Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

L’arte di uno dei più grandi aforisti satirici di tutti i tempi: lo scrittore austriaco KARL KRAUS. Aforismi scelti.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

karl_krausAccidenti alla legge! La maggior parte dei miei simili è la triste conseguenza di un aborto che non è stato commesso.
Le chiacchiere dal barbiere sono la prova irrefutabile che le teste stanno lì solo per via dei capelli.
La solitudine sarebbe la condizione ideale se si potessero scegliere le persone da evitare.
“Con quale desiderio Lei entra nell’anno nuovo?” Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.
Confessiamo una buona volta a noi stessi che da quando l’umanità ha introdotto i diritti dell’uomo, si fa una vita da cani. 
Conoscevo un uomo che mentre parlava metteva le dita nel naso. Fosse stato almeno il suo!
Divido le donne in colpose e dolose. 
Gli storici sono persone che scrivono troppo male per poter scrivere su un quotidiano.
Il narcisismo è indispensabile alla bellezza e allo spirito.
Il nazionalismo è un fiotto in cui ogni altro pensiero annega.
L’ironia sentimentale è un cane che ulula alla luna pisciando sulle tombe.
L’odio che parla solo attraverso gli sguardi, è sofferenza.
Le persone famose vivono e muoiono pubblicamente. Ma che non possano vomitare privatamente è la maledizione del nostro tempo. 
Non si può nemmeno immaginare quanto la vita potrebbe essere libera da peccati se la morale non si scandalizzasse!
Quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma.
Sono fermamente deciso a decimare senza pietà la storia della letteratura in poco tempo.
Sono per la dispersione della stupidità. Non va bene che si concentri per intere settimane in un punto solo.
Tutte le più grosse bestialità avvengono di mattina: l’uomo si dovrebbe svegliare solo quando terminato l’orario d’ufficio.
Un pensatore americano: filosofia tedesca annacquata durante il trasporto. 
Adoperare parole inusuali è un atto di maleducazione letteraria. Soltanto le difficoltà di pensiero devono essere messe fra i piedi del pubblico.
Bisogna leggere due volte tutti gli scrittori: i buoni e i cattivi. Si riconosceranno i primi, si smaschereranno i secondi.
Bisogna leggere due volte i miei lavori, per avvicinarsi a essi. Ma non ho nulla in contrario se li si legge tre volte. Comunque preferisco che non li si legge affatto, se li si deve leggere una volta sola. Non vorrei prendere alcuna responsabilità per le congestioni di una testa vuota che non ha tempo.
C’è una oscura regione della terra che manda per il mondo degli esploratori.
Certo, non conta soltanto l’aspetto esteriore di una donna. Anche i dessous sono importanti.
Che voluttà, mettersi con una donna nel letto di Procuste della propria visione del mondo!
Chi dà le sue opinioni non può farsi cogliere in contraddizione. Chi ha dei pensieri pensa anche in mezzo alle contraddizioni.
Chi non scava mai la fossa agli altri ci casca dentro lui.
Ci sono donne che non sono belle, ma hanno solo l’aria di esserlo.
Ci sono imbecilli superficiali e imbecilli profondi.
Ciò che entra con facilità nell’orecchio ne esce con facilità. Ciò che entra con difficoltà nell’orecchio, ne esce con difficoltà. Questo vale per lo scrivere ancor più che per il fare musica.
Con le donne monologo volentieri. Ma il dialogo con me stesso è più stimolante.
Destinato in origine al commercio, di fatto finì poi per dedicarsi alla letteratura.
Fra i vecchi libri, rari sono quelli che, in mezzo all’incomprensibile e al troppo comprensibile, hanno conservato un contenuto vivo.
Gli affetti familiari si indossano solo in particolari occasioni.
Ha cominciato il suo matrimonio con una bugia. Era vergine e non glielo ha detto.
I «diritti delle donne» sono doveri degli uomini.
I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica.
I pazzi vengono definitivamente riconosciuti tali dagli psichiatri per il fatto che dopo l’internamento mostrano un comportamento agitato.
I rimorsi sono gli impulsi sadici del cristianesimo.
I Tedeschi – il popolo dei giudici e dei boia.
I tratti del viso di lei conducevano una vita sregolata.
Il compito della religione: consolare l’umanità che va al patibolo; il compito della politica: disgustare l’umanità della vita; il compito dello spirito umanitario: abbreviare all’umanità l’attesa del patibolo e al tempo stesso avvelenarle l’ultimo pasto.
Il male non cresce mai così bene come quando ha un ideale davanti a sé.
Il mondo è una prigione dove è preferibile stare in cella di isolamento.
Il parlamentarismo è l’incasermamento della prostituzione politica.
Il parrucchiere racconta le novità, mentre dovrebbe solo pettinare. Il giornalista è pieno di spirito, mentre dovrebbe solo raccontare le novità. Sono due tipi che mirano in alto.
Il potere dell’agitatore è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui.
Il superuomo è un ideale prematuro che presuppone l’uomo.
L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo.
L’amore e l’arte non abbracciano ciò che è bello, ma ciò che grazie al loro abbraccio diventa bello.
L’astinenza si vendica sempre. Nell’uno produce pustole, nell’altro leggi sul sesso.
L’erotismo dell’uomo è la sessualità della donna.
L’ideale della verginità è l’ideale di quelli che vogliono sverginare.
L’immoralità dell’uomo trionfa sull’amoralità della donna.
L’ingiustizia ci deve essere, altrimenti non si finisce mai.
L’odio deve rendere produttivi. Altrimenti è più intelligente amare.
L’uno scrive perché vede, l’altro perché sente dire.
La cultura gli sta appesa addosso come a un manichino. Studiosi di quel genere sono, nel caso migliore, delle modelle alla sfilata del progresso.
