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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Di bloggers e di blogging (3) – Ti senti un blogger potenziale, un vero “leone da tastiera” e vorresti mettere su un blog di opinioni? No, non pensare che sia facile, i veri blogger sono merce rara.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

Rina Brundu

leone-da-tastieraCome ho già scritto qualche giorno fa, il 2017 sarà una sorta di anno sabbatico per Rosebud, dopo molti anni di attività intensa. Di più, da domani, anche se domani è ancora festa qui in Irlanda, mi adopererò per fare in modo che questa specie di vacanza sia vera. Ne ho bisogno per dedicarmi ad altro, ma anche per respirare, per riconsiderare il già fatto, per migliorare in futuro. Questo non vuol dire che Rosebud chiude, solo che gli articoli, almeno i miei, saranno di meno, mentre i pezzi degli altri saranno pubblicati anche non-subito in qualche occasione.

Ma l’anno sabbatico del sito non vuol dire neppure che mi taglierò i polpastrelli ideali: quando sentirò la necessità di buttare giù qualcosa, tempo permettendo, lo farò senza pensarci due volte, perché è appunto una necessità dello spirito e io non sono abituata a frustrare lo spirito, questo almeno credo sia pacifico per chiunque mi abbia sempre seguito. Verità vuole, piuttosto, che così come avviene per tutte le mie altre attività scritturali, anche quando si tratta dei post del blog (che, peraltro, anche quando sono mediamente lunghi, vengono scritti in max quindici minuti e senza editazione alcuna, anche a dispetto dei molti refusi procurati pure dall’autocorrettore inglese che non legge la lingua di Dante e quindi riscrive molti termini secondo il suo sentire), questi vengano pubblicati non per essere letti, ma perché io ho qualcosa da dire. Insomma, li pubblicherei anche se non fossero degnati di una sola lettura (cosa peraltro mai successa)!

Di fatto, questa “piccola” verità è a mio avviso un elemento importante per chiunque, specie per chi vuole capire se lui o lei è un opinionista, e dunque un blogger o giornalista opinionista, nell’anima. Scrivo questo soprattutto a beneficio dei giovani che vorrebbero mettere su un blog-sito simile a Rosebud e aggingo pure che, in realtà, portare avanti un simile progetto non è cosa facile, anche perché i veri blogger sono rari, specie in Italia.

Nel nostro Paese, infatti, domina la categoria dei personaggi che grazie alla televisione sono diventati noti e poi, magari proprio perché dimenticati da quello stesso mezzo televisivo che li aveva creati, hanno ripiegato sull’web trovando, in diversi casi, miglior fortuna. Poi ci sono quella categoria di blogger, anche originali, che però vanno al traino di diverse testate note: troppo facile così!

Secondo me, il vero blogger è invece colui o colei che si fa conoscere solamente in virtù del suo lavoro. Questo status a suo modo virginale è necessario non solo per una motivazione d’orgoglio “professionale” (?), o per titillare il tuo ego se proprio vogliamo essere cattivi, ma perché per essere un blogger credibile non devi dipendere da nessuno. La completa libertà serve per poter parlare o criticare tutti alla stessa distanza, senza prendere le parti di Tizio o di Caio se colui non è degno di quel sostegno. Insomma, per i blogger davvero tali, e soprattutto per gli opinionisti virtuali, vale lo stesso discorso che vale per il giornalismo e per i giornalisti: nel momento in cui ti comprano sei finito e vali solo il prezzo che un altro possibile acquirente decide di sborsare per averti, nulla più!

Last but not least, c’é la questione dei contenuti. Rispetto a questo argomento ricordo ancora il giorno in cui una nota conduttrice tv presentò due signorine che definì due “importanti blogger”, ma quando andai a ricercare il loro nome in Rete trovai solo due paginette con incluso un book da fotomodella che lasciava molto a desiderare nell’approssimazione con cui era fatto. Questo per sottolineare che per essere blogger non basta stare in Rete. In particolare, se vuoi fare il blogger che si occupa di attualità o di politica, a parte un sicuro know-how che preferibilmente dovrebbe venire da una variegata esperienza professionale e di vita, devi dimostrare con i fatti di avere delle “opinioni” valide, qualunque esse siano. Quindi devi avere il coraggio della critica, il coraggio di farti dei nemici, il coraggio di prendere posizione, il coraggio di esporti, tutte cose più facili da dirsi che da farsi nell’Italia del giornalismo piegato alla voce del padrone, e non solo.

