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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che IL FATTO QUOTIDIANO non dice (4) – Sull’esperienza dell’emigrazione e sul perché il ministro Poletti non si dimetterà, MAI! Sul senso della “vergogna politica” fatto fuori dal renzismo.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

leaves-1087952_960_720IL FATTO di Travaglio ci invita tutti a seguire in diretta l’informativa del ministro Poletti a proposito delle sue epiche gesta dialettiche sui giovani italiani all’estero: c’ho forse scritto co**iona in fronte?

E perché seguirla, visto che lo stesso Guerini (PD) garantirebbe che il ministro non dovrebbe dimettersi? Non ci sarebbero i presupposti secondo codesto esponente renzista. Pochi giorni fa anche il ministro Alfano pontificava, sempre dallo stesso giornale di Travaglio, che gli italiani all’estero non sarebbero cervelli in fuga ma “ambasciatori del made in Italy”. Confesso che pure qui il dubbio mi resta: che Alfano veda l’emigrazione come una vera opzione trendy su cui ha meditato a lungo anche suo fratello prima di optare per il posto alle Poste, o che si tratti piuttosto dell’ennesima presa per i fondelli-cittadini, istituzionale?

poletti1.jpgIl problema è  che sappiamo già che il ministro Poletti non si dimetterà MAI (volontariamente) e non lo farà perché dopo l’Esecutivo Renzi I il senso per la vergogna politica e istituzionale è stato abolito nel nostro Paese. Di più: il concetto di vergogna è stato ucciso, sepolto e meglio sarebbe non nominarlo onde non rivangare altro dolore. Che poi, a ben pensarci, davanti a tutto ciò che ha combinato in soli tre anni il ducetto di Rignano, cosa vuoi che sia l’infelice uscita sui “cervelli in fuga” italici del ministro Poletti? Un nulla, un’inezia, una cacchetta. L’ennesima perdita di tempo politico nell’attesa che capiscano bene come orientarsi, cosa fare per scongiurare l’ecatombe elettorale che li seppellirà molto presto, a dispetto dei reiterati tentativi di rimandare le Elezioni Politiche.

Certo, quando più di venti anni fa, lasciai il mio Paese, l’Italia viveva altri tempi. Anche economici. E pure le mie ragioni per emigrare non avevano nulla a che vedere con il fatto che nella penisola non si riuscisse a trovare lavoro. Per la verità  in quei lontani giorni vivevamo ancora l’Italia da bere… pardon, l’Italia che si stavano bevendo, spolpando, sul cui cadavere si stavano abbuffando nell’attesa di far pagare il conto ai cittadini. Inoltre, la mia esperienza all’estero (in quell’Irlanda che è ormai la mia casa) è stata certamente una esperienza fortunata in virtù della quale intessere una nenia del tristo emigrato risulterebbe quanto mai ridicolo.

Vero è però che l’esperienza dell’emigrazione, per quanto riuscita, per quanto possa farti giungere ad un felice porto d’approdo del tuo spirito, dà ma toglie pure. Meglio ancora, lascia sempre le cicatrici procurate dalla nostalgia, dal dolore della separazione e della lontananza. Naturalmente, nel tempo tutto diventa più facile, mentre noi che abitiamo un villaggio globale, e a fare le valigie ci siamo abituati, non abbiamo grossi motivi per lamentarci. Anzi, a volte ci riesce più difficile capire come si possa spendere un’intera esistenza in un solo borgo, per quanto trendy, senza mai sperimentare altro, conoscere, sapere, capire veramente l’universo che ci circonda, percorso che certamente non si può fare con una sola vacanza costosa, benché versione tutto-compreso, stile touch-and-go.

Tuttavia, non ci si può scordare del fatto che l’avventura dell’emigrazione, anche nel migliore dei casi, resta un momento di vita che segna. Anche per questo, quando si parla della stessa bisognerebbe usare rispetto, soprattutto se si ricoprono cariche rappresentative e istituzionali. A che pro’ ribadirlo però? Per capire davvero questo discorso servirebbe prima di tutto riuscire a riappropriarsi proprio di quel senso per la vergogna oramai perduto, senza non si può fare nulla.

Anche per questo infelice ma brand-new status-quo culturale, rendiamo dunque grazie a Matteo Renzi, una esperienza politica, la sua, capace anch’essa di segnarci per sempre. Purtroppo!

Rina Brundu

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