La democrazia divide gli uomini in lavoratori e fannulloni. Non è attrezzata per quelli che non hanno tempo per lavorare.
La donna è coinvolta sessualmente in tutti gli affari della vita. A volte perfino nell’amore.
La donna vera inganna per il piacere. L’altra cerca il piacere per ingannare.
La gelosia è un abbaiare di cani che attira i ladri.
La geniale capacità di dimenticare della donna è qualcosa di diverso dal talento della signora che non riesce a ricordarsi.
La moralità è ciò che, pur senza essere osceno, offende grossolanamente il mio senso del pudore.
La politica sociale è la disperata decisione di operare i calli di un malato di cancro.
La psicanalisi è quella malattia mentale in cui si ritiene di essere la terapia.
La vita familiare è un’interferenza nella vita privata.
Le pene servono a spaventare coloro che non vogliono commettere peccati.
Lei si disse: «Andare a letto con lui, sì – però niente intimità!».
Lo scandalo comincia quando la polizia vi mette fine.
Lo sport è un figlio del progresso e contribuisce già per conto suo all’istupidimento della famiglia.
Ma dove mai troverò il tempo per non leggere tante cose?
Meglio che non ci rubino niente. Almeno così non si avranno guai con la polizia.
Mentire per necessità è sempre perdonabile. Ma chi dice la verità senza esservi costretto non merita nessuna indulgenza.
Molte donne vorrebbero sognare insieme con gli uomini senza andarci a letto. Bisogna far loro presente con decisione l’inattuabilità di un tale proposito.
Molti desiderano ammazzarmi. Molti desiderano fare un’oretta di chiacchiere con me. Dai primi mi difende la legge.
Nei casi dubbi si decida per il giusto.
Nelle gioie e nei dolori, fuori e dentro, in ogni situazione, la donna ha bisogno dello specchio.
Nell’erotismo c’è questa gerarchia: chi fa; chi osserva; chi sa.
Non avere un pensiero e saperlo esprimere – è questo che fa di uno un giornalista.
Non ci sono più produttori, ormai ci sono solo rappresentanti.
Non è vero che non si possa vivere senza una donna. È vero soltanto che senza una donna non si può aver vissuto.
Non riesco a liberarmi tanto presto dall’impressione che ho fatto su una donna.
Non si vive neppure una volta.
Nulla di più triste di una bassezza che non ha dato i suoi frutti.
Parecchi pensieri che ho e che non potrei riassumere in parole li ho attinti dal linguaggio.
Per essere perfetta le mancava solo un difetto.
Per l’uomo sano basta la donna. Per l’uomo erotico basta la calza per giungere alla donna. Per l’uomo malato basta la calza.
Piuttosto perdonare un brutto piede che delle brutte calze!
Poiché la legge proibisce di tenere in casa animali selvaggi e gli animali domestici non mi danno alcuna soddisfazione, preferisco non sposarmi.
Prima di dover subire la vita, bisognerebbe farsi narcotizzare.
Quando brucia il tetto, non serve né pregare né lavare il pavimento. Comunque pregare è più pratico.
Quanto poco c’è da fidarsi di una donna che si fa cogliere in flagrante fedeltà! Oggi fedele a te, domani a un altro.
Scrivere un aforisma, per chi lo sa fare, è spesso difficile. Ben più facile è scrivere un aforisma per chi non lo sa fare.
Se due hanno un pensiero, esso non appartiene a quello che lo ha avuto prima, ma a quello che lo ha avuto meglio.
Se fossi sicuro di dover condividere l’immortalità con certa gente, preferirei un oblio in camere separate.
Se proprio devo credere in qualcosa che non si vede, allora preferisco comunque credere ai miracoli che ai bacilli.
Sono già talmente popolare che uno che mi insulta diventa più popolare di me.
Sotto il sole non c’è essere più infelice del feticista che brama una scarpa da donna e deve contentarsi di una femmina intera.
Talvolta la donna è un utile surrogato dell’onanismo. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia.
Un aforisma non ha bisogno di esser vero, ma deve scavalcare la verità. Con un passo solo deve saltarla.
Un aforisma non si può dettare su nessuna macchina da scrivere. Ci vorrebbe troppo tempo.
Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma.
Come viene governato il mondo e com’è che viene condotto in guerra? Dei diplomatici ingannano dei giornalisti e ci credono quando poi leggono il giornale.
Il giornalista è sempre uno che dopo sapeva tutto prima.
L’uomo si immagina di colmare la donna. Ma è soltanto un riempitivo.
La guerra in un primo momento è la speranza che a uno possa andar meglio, poi l’attesa che all’altro vada peggio, quindi la soddisfazione perché l’altro non sta per niente meglio e infine la sorpresa perché a tutti e due va peggio.
Nero su bianco: ora la menzogna si presenta così.
Non la violenza, solo la debolezza mi mette paura.
Una donna deve avere un aspetto così intelligente che la sua stupidità si presenti poi come una piacevole sorpresa.
Una donna non ha neppure bisogno di essere della mia opinione, figurarsi poi della propria.
Chi mai vorrà cacciar via un errore che lui stesso ha messo al mondo, per sostituirlo con una verità adottata?
Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
I giornalisti scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono.
Il debole dubita prima della decisione. Il forte dopo.
Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini.
Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo.
L’erotismo sta alla sessualità come il guadagno alla perdita.
Le buone opinioni non hanno valore. Ciò che importa è chi le ha.
Le satire che il censore capisce vengono giustamente proibite.
Se la morale non urtasse non verrebbe lesa.
Una certa psicoanalisi è il mestiere di lascivi razionalisti che riconducono a cause sessuali tutto quel che esiste al mondo, salvo il loro mestiere.
Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.
Uno che sa scrivere aforismi non dovrebbe disperdersi a fare dei saggi.

