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Polemica Grillo-Pitruzzella sul “controllo dell’informazione”. Sul perché penso che il presidente dell’Antitrust dovrebbe dimettersi: subito! E su un vecchio post di Severgnini.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

happy-new-year-2017-wishes-animated-e-card-gif-image-1Sembrerebbe che non ci riescano proprio a vivere la democrazia liquida: non è nel loro DNA! Ripensandoci bene l’ultimo scazzo tra Beppe Grillo e il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella a proposito di informazione e bufale web mi riporta alla mente un curioso post di Beppe Severgnini. Un post apparso sul suo blog e che lessi quando ancora frequentavo le pagine del Corriere della Sera digitale, tanto tempo fa.

Quel post era una sorta di sfuriata personale, ma evidentemente anche a nome dei colleghi, con cui questo giornalista del corriere fontaniano si lamentava per i commenti che riceveva in calce ai suoi articoli, per le email non troppo “edificanti” che gli mandavano. Il tono era quello di chi è stato ferito nell’orgoglio, mentre il peccato era da lesa maestà: ma come si permettevano codesti navigatori, emeriti signori nessuno, di non ricevere cotanti doni cogitativi, evidentemente partoriti con fatica dalla mente di Severgnini e dei suoi augusti colleghi forse sparsi in tutte le redazioni d’Italia, senza mostrare la venerazione, falsata peraltro, a cui li aveva sempre abituati il giornalismo analogico?! L’Olimpo mediatico ribolliva di ira che reclamava la “giusta” vendetta, ma purtroppo senza che nessuno in quel “regno” si accorgesse di come a cuocere nel calderone mediatico fosse il suo stesso destino.

Tale scritto mi fece sorridere allora così come mi fa sorridere adesso nel riportarlo alla memoria, mentre, come scrivevo nell’incipit, sin dal primo momento mi è apparsa chiara una sicura incapacità dell’intellettualità (?) mediatica nostrana nell’adeguarsi alle severe regole della democrazia liquida, ovvero di una democrazia più vera, mai sperimentata prima e che per la prima volta nella storia dell’umanità riesce a dare voce a tutti, proprio a tutti. Che cosa si vorrebbe di più, infatti, di un giornalismo che, cosciente di queste nuove regole, anziché lamentarsi tentasse di adoperarsi per migliorarsi e si sforzasse di mettersi al centro della scena non per velleità da prima-donna tutte da verificarsi, non in virtù di privilegi da prima-pagina trendy opinabili per la maniera in cui sono stati acquisiti, ma in virtù di una reale capacità di cogitazione, di investigazione intellettuale e di una capacità critica a tutto tondo, nonché di una certificata capacità (certificata dai lettori, non dai colleghi del quartierino!), nel saper fare una differenza nella società che vorrebbe educare?

Certo, tutto questo costa fatica vera, tutto questo impone sacrificio, studio, coraggio per rimettersi in discussione, richiede resiliance e poi onestà intellettuale, tutte cose che, a nominarle in casa del giornalista-arrivato italico average, si risolvono un poco come nel nominare la corda in casa dell’impiccato. Resta il fatto che a tutto dovrebbe esserci un limite. Come, per esempio, dovrebbe esserci un limite alle gravissime dichiarazioni di chi ha delle responsabilità pubbliche e, in tempi di democrazia liquida e di informazione digitale, si adopera invece nel ruolo di mastino censore di una rediviva e ossimorica inquisizione mediatica.

Con questo faccio diretto riferimento alle parole che avrebbe detto, almeno a leggere il giornale di Travaglio, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzella: “Servono regole e sanzioni contro le bufale online: i pubblici poteri devono controllare l’informazione”. Simili cogitazioni di fatto non si possono neppure commentare, mentre è indubbio che questo signore, abitante peraltro la terra mediatica genuflessa che negli ultimi tre anni ha fatto da nefasto sfondo geografico alle scaltre imprese del ducetto di Rignano, senza che nessuna autorità di vigilanza sentisse mai il dovere di intervenire, dovrebbe dimettersi: subito! Mentre Beppe Grillo, anziché stare a polemizzare con lui, dovrebbe mobilitare il Movimento affinché faccia tutto ciò che è nelle sue possibiltà per “facilitare” queste dimissioni, al più presto possibile.

Fermo restando che simili argomentazioni sono finanche ridicole dentro le dinamiche del villaggio globale e del mondo finalmente apertosi alle sue stesse incredibili possibilità intellettuali, e infatti si sentono solo in Italia, è indubbio che anche da questo punto di vista noi italiani abbiamo già dato: dalle imprese del Duce a quelle del ducetto di cui sopra, alle numerose esternazioni censorie di Laura Boldrini, ormai le abbiamo viste e sentite tutte. A nulla serve dunque che a queste opinabili voci, si aggiunga anche quella del presidente dell’Antitrust. Questa questione è, a mio avviso, faccenda così grave che nessun Paese decentemente libero può permettersi. Detto altrimenti – e premesso che i navigatori average di questi tempi sanno riconoscere le “bufale” molto meglio di quanto evidentemente sanno fare spiriti-più-analogici come sembrano essere quelli di Pitruzzella e del nostro attuale presidente della Camera – è la “democrazia digitale” bellezze: fatevene una ragione!

Rina Brundu

bavaglio

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4 Comments on Polemica Grillo-Pitruzzella sul “controllo dell’informazione”. Sul perché penso che il presidente dell’Antitrust dovrebbe dimettersi: subito! E su un vecchio post di Severgnini.

  1. Auguri Emilio, a dispetto dei tempi mediaticamente cupi.

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  2. La frase di Pitruzzella leggila nell’intervista originale, vedrai che è ben diversa da come l’hai riportata. E poi parliamo di democrazia liquida:

    We have to choose whether to leave the internet like it is, the wild west, or whether it needs rules that appreciate the way communication has changed. I think we need to set those rules and this is the role of the public sector.

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  3. Caro Severino
    Ti invito prima di commentare a leggere. Nello specifico questo passo dove è scritto “Con questo faccio diretto riferimento alle parole che avrebbe detto, almeno a leggere il giornale di Travaglio, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzella: “Servono regole e sanzioni contro le bufale online: i pubblici poteri devono controllare l’informazione”.

    Ho molte ragioni per ritenere che Travaglio riporti le frasi corrette. Qualora pero’ tu pensi che Travaglio abbia sbagliato, mi riporti qua sotto quella che ritieni giusta e poi commenteremo. Fermo restando che anche il solo fatto che un presidente dell’Antitrust passi le sue ore a rilasciare dichiarazioni su come incanalare l’informazione è gravissimo, di una gravità assoluta.

    D’altro canto se questa che riporti sotto in inglese è la sua dichiarazione originale è molto più grave… perché significa che ha già in mente pure regole. Per gli altri.

    As a matter of fact, the very nature of the Web is to be free just like the wild west… The net is a place for freedom, the best place to express ourselves and any new modern-dictators attempting to chain that freedom should be stopped, before it is too late. Statements like the one of Mr Pitruzzella are offensive and dangerous, no doubts about it. I have never heard anyone over here coming up with such silly statements, usually they are heard in Italy only! Sic.
    Rgs

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