insulto alle sue capacità intellettive, finanche alla sua morale, garantisco insomma che la partecipazione di Maria De Filippi a Sanremo è proprio l’ultimo dei problemi degli italiani e/o di mamma Rai.

A mio avviso, infatti, ci sono in quell’azienda tanti “intrattenitori” che non li si vorrebbe in quei contesti neppure se fossero loro a pagare noi, uno di questi è proprio quel Carlo Conti che, insieme ai suoi manager e a tutta la dirigenza renzista, da anni fa il bello e il cattivo tempo sui palcoscenici televisivi in generale e su quello sanremese in particolare. Basti pensare cioè che costoro fanno, direttamente o indirettamente, riferimento a quell’ex PdC sonoramente trombato da un intero popolo in quella sorta di nostro Independence Day che molto probabilmente diventerà in futuro il 4 dicembre: e questa la chiamano democrazia? E questo lo chiamano servizio pubblico? Altro che critiche alle comparsate a gratis di Maria De Filippi!, qui ci vorrebbe ben altro, ma purtroppo non lo posso scrivere, anche perché ammirare Giordano Bruno non significa necessariamente volerne seguire le sacre orme passo passo fino al suo glorioso finale!

Rina Brundu

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