Biografia

Karl Kraus (Jičín, 28 aprile 1874 – Vienna, 12 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista, aforista, umorista, saggista, commediografo, poeta e autore satirico austriaco.

Viene generalmente considerato uno dei principali autori satirici di lingua tedesca del XX secolo, ed è noto specialmente per le sue critiche altamente ironiche e taglienti alla cultura, alla società, ai politici tedeschi e ai mass media.

I primi anni di vita
Karl Kraus nacque a Jičín, in Boemia (al secolo una provincia autonoma dell’Impero austro-ungarico, attualmente parte della Repubblica Ceca), il 28 aprile del 1874 da un’agiata famiglia ebraica di lingua tedesca, figlio di Jacob Kraus, proprietario di una fabbrica di carta, e di Ernestine Kantor. Si trasferì con la famiglia a Vienna nel 1877, all’età di tre anni, dove crebbe e trascorse il resto della sua vita.

L’infanzia di Kraus rappresenta il terreno fertile su cui crebbe lo scrittore polemico e satirico; tre fattori essenziali ne determinarono presto l’identità: l’essere austriaco, l’essere ebreo e l’appartenenza ad una benestante famiglia borghese. È anche per la convivenza di questi tre elementi che Kraus divenne presto protagonista di una grande lotta contro il mondo e, tacitamente, contro se stesso. I suoi rapporti con la cultura ed il pensiero borghese furono, per esempio, molto contraddittori, e manifestati più o meno esplicitamente attraverso un odio nutrito verso una classe sociale che tuttavia non riuscì mai ad abbandonare.[1]

Kraus era un bambino molto delicato, incline alla malattia, ed afflitto già durante la sua prima infanzia da evidenti sintomi di una scoliosi, nonché da miopia. Il suo più grande biografo, Paul Schick, ricorda come la madre si preoccupò sempre molto teneramente della sua salute, e come Kraus soffrì tremendamente dopo la sua prematura scomparsa, nel 1891.[1]

