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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Dall’attacco della Streep a Trump all’ossessione dei media italiani per ogni scoreggia pentastellata. E sul fallimento del “Sistema Liberal”, politically-correct ma inconcludente.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

streep.jpgL’ultima stilettata trendy gliel’ha data l’attrice Meryl Streep, pochi giorni fa, durante la cerimonia di consegna dei Golden Globes, e durante il suo personalissimo discorso di accettazione. “C’é stata una performance quest’anno che mi ha colpito” ha detto la Streep. “Mi ha uncinato il cuore. Ma non perché fosse buona, non c’era nulla di buono in essa, piuttosto perché é risultata efficace e ha portato il risultato a casa. É stato quel momento in cui la persona che stava chiedendo di poter sedere sullo scranno più rispettato nel nostro Paese, si è prodotta nell’imitazione di un giornalista disabile. Ovvero di un qualcuno rispetto al quale questa persona vantava maggior privilegio, potere, nonché una maggiore capacità di battagliare”.

Naturalmente, l’anti-eroe della situazione, la “persona” mai citata con nome e cognome, era il Presidente Eletto Donald Trump, che a breve diventerà pure il Presidente in carica degli Stati Uniti d’America. Fermo restando che la Streep risulterebbe molto vicina alla Clinton, e che tutto il Sistema-Hollywood gira intorno ai Democratici, è pure vero che questo è appunto solo l’ultimo dei tanti importanti attacchi mediatici subiti da Trump dopo la sua elezione, laddove dal The New York Times fino all’ultima rivistucola che conta qualcosa, paiono tutti decisi (i.e. i liberals) a fare fronte comune; paiono decisi come non mai a trovare quel quid-incriminante che potrebbe portare Trump all’impeachment e, contestualmente, paiono decisi a mettersi sotto le scarpe la volontà popolare espressa in 50 Stati americani.

A ben guardare l’America di oggi, così come lo stesso mondo dell’intrattenimento da cui proviene la Streep, dove se non voti Democratico ti puoi scordare qualsiasi possibilità di fare carriera, mi ricorda l’italietta di non troppi anni fa. Ovvero, quell’Italia in cui per poterti definire “artista committed”, vale a dire artista sartraniamente impegnato (per quel che si può esserlo da noi), dovevi necessariamente stare a sinistra. Uno status-quo che dal dopo guerra in poi ha prodotto da un lato una marea di artisti sopravvalutati (dai Moretti, ai Benigni, ecc, ecc, in una lista praticamente infinita di maschere di seconda scelta), e dall’altro ha fatto sì che spiriti brillanti come Totò, Guareschi e tanti altri venissero immeritatamente relegati al ruolo di comparse.

Ripensandoci oggi, mi pare che uno dei pochi meriti che si possano senz’altro attribuire al renzismo nefasto, è il fatto che tale dottrina abbia reclamato fin da subito i peggiori vizi della nostra destra storica, stuprando per sempre l’identità verginale ideale della sinistra post-sessantottina. Troppo tardi ormai per tornare indietro!, anche perché uno degli immondi figli-mostri partoriti ci governa anche in questo momento, con tutti gli annessi e connessi, dai ministri diplomati agli altri indagati.

Certo, difendere Donald Trump  –  posto che qualcuno voglia assumersi l’ingrato compito di farlo, senza essere il suo avvocato profumatamente pagato – è un compito improbo. A dirla tutta, tanto ha fatto e tanto ha detto costui durante la sua bruttissima campagna presidenziale che nel regno “dell’indifendibile” c’é entrato di suo con entrambi i piedi e il sostanziale deretano: tornare indietro sarà impossibile anche per lui! Vero è però che questo non è il punto che intendo presentare qui. Ciò che mi colpisce particolarmente, infatti, è la determinazione di codesti “democratici” americani a fare sì che il voto dei loro connazionali venga cancellato, come non fosse mai stato.

Piaccia o non piaccia, questo non potrà mai succedere: non in un regime democratico che altrimenti non sarebbe tale ma si chiamerebbe dittatura! E una sorta di dittatura comincia ad apparire anche il SISTEMA LIBERAL (lo chiamo così perché non saprei come altro chiamarlo, dato che riguarda la politica, i media, il mondo dell’intrattenimento e tutto ciò che fa potere in una nazione democratica), costruito con ammirevole dedizione in America nelle ultime decadi. Detto altrimenti comincio a chiedermi che cosa stia a significare tutto questo can-can mediatico di-parte, forse che chi dissente muore? Scary! Da paura!

Da noi invece il “problema” non è il SISTEMA LIBERAL (che non abbiamo mai avuto neppure nei sogni più “wild”), ma è la CASTA. Di fatto anche questa comincia a fare paura, specie se pensiamo alla determinazione con cui i media di dati editori, politicamente schierati (quasi tutti), stanno aizzando i loro scagnozzi contro i pentastellati e dunque idealmente contro gli italiani che li vogliono al potere. Non c’é scoreggia di Grillo e i suoi che non vada a finire sotto la lente di ingrandimento, mentre nessuna attenzione o quasi viene dedicata ai “crimini” amministrativi ed epocali commessi dai loro beniamini: ma che futuro si può immaginare per un Paese davanti a questo deleterio status-quo informazionale?

Secondo me, se proprio ci si vorrà salvare, ci dovremmo confezionare solo un futuro in cui ogni  cittadino accorto e capace si impegnerà in prima persona per far valere la sua posizione, le sue idee, anche politiche, senza più accettare di essere culturalmente succube di una elite. Di elites peraltro politically-correct ma inconcludenti, arriviste, interessate, scaltre, quando non dannose. A voglia prendersela con Trump o con i pentastellati, si interrogassero invece per capire dove anno fallito, farebbero metà del loro lavoro e forse aiuterebbero davvero a ricreare una atmosfera positiva e di fiducia nella società che abitiamo tutti insieme.

Se invece le cose non dovessero cambiare, con buona pace di Oscar Wilde, si potrebbe forse dire che verrà presto un tempo in cui l’inferno dovremmo preferirlo per la compagnia ma pure per il clima (senza dimenticare la necessità di fuggire come la peste questa grande torma di spiriti belli, buoni, knowledgeable… e stupendamente liberal!), sic!

Rina Brundu

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