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Sosteniamo l’ottima svolta di Grillo in Europa contro la Wille Zur Macht renzista e distopica. E sul “looser” Farage.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

Rina Brundu

nigel_farage_mep_1_strasbourg_-_diliff_croppedNon dimenticherò mai la straordinaria intervista che Nigel Farage, leader dell’UKIP britannico, e uno dei principali motori populisti che fecero campagna per la BREXIT, rilasciò nell’aftermath dell “sua” vittoria ai media inglesi: lungi dall’apparire la pedina vincente, tra lo sconcerto generale sembrava il bambinello cattivo che improvvisamente realizza il disastro procurato, che non lo ammetterà mai, naturalmente, neppure sotto tortura, ma che resta determinatissimo a far pagare agli altri il danno arrecato. In una occasione lo ha pure detto chiaro e tondo. Nello specifico, i danni dovranno pagarli i molti sudditi di Sua Maestà che nei prossimi anni perderanno il lavoro a causa delle sue “epiche” gesta. Un fanfarone, insomma, un “looser” senza futuro che non si vergogna neppure di vivere ancora con gli emolumenti che gli versa quell’istituzione tanto disprezzata.

Per questi e diversi altri motivi –  incluso il fatto che il domani che verrà dovrà essere necessariamente affrontato con politiche globali da pedine politiche più sostanziali di quelle che rappresentano ciascuna nazione europea, non importa quanto forte, anche economicamente – la scelta odierna di Beppe di Grillo di mettere al voto un divorzio dall’UKIP, con l’idea di confluire tra i liberali e i democratici europei allo scopo di “contare di più” e di attualizzare una politica europeista attiva, appare quanto mai opportuna e condivisibile.

Francamente io penso  che la svolta di Grillo sia determinata soprattutto da esigenze di politica interna del lungo periodo. È indubbio che l’abbandonare posizioni estremiste connotate da un antieuropeismo esasperato (persino pericoloso quando si ciancia di balle irrealizzabili come l’abbandono dell’Euro), fine a se stesso e senza ragione di essere altrimenti, non potrà non procurare nuovi sostenitori ai pentastellati, specie tra i moderati, tra coloro che preferirebbero buttare l’acqua sozza ma tenersi il bambino,  come è giusto che sia. L’Europa unita è infatti un modello non da rifiutare, ma da ricostruire su nuove basi, proprio come da mesi vanno chiedendo quei tanti giovani inglesi della generazione Erasmus. Quei ragazzi nati quando l’Europa era una realtà più o meno assodata, e che non vogliono rinunciare alle possibilità di libera circolazione che un tale modello federale concede, solo a causa delle bizze politiche di un signor nessuno  come è il signor Farage.

Ma l’ottima svolta di Grillo a mio avviso aiuta il Movimento anche in altri modi. Per esempio, se da un lato toglie il pane alle rivendicazioni di centralità dell’ideale europeista tipiche della casta (o di quell’ideale pseudo-tale, insomma, basti ricordare che in periodo pre-referendario il renzismo immondo non esitò a liberarsi della bandiera europea pur di acchiappare il voto degli allocchi disposti a sostenerlo), dall’altro mostra un M5S nuovo, maturo, propositivo, votato al fare, finalmente concreto e realista. Lo mostra, quindi, dentro una nuova dimensione aperta al cambiamento, impegnata a passare dall’idealità politica alla concretezza operativa che l’amministrazione dei cittadini necessariamente richiede. Sempre.

Una svolta, dunque, quanto mai apprezzabile sotto ogni punto di vista e una svolta che ogni libero cittadino dovrebbe sostenere perché il Paese si cambia proprio così: non con i miracoli farlocchi procurati dalla pseudo-filosofia della wille-zur-macht renzista e distopica, ma costruendo fondamenta civili, condivise, sane e robuste da utilizzarsi poi per infiltrare tutta la società alla stregua di un cancro benigno capace di cambiare l’etica e la cultura, e poi la politica, l’economia. Di fare rinascere tutte queste variabili, a nuova vita.

Rina Brundu

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