Ciò che più di ogni altra cosa riuscì a risvegliare lo spirito critico e curioso di Kraus durante i suoi primi anni scolastici fu l’incontro con ciò che la sua famiglia non poteva e non avrebbe mai potuto offrirgli: l’arte, la poesia, la musica, il teatro. Come riconobbe anche Walter Benjamin, che scrisse copiosamente sulla vita e le opere di Kraus, furono proprio le poesie che Kraus trovò sui banchi di scuola a fornirgli un primo vero modello di scrittura creativa. Autori definiti talvolta “naïf”, ma anche essenzialmente sinceri, che Kraus ricorderà e dai quali apprese il ritmo, il suono della parola.[1]

Un secondo ma altresì importante ruolo, nell’accrescere l’interesse del giovane Kraus alla letteratura e alla critica in generale, è rintracciabile nelle figure di alcuni suoi professori, uomini spesso da lui considerati come forme di vita onniscienti, modelli, cause di nuovi spunti critici. Paul Schick descrive come Kraus avesse una particolare attitudine nel sapere imitare il tono di voce dei suoi docenti e di come egli stesso più volte ricordi, quanto fosse divertente annotare i loro errori, durante le lezioni. Il professore che udì le prime riflessioni linguistiche di Kraus, timoroso di non sapere “addomesticare” la lingua tedesca, fu Heinrich Sedlmayer, che nell’anno 1887 fu il suo insegnante di tedesco.[1]

Sempre durante i primi anni di scuola Kraus prese coscienza della “questione ebraica”. Come tutti i suoi contemporanei, assistette al rigido sistema educativo absburgico che, predicando il principio di libertà religiosa, separava gli studenti ebrei da quelli cattolici durante le ore di religione. Kraus visse tali separazioni e l’obbligo di frequenza con grande imbarazzo. Ebbe contrasti con alcuni professori di origine ebraica particolarmente dogmatici e furono probabilmente quest’ultimi a scatenare in Kraus una forte inclinazione negativa verso la religione e criticherà nelle sue satire future l’innata capacità di alcuni docenti absburgici, nel “togliere quell’ultimo briciolo di auto-coscienza rimasta agli giudei dell’epoca”.[2]

In pochi anni Kraus si trovò ad essere uno studente modello, circondato da grandi sommosse; iniziò a riflettere come scuola e famiglia patriarcale fossero doveri e schemi prestabiliti, in un mondo che li ripugnava. Iniziò a vedere la corruzione e la falsità della politica nella lingua e nelle arti in genere.[1]

Gli esordi letterari
Nel 1892, Kraus si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Vienna ed iniziò la sua lunga collaborazione giornalistica. Nello stesso aprile, infatti, venne pubblicata sulla Wiener Literaturzeitung una sua recensione dell’opera teatrale Die Weber del drammaturgo e scrittore tedesco Gerhart Hauptmann: fu la sua prima pubblicazione. Kraus tentò, infatti, persino una carriera teatrale proprio in quello stesso periodo, non riuscendo a conseguire alcun successo. Soffriva la rigidità delle materie giuridiche e decise presto di cambiare materie di studio, passando ad aree più umanistiche e a lui congeniali, come germanistica e filosofia. Non portò mai a termine i suoi studi, ma iniziò proprio in quegli anni ad instaurare nuove amicizie con i più noti letterati viennesi dell’epoca, a frequentare il noto Café Griensteidl, a scrivere numerosi articoli sulle più prestigiose riviste della città.[1]

Le sue amicizie si trasformarono però molto presto in terribili bersagli di critica e satira, come dimostra la sconcertante pubblicazione dei uno dei testi più provocatori e coraggiosi della Vienna fin de siècle: Die demolierte Literatur (“La letteratura demolita”), che scrisse nel 1896 in occasione dell’imminente demolizione del Café Griensteidl, ritrovo dei suoi ex compagni letterati. Fu con la pubblicazione di questo articolo, poi ristampato anche come singolo Pamphlet, che iniziò il grande successo giornalistico di Kraus.[1]

