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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Crisi de “L’Unità” Sergio Staino lamenta “Renzi é andato da cani e porci tranne che da noi”. Ma perché non s’attacca al tram, pardon al Jobs Act che difendeva? E sui giornalisti italiani che prima di apparire in TV copiano dai blog.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

lunita_logoChi frequenta Rosebud sa bene che negli ultimi tre anni di nefasto governo renzista, questo luogo virtuale ha fatto, nel suo piccolo, mille battaglie per denunciare lo sfascio che stava procurando su livelli multipli il ducetto di Rignano, per inciso quello sfascio che comincia a manifestarsi in tutta la reale portata e gravità solo in questi mesi post-referendari, quando il danno è stato già fatto. Alcune di queste battaglie erano mere battaglie ideali, come quando tentavamo di difendere l’eredità nobile di Antonio Gramsci. Per noi quella eredità era anche, e soprattutto, rappresentata dal glorioso giornale che colui aveva creato il 12 febbraio 1924, L’Unità.

Ci si domandava, tra le altre cose, perché i precedenti editori non procedessero a soprimere questo quotidiano piuttosto che optare per l’offenderlo nella sua dignità di fondo, di fatto relegandolo al ruolo di giocattolo editoriale e di blog trendy tra le mani di quel Matteo Renzi che sta alla sinistra di lotta come Schettino sta all’etica marinara. La beffa oltre il danno si palesava, infine, quando dovevamo sorbirci le tante ospitate televisive dell’epico Sergio Staino di lotta di governo (come passa il tempo!) il quale, dimentico finanche della sua storia personale, ma soprattutto della sua storia politica, adesso finalmente seduto sul “trono” che fu di Gramsci, si sperticava di lodi per la supposta politica “d’avanguardia” del non-eletto, ecc, ecc, ecc, in una continuata apologia dialettico-politica da imbarazzare anche il neurone più rincoglionito.

Ma per la serie “Ricordati che se qualcuno fa lo sgambetto ad un suo collega all’insegna del motto Enrico-stai-sereno, prima o poi lo farà anche a te”, la nemesi all’incontrario renzista non ha tardato a colpire anche il novello direttore de L’Unità. “Renzi è andato da cani e porci tranne da noi” lamentava ieri sera Sergio Staino, in una intervista mandata in onda da Corrado Formigli (Piazzapulita, La7). Cioè, capiamoci bene, uno Staino-bell’addormentato, finalmente risvegliatosi, si stava meravigliando del fatto che non passasse a salutarli in Redazione – in un momento molto difficile per L’Unità, in un momento in cui molti colleghi, meno noti del direttore trendy, vengono licenziati senza troppi complimenti – un personaggio che in tre anni di scaltra Premiership, ha fatto dello stare lontano dai disastri, naturali o artificiali che fossero (cito per tutti il caso delle alluvioni di Genova ma la lista è praticamente infinita), dello stare lontano dalla sofferenza dei cittadini, la sua prima mission di vita e di vita-lavorativa?????

Non contento delle sue esternazioni, Staino, dopo avere testimoniato, senza fare nulla per cambiare lo status-quo, tre lunghi anni di imbrogli e sfaceli politici, e dopo che il Premier scaltro di cui sopra è stato cacciato con decisione grazie all’intervento degli Italiani (non certo grazie all’impegno dell’attuale direttore de L’Unità!), è arrivato fino a prodursi in un j’accuse epocale (si fa per dire) contro Renzi: “Renzi non sa nemmeno come si organizza un Partito, fare comitati elettorali non basta!”. Ma c’é di più! Infatti, codesto vignettista italico, si è candidamente lamentato di non essere stato invitato alla Leopolda, ha parlato di un “grande” Giulio Andreotti (che sia tempo di cambiare pusher? Solo un’idea come un’altra), e poi si è prodotto in una performance personale così grottesca che è riuscita persino a sputtanare urbi et orbi il grande amore del personaggio-Staino per l’adulazione e per se stesso. Non a caso, quando l’intervistatore ha esclamato “Tu sei un brand!”, lui si è finalmente rasserenato. E’ apparso quasi felice. Lui. Io invece ho capito proprio in quel momento che cos’é la vera povertà dello spirito umano, anche quando accortamente nascosta dalla supponenza-arrivata, per dirla con De Mita, come non l’avevo mai capita prima! Ma il dubbio mi resta: di che cazzo si sta lamentando Staino? Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala, ovvero attaccati al tram… pardon, attaccati al Jobs Act, non era la riforma migliore del mondo? Ecchessaràmai?

Insomma, altro che informazione farlocca sull’web che danneggerebbe il giornalismo d’antan! Più il tempo passa più ritengo che bisognerebbe fare un monumento alla Rete per averci liberato per sempre dalla tirannia di una classe pseudo-intellettuale e pseudo-informazionale indifendibile e incommentabile. Di sicuro chiaramente non all’altezza del know-how richiesto dai tempi complessi (ma anche dall’etica), che viviamo. Che poi: è solo una mia impressione, o qualcun altro ha notato che sovente codesti giornalisti arrivati e anti-web, copiano dai blog online e poi vanno a ripetere il concetto “imprestato” (per non dire rubato) in tv? Magari mi sbaglio ma, lo confesso, anche questo dubbio mi assilla. Sic!

Rina Brundu

 

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