Come non bastasse, prima di cimentarti dovresti almeno sapere cos’é la critica e magari dovresti avere fatto qualche esame universitario trattante la critica-testuale, in contesti diversi (dal teatro al cinema, dal macro al microtesto, etc), che non farebbe mai male: per esempio,  se c’é una cosa che non ho mai sopportato sono quei recensori di libri che si improvvisano tali in virtù del fatto che “leggono molto” e pensano che la retorica siano i discorsi scontati o non sanno distinguere una metafora da una mela cotta! Garantisco che ci sono, ah se ci sono (alcuni di questi sono i primi a sottolinearti un refuso se finalmente lo scovano)!

Ma se non sapete cos’é la “critica” professionistica, almeno fatte in modo di lasciarvi guidare da un dato istinto, che immagino distribuito equamente in tutti noi, per una giustizia universale nelle cose della vostra scrittura: mai fare lodi agli altri perché il farlo vi porterà un “in più” spendibile e ad un tempo mai criticare tanto per fare, criticate perché sentite dentro, nel dato momento, che la critica è meritata, non importa la “pregnanza” dell’argomento. Dulcis in fundo, cercate sempre di criticare un libro, un film, un articolo, un abito, un disegno politico, un’idea, una dichiarazione: mai criticare una persona o le sue supposte qualità o vizi che probabilmente siete lungi dal conoscere! E questo vale anche per i personaggi pubblici. Quel genere di “critica”, infatti, a mio avviso è solo pettegolezzo, gossip ed è patrimonio degli spiriti vili, codardi, destinati a comprendere solo e soltanto l’epidermide delle cose e a specchiarsi nella loro stessa nequizia.

Come si evince fare il vero blogger d’opinione è percorso molto difficile e complesso da intraprendere, sicuramente più difficile del fare il giornalista, proprio perché non si hanno editori di nome alle spalle: pensateci bene dunque prima di partire con simili progetti di cui potreste pentirvi o che vi potrebbero procurare solamente numerosi mal di pancia e molti mal di testa!

Vero è che se si è degli spiriti-che-scrivono degni di questo nome (la quale cosa non fa equazione con l’altezza raggiunta dai tomi pubblicati), sempre per le stesse motivazioni appena descritte, il blogging dà comunque molte soddisfazioni, inoltre aiuta a comprendere meglio chi siamo veramente, di che tempra siamo fatti, a cosa guarda il nostro destino. Non posso parlare troppo di me stessa (anche se è il mio argomento preferito!), ma dato che non sono abituata a prendermi in giro, non faccio neppure troppa fatica ad immaginare le molte “belle parole” che mi saranno state indirizzate quando ho “osato” esprimere il mio pensiero in merito a questioni “spinose” di diversa tipologia, per non parlare dei gesti più “vili” verso la mia persona di cui ho sicura contezza. Tuttavia, debbo pure dire che queste faccende mi “toccano” quanto l’alito di un verme che spira agli antipodi del pianeta, mentre, in realtà, tutto ciò che mi importa è il parere della mia coscienza, dentro, nel suo profondo fondo, il resto sono dettagli!

Non sono dettagli però la determinazione, il coraggio, la forza, il know-how, a volte l’incoscienza che ci sono voluti per pubblicare tanti pezzi su questo sito e per firmarli sempre con nome e cognome ben visibili, proprio come mi aspetto da una come me. Dal mio lettore più severo, insomma. Anche per questo se dovessi scegliere un solo dono per Rosebud e per tutto il lavoro svolto in tutti questi anni, sarebbe che queste pagine restino online per sempre, ben oltre il momento il cui tutti noi non ci saremo più, in cui io non ci sarò più. Sarebbe un modo unico, infatti, per raccontare anche un’epoca, ma soprattutto una vita e i tanti suoi istanti, quelli belli e quelli brutti a volte scaltramente nascosti a volte saccentemente esposti, senza mai arretrare di un centimetro però, e sempre con la coscienza viva di essere sempre e soltanto ciò che avrei dovuto e potuto essere: IO!

Rina Brundu

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