Dello sbeffeggiato gruppo “Jung Wien”, facevano parte tra gli altri Peter Altenberg, Leopold Andrian, Hermann Bahr, Richard Beer-Hofmann, Felix Dörmann, Hugo von Hofmannsthal e Felix Salten. Dopo che, nel 1897, Kraus ruppe con questo gruppo in seguito al suo articolo di satira, venne nominato corrispondente per il quotidiano Breslauer Zeitung. L’anno successivo, come sostenitore non compromesso nella causa dell’assimilazione ebraica, attaccò con veemenza il sionista Theodor Herzl, con il suo polemico Eine Krone für Zion (“Una corona per Sion”) del 1898: il suo feroce antisionismo lo portò a ricevere persino accuse di odiare il suo stesso popolo.[3]

Opere successive
« L’erotismo dell’uomo è la sessualità della donna.»
(K. Kraus, da Detti e contraddetti)

Nel 1899 ripudiò la fede ebraica, e il 1º aprile di quello stesso anno pubblicò il primo numero della rivista satirica Die Fackel (“La Fiaccola”), da lui fondata e che continuò a dirigere, nonché a pubblicarvi i propri articoli, sino alla propria morte. Da qui lanciò i suoi attacchi contro l’ipocrisia morale e intellettuale, la psicoanalisi, l’antropologia di Cesare Lombroso, la corruzione dell’Impero austro-ungarico, il nazionalismo del movimento pangermanico, le politiche economiche liberiste, e molte altre tematiche.[1]

Anche se agli inizi Die Fackel era simile a riviste come Weltbühne, si distinse in seguito per l’indipendenza editoriale di cui Kraus poteva godere grazie ai propri fondi. Nei primi dieci anni, contribuirono al giornale molti eminenti scrittori ed artisti come Peter Altenberg, Richard Dehmel, Egon Friedell, Oskar Kokoschka, Else Lasker-Schüler, Adolf Loos, Heinrich Mann, Arnold Schönberg, August Strindberg, Georg Trakl, Frank Wedekind, Franz Werfel, Houston Stewart Chamberlain e Oscar Wilde. Dopo il 1911, tuttavia, Kraus ne divenne l’unico autore. Tra gli autori sostenuti da Kraus c’erano Peter Altenberg, Else Lasker-Schüler e Georg Trakl.[1]

Die Fackel prendeva di mira la corruzione, i giornalisti e i comportamenti brutali. I suoi “nemici” più noti erano Maximilian Harden, per quanto riguarda lo scandalo Harden-Eulenburg, Moriz Benedikt (proprietario della Neue Freie Presse), Alfred Kerr, Hermann Bahr, Imre Bekessy e Johannes Schober.

Oltre ai suoi scritti, Kraus effettuò durante la sua carriera numerose conferenze pubbliche che ebbero un grande seguito, mettendo in scena, tra il 1892 e il 1936, circa 700 esibizioni in singola persona; lesse drammi di Bertolt Brecht, Gerhart Hauptmann, Johann Nestroy, Goethe e Shakespeare[4], e interpretò anche le operette di Jacques Offenbach, accompagnato dal piano e cantando da solo in tutti i ruoli.

Ad esempio Elias Canetti, che seguiva regolarmente le conferenze di Kraus, intitolò il secondo libro della propria autobiografia, composta da tre volumi, Die Fackel im Ohr (traducibile liberamente come “ascoltando cose illuminanti”), sia in riferimento alla rivista sia al suo stesso autore; il libro è stato tradotto in italiano col titolo “Il frutto del fuoco” (il capitolo in cui parla di Kraus e della sua rivista si intitola “Karl Kraus e Veza”).[1]

Raro esempio di opposizione alla guerra tra gli intellettuali europei dell’epoca, in molti ritengono che il capolavoro di Kraus sia la commedia satirica Gli ultimi giorni dell’umanità, che a partire dalla tragedia della Prima guerra mondiale arriva ad episodi apocalittici riportando i commenti dell’ambivalente personaggio, “il Grumbler” (soprannome che indica un amante degli scacchi) e “l’Ottimista”. Kraus iniziò a lavorare all’opera nel 1915 e la pubblicò nella sua forma definitiva nel 1922.[1]

Tra il maggio ed il settembre del 1933 Kraus, sconvolto dalla violenza inaudita del nazismo contro ebrei ed oppositori al regime e deluso dall’indecisione e dagli errori della socialdemocrazia, scrive Die dritte Walpurgisnacht (“La terza notte di Valpurga”), saggio contro la presa di potere di Hitler. Originariamente destinata alla Fackel, e non pubblicata per il timore che l’opera potesse provocare le rappresaglie delle squadre hitleriane su amici e prigionieri innocenti, La terza notte di Valpurga rimase inedita fino al 1953, quando Heinrich Fischer curò la pubblicazione delle sue opere. Una selezione dei pensieri fondamentali della “Terza notte” apparve sul numero della Fackel, di ben trecento pagine, che Kraus pubblicò nel giugno del 1934 con il titolo Warum die Fackel nicht erscheint (“Perché la Fiaccola non esce”).[5]

