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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che IL FATTO QUOTIDIANO non dice (1) – Del linguaggio e della forma nel discorso di fine anno 2016 del Presidente Mattarella e nel post di Beppe Grillo. Un’analisi breve.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.
(Groucho Marx)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Essere liberi nella propria mente e nel proprio spirito, senza alcuna sudditanza esteriore, e al contempo coltivare una scrupolosa obbedienza interiore alla verità (o, che è lo stesso, al bene, alla giustizia, alla bellezza, all’amore): questo è il senso di un sito come Rosebud, ed è questo l’obiettivo che promuove la Redazione. (Vito Mancuso aka Rina Brundu)

Rina Brundu

happy-new-year-2017-wishes-animated-e-card-gif-image-1Nessun disrispetto è inteso verso l’istituzione presidenziale o verso la persona del Presidente, ma mentirei se non dicessi che prima ho letto il post di Grillo e solo dopo ho ricercato su YouTube il link al discorso di fine anno 2016 di Sergio Mattarella. Mentirei anche se non facessi notare che quando l’ho visitata io la pagina con il discorso del Presidente aveva 165 visioni, mentre le letture del post di Grillo erano più di 55000 e i likes quasi un milione. Infine, mentirei spudoratamente e il mio valore come critico sarebbe uguale allo zero, se non annotassi chiaramente (una prerogativa che non è davvero tipica del giornalismo italiano e, in questa occasione, mi duole constatare, neppure de IL FATTO QUOTIDIANO di Marco Travaglio), che l’ultimo discorso di Sergio Mattarella non solo mi è parso il più inutile, gramo e vago di sempre, ma per certi versi mi ha ricordato proprio l’aneddoto di Watzlawick che Grillo citava nel suo post e che riporto qui in calce per chi non lo avesse ancora letto (1).

Ripeto, il mio scrivere non è teso a demolire la figura presidenziale, men che meno è un attacco al Presidente Mattarella che è persona degna e di cui era sicuramente evidente lo sforzo nel voler accontentare tutti, nel voler dire tutto ciò che è reputato politically-correct, che un ideale signor Rossi (ma esiste ancora costui?), avrebbe, forse, voluto sentirsi dire. Eppure, a mio avviso, oltre alla forma “ingessata” sia della persona che enunciava il discorso sia del discorso stesso (che a momenti pareva editato da editor scaltri e in altri momenti, come quando si è toccato l’argomento Referendum, pareva un inno al coitus interruptus), il problema stava proprio nel merito, nel contenuto sfiancato da quella forma troppo rigida che a suo modo lo “costringeva”, lo privava di qualsiasi sincerità, di qualsiasi spontaneità. Sì, a ben pensarci, e malgrado le diverse intenzioni, l’ultimo discorso di Sergio Mattarella, lungi dall’essere un momento di vicinanza al Paese e ai suoi cittadini, è arrivato all’italiano qualunque di cui sopra, come un qualsiasi atto formale del Presidente, con l’aggravante di avere dato l’impressione di risolversi in sedici minuti di ritorno ai tecnicismi, anche dialettici, di una politica da dimenticare, a suo modo emblema plastico dell’agonia dei tempi politici.

Forse l’unico momento di “verità” apprezzabile, durante qui sedici minuti lunghissimi, si è avuto quando Sergio Mattarella ha ammesso di avere ricevuto molte lettere di protesta per la metodologia adoperata nel costruire il nuovo governo Gentiloni, e per la decisione di rimandare le elezioni politiche causa la mancanza di una valida legge elettorale. Il climax ironico e paradossale lo si è invece raggiunto quando il Presidente si è rivolto ai giovani e ha parlato della disoccupazione giovanile usando lo stesso stile adoperato da tempo immemore dai politici-avvoltoi che quello stato disoccupativo perenne lo hanno procurato. Ci si domanda insomma: ma a quali giovani stava parlando Sergio Mattarella? Il dubbio atroce è che stesse parlando a quei “giovani” quasi novantenni, come il suo collega Giorgio Napolitano, che continuano impuniti a fare “politica” e ad occupare senza vergogna tutti gli spazi di quei giovani il cui futuro destino vorrebbero proteggere, almeno a parole.

Ma avvalermi dell’onestà intellettuale per scrivere queste cose sarebbe mostrarmi davvero troppo severa, e non va bene per il primo dell’anno, attendiamo almeno il 2 di gennaio per questo genere di critiche. Nel frattempo si può solo speculare che il Presidente avesse inteso parlare a quelle generazioni che erano contestualmente impegnate ad ascoltare il discorso in streaming di Grillo o a leggere il suo post e, dulcis in fundo, a mettere il milione di likes di cui ho già detto. E il cerchio si chiude.

Dopo “Quello che il renzismo non dice” nel 2016, sembrerebbe che il 2017 si apra dunque con “Quello che il fatto quotidiano non dice”: bene per questo sito, male per le sorti della nazione mediatica, come sempre!

(1) C’è un aneddoto di Watzlawick, uno psichiatra famosissimo, “L’anello di Cartagena”, che ti dà l’idea di come è stato tutto, prima del Movimento:

A Cartagena ogni mezzogiorno sparavano un colpo di cannone proprio per indicare che era mezzogiorno. Da 40 anni funzionava così. Nessuno diceva niente. Tutti sapevano che era mezzogiorno perché sentivano il colpo di cannone. Finché arriva lì un turista giapponese, con il cronometro (secondo lui) più preciso al mondo. Il suo cronometro segnava che mancavano 5 minuti a mezzogiorno, quando sente il primo colpo di cannone. Si reca dal picchetto e domanda: “Come mai avete sparato 5 minuti prima?”. Il picchetto gli risponde “No, no, il nostro è preciso, noi spariamo sempre a mezzogiorno. E’ il suo orologio che non va bene.” A questo punto il giapponese chiede: “ma con quale orologio avete sincronizzato il vostro colpo di cannone?”.
Il comandante gli risponde: “ Dal più grande orologiaio del nostro Paese che ha l’orologio più preciso del mondo”. Il giapponese non pago va dall’orologiaio e gli chiede: “Mi scusi, è lei che sincronizza con l’orologio il colpo di cannone?” L’orologiaio risponde di sì.
E il giapponese: “ Mi scusi, ma lei dove sincronizza il suo orologio che pare essere il più preciso al mondo?”. E l’orologiaio risponde: “Noi sincronizziamo il nostro orologio dal colpo di cannone, a mezzogiorno”. (tratto da www.beppegrillo.it).

Rina Brundu

PS Ma sempre viva IL FATTO QUOTIDIANO a cui dobbiamo così tanto.

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Attività editoriali per scrittori e autori

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