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A proposito di populismo (anche dall’alto). Ancora sulla frase di Antonio Caprarica sulla “Raggi Befana sui tetti” e sul rapporto sfasato e spastico M5S-Stampa. Qualche critica a Di Maio e ai pentastellati sull’Euro.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

download-1Faccio notare che quando Antonio Caprarica, durante l’odierna puntata di DiMartedì (La7), se n’é venuto fuori con l’espressione “Se la sindaca Raggi facesse di meno la Befana sui tetti di Roma…”, non si è scusato per ciò che ha detto, ha solo precisato che non aveva inteso riferirsi all’aspetto fisico di Virginia Raggi, e per certi versi è stato come aggiungere il danno alla beffa. Faccio notare inoltre che Giovanni Floris non è intervenuto in maniera sostanziale per dissociarsi, mentre nel frangente anche lo stesso Luigi Di Mario, sotto-interrogatorio mediatico, non ha avuto la prontezza di riflessi necessaria per difendere la collega sindaca della capitale.

Francamente ripensando a quanto è avvenuto stasera, mi rendo conto che l’uscita di Caprarica connotava un attacco contro un esponente politico in una modalità che non si era mai vista prima in Italia: so much per il gentleman inglese! Ciò che mi dà da pensare – oltre il valore intrinseco di quella che resta comunque una offesa mediatica su scala nazionale – è la mia idea che lo stesso giornalista non avrebbe mai usato una simile “metafora”, neppure per scherzo, neppure per leggerezza dialettica (come possiamo concedergli che sia stato questo il caso), per definire nessun altro esponente dei partiti tradizionali: mi sbaglio? E questo nonostante il fatto che, oggettivamente, di befane di tutti-i-tipi-di-tipi ce ne siano e ce ne siano sempre state tra le fila dei politicanti italiani.

Mi soffermo su questo curioso incidente perché, lungi dal concordare con l’Alessandro Sallusti che questa sera, nel programma Otto e mezzo (La7), condotto da Lilli Gruber, lamentava un supposto trattamento privilegiato dei pentastellati da parte della Stampa italica, io penso piuttosto che l’assedio dei media contro questo movimento popolare stia cominciando a diventare insopportabile. Oggi sono finanche arrivati ad utilizzare una sorta di populismo dall’alto e offensivo pur di ottenere i risultati: l’incidente appena descritto docet!

Mai dimenticando che questo movimento politico ha la forza che ha perché è sostenuto da milioni e milioni di italiani, le domande non possono che sorgere spontanee: come si permette Caprarica di parlare così di una sindaca cittadina votata da oltre il 60% degli abitanti di quella stessa città? Di una città peraltro governata, fino a sei mesi fa, da una casta politica immonda e impresentabile come nessuna e che l’ha ridotta sul lastrico? Dov’era il romano Caprarica, allora, quando il crimine si consumava? E come si permettono tutti questi cosiddetti giornalisti trendy, profumatamente pagati dai loro editori, (sovente schierati politicamente in maniera ben più forte di quanto lo sia Cairo, questo lo riconosco), e a volte anche da noi italiani, via sovvenzioni all’editoria, di porsi in maniera così paternalistica nei confronti di questi ragazzi eletti da quello che è ormai un vero e proprio popolo nel popolo? Perché non ho mai sentito i vari Floris e compagnia comportarsi nello stesso modo, mostrare altrettanta audacia professionale, contro i responsabili del disastro economico-politico-sociale epocale che viviamo? A cominciare, magari, proprio dall’ultimo “ras” che abbiamo potuto cacciare via solo grazie alla rivolta di una intera nazione, non certo grazie ai buoni uffici professionistici (Travaglio escluso), di improbabili eroi mediatici italiani stile Woodward e Bernstein?

Vero è però che in questo rapporto fortemente sfasato, finanche spastico, che esiste da sempre tra il M5S e la stampa italiana, comincia a dare fastidio anche la propensione dei pentastellati a fare le vittime, il punchball. Da questo punto di vista, infatti, la faccia odierna di Luigi Di Maio davanti ai tiri a ripetizione subiti, era tutto un programma. Insomma, non sarebbe il caso di cominciare a tirare fuori le palle e, lasciando da parte i paroloni tipo tribunale del popolo, pensare di interagire con questi signori in maniera più impegnata e usando i loro stessi scaltri metodi?

Mi ripeto, dunque: prima il Movimento si dota di un suo giornale meglio sarà (la qualcosa sarebbe anche un ottimo metodo per finanziarsi!), e prima comincia a riaggiustare il tiro sulla questione dell’Euro, prima comincerà ad essere più credibile come forza di governo per un numero maggiore di italiani. In questo modo si eviteranno pure le risposte imbarazzate come quelle che ha fornito oggi Luigi Di Maio e soprattutto ci si incammina più sicuri sull’ottima strada scelta quando si stava per abbandonare Farage al suo tristo-destino (una strada tanto buona che ha indotto il nostro establishment a correre subito ai ripari come si è visto, chiedendo favori in Europa!), nella certezza che infine si arriverà dove si dovrà arrivare, piaccia al signor Verhofstadt, e ai suoi sponsor nella casta italica, oppure no!

Rina Brundu

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