Edward Timms ha osservato che l’evoluzione di Kraus da conservatore aristocratico a repubblicano democratico determina quelle che possono essere prese per inconsistenze strutturali nel testo, come in una faglia geologica, anche se forse la lettura può essere un’altra.[6]

Kraus non si sposò mai, ma dal 1913, fino a quando morì, ebbe una stretta relazione con la baronessa Sidonie Nádherný von Borutin (1885-1950). Nel 1911 venne battezzato come cattolico, pur mantenendo una corrosiva autonomia di pensiero[7] ma, nel 1923[1], abbandonò anche la Chiesa a causa delle sue posizioni molto eterodosse e libere.[3]

Dopo aver previsto, come risulta dagli scritti postumi, la disastrosa e distruttiva parabola del nazismo[1], Karl Kraus muore a Vienna il 12 giugno del 1936 (due anni prima della temuta annessione dell’Austria al Terzo Reich), a causa di un’embolia cardiaca seguita ad una breve malattia, all’età di 62 anni.[8]

Alcune delle opere principali
Die demolierte Literatur (La Letteratura demolita), 1897
Eine Krone für Zion (Una corona per Zion), 1898
Sittlichkeit und Kriminalität (Morale e criminalità), 1908
Sprüche und Widersprüche (Detti e contraddetti), 1909
Die chinesische Mauer (La muraglia cinese), 1910
Pro domo et mundo (Per me e per il mondo), 1912
Nestroy und die Nachwelt, 1913
Worte in Versen, 1916-30
Die letzten Tage der Menschheit, 1918
Weltgericht, 1919
Nachts (Di notte), 1919
Untergang der Welt durch schwarze Magie (La fine del mondo attraverso la magia nera), 1922
Literatur, 1921
Traumstück, 1922
Die letzten Tage der Menschheit: Tragödie in fünf Akten mit Vorspiel und Epilog (Gli ultimi giorni dell’umanità: Tragedia in cinque atti con preambolo ed epilogo), 1922
Wolkenkuckucksheim, 1923
Traumtheater, 1924
Die Unüberwindlichen, 1927
Epigramme, 1927
Die Unüberwindlichen, 1928
Literatur und Lüge, 1929
Shakespeares Sonette, 1933
Die Sprache, 1937 (postumo)
Die dritte Walpurgisnacht (La terza notte di Valpurga), 1952 (postumo)
Alcuni dei suoi lavori sono stati ripubblicati negli ultimi anni:

Die letzten Tage der Menschheit, Bühnenfassung des Autors, 1992 Suhrkamp, ISBN 3-518-22091-8
Die Sprache, Suhrkamp, ISBN 3-518-37817-1
Die chinesische Mauer, mit acht Illustrationen von Oskar Kokoschka, 1999, Insel, ISBN 3-458-19199-2
Aphorismen. Sprüche und Widersprüche. Pro domo et mundo. Nachts, 1986, Suhrkamp, ISBN 3-518-37818-X
Sittlichkeit und Krimininalität, 1987, Suhrkamp, ISBN 3-518-37811-2
Dramen. Literatur, Traumstück, Die unüberwindlichen u.a., 1989, Suhrkamp, ISBN 3-518-37821-X
Literatur und Lüge, 1999, Suhrkamp, ISBN 3-518-37813-9
Shakespeares Sonette, Nachdichtung, 1977, Diogenes, ISBN 3-257-20381-0
Theater der Dichtung mit Bearbeitungen von Shakespeare-Dramen, Suhrkamp 1994, ISBN 3-518-37825-2
Hüben und Drüben, 1993, Suhrkamp, ISBN 3-518-37828-7
Die Stunde des Gerichts, 1992, Suhrkamp, ISBN 3-518-37827-9
Untergang der Welt durch schwarze Magie, 1989, Suhrkamp, ISBN 3-518-37814-7
Brot und Lüge, 1991, Suhrkamp, ISBN 3-518-37826-0
Die Katastrophe der Phrasen, 1994, Suhrkamp, ISBN 3-518-37829-5

(dati tratti dalle pagine wikipediche italiane)

Advertisements

info@ipaziabooks.com

Leave a Reply.... Lascia un commento...

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: