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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Speciale Teoria degli Antichi Astronauti – un bignami sui-generis. Da Erich von Däniken alla nascita dell’uomo sitchiniano schiavo di miniera a un eccezionale documento NASA sulle “visioni” di Ezechiele.

Serie “Attento a non aprire troppo la mente perché quel poco di cervello che ti resta potrebbe caderne e spiaccicarsi a terra. Evita inoltre di bagnarla, tale materia grigia, con troppa acqua benedetta perché potrebbe andare comunque a male”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

Rina Brundu

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Antichi astronauti tra le rocce della Val Camonica (Italy, source the Net).

Così come feci a Ferragosto quando, dando molti internauti abituali impegnati al mare a mostrar le chiappe chiare, ne profittai per buttare nel calderone del sito lo spinoso argomento degli NDE e OBE, voglio adesso usare qualche momento di questa tranquilla giornata post-natalizia, ante imminenti partenze per le vacanze invernali, per parlare di un altro tema altrettanto accidentato. Si tratta di una tematica che per sua natura non ritengo nelle corde dell’italiano-medio cattolico-ad-oltranza, ma avviso che eventuali pernacchie saranno restituite al mittente caricate a mille, mentre va benissimo se mi scomunicate, mandate maledizioni tipo woodoo e insomma esibite tutto il campionario tipico della superstizione conclamata. Non ho problemi su queste robe: del resto ognuno fa quel che può. Suggerisco soltanto – nel caso in cui il vostro target fosse di allontanare la iella – di non toccarvi nelle parti intime se avete ospiti in casa, magari il vostro capo ufficio, per fare questo attendete il ritorno al lavoro.

Dopo avere convenientemente settato il mood per questo scritto, confesso pure che ad indurmi a proporlo quest’oggi è stato l’articolo del bravo prof Renzetti che ho pubblicato ieri sera: “Divinità ieri, santi oggi. Un imbroglio millenario della Chiesa di Roma. Le origini PAGANE del Natale e il SESSO: l’ossessione del Cristianesimo”. Di fatto, nonostante la giusta carica dissacrante, e soprattutto knowledgeable e veritiera di questi scritti, confesso che l’intendimento del mio intelletto vive in tutta altra dimensione e non riesce neppure a capire perché si debba spendere tempo a demolirle queste storielle bibliche: cui prodest?

Naturalmente mi rendo conto di come questa accozzaglia di immani puttanate (non me ne vogliano i padri della Chiesa che dovessero intrattenersi a leggere queste note, ma come ben sappiamo chiamare la rosa con altro nome non ne cambierebbe il profumo), abbia costituito per millenni la spina dorsale della nostra cultura. Un backbone religioso e pseudo-moraleggiante di cui anche volendo non si può fare a meno. Un costrutto immaginifico che a differenza delle fiabe di Andersen, è stato usato nel corso dei secoli da personaggi anche validi per guidare i popoli dentro i percorsi bui della nostra ignoranza di uomini, nel tentativo di raggiungere una qualche luce che naturalmente non c’era ma che nel suo atteggiarsi a traguardo credibile proponeva speranza.

Insomma, detto davvero in breve, perché non ho tempo di fermarmi a dirimere, immagino ci sia pure stata una qualche utilità in queste scritture cosiddette “bibliche” viste come testi “sacri”: magari hanno aiutato il nostro percorso nei momenti più difficili, magari (e più probabilmente) quei percorsi più difficili li hanno determinati… certo è che non lo so e non mi interessa saperlo. Ciò che qui mi preme dire è che come cittadina degli anni 2000 e come spirito che si ritiene, a torto o a ragione, aperto e cosciente, io non posso accettare neppure una virgola di questa tipologia di letteratura per scopi di costruzione della mia capacità intellettuale e spirituale. Per me questi scritti hanno la stessa valenza che hanno le fiabe analizzate dall’immenso Vladimir Propp: le loro dinamiche gettano una qualche luce su quella che è stata la nostra storia dei momenti più bui, ma tutto finisce lì.

Dirò di più, anche se non è la prima volta che lo scrivo: io non ho alcun rispetto, né umano né intellettuale per qualsiasi personaggio che in un qualsiasi modo, in qualsiasi salsa, a qualsiasi titolo (parlo specialmente di quegli immondi personaggi che si qualificano con il titolo di teologi e così facendo offendono la dignità dei tanti spiriti di scienziati e filosofi che sono morti nel tentativo di regalarci scampoli di verità sulla nostra vera natura), utilizzi questi antichi racconti per giustificare i suoi dealings, li somministri come strumenti didattici per menti giovani, li utilizzi per spingere la gente a inginocchiarsi in Chiesa, a battersi il petto in maniera contrita, a recitare preci di qualsiasi tipologia, a bagnarsi con acque cosiddette benedette, ad avvilire la mente con percorsi pseudo-moraleggianti la cui validità è tutta da dimostrare, etc etc etc.

I peggiori, dentro queste malsane categorie pseudo-intellettuali umane, sono poi quelli che si dicono scienziati, studiosi di matematica o di altre scienze, ma che non appena possono svendono le dinamiche logiche che dovrebbero insegnare per un buon bagno dentro il battistero della superstizione e dell’ignoranza, vittime della loro stessa inesistente tempra morale e filosofica, vittime delle loro ataviche paure scaltramente nascoste, portatori di esempi didattici perniciosi e censurabili sotto qualsiasi punto di vista.

Ho pure già scritto di come io ritenga questi personaggi dei veri e propri terroristi dello spirito che in un qualsiasi contesto civile sano verrebbero banditi per il danno incalcolabile che procurano senza peraltro rendersene conto: perchè di fatto non c’é male peggiore di quello procurato pensando di fare il bene. Questo aspetto ci tengo a ribadirlo, in maniera chiara e netta. Ho speso infatti buona parte di quest’anno a pregare coloro che si sentono offesi da questi ragionamenti di non frequentare Rosebud, perché su questo sito, almeno fino a che lo animerò io, non si farà nessuno sconto alla superstizione o a modelli che considero altamente diseducativi.

Mi rendo perfettamente conto che il percorso di ciascuna anima è diverso, ma chi volesse continuare nel solco tradizionale, fuori da queste pagine troverà infiniti luoghi virtuali che gli/le potranno essere di conforto (purtroppo anche sugli schermi del nostro immondo servizio televisivo pubblico ad ogni ora del giorno e della notte). Rosebud vuole essere invece un porto per quei pochi che la pensano diversamente e che per la crescita del loro intelletto vogliono promuovere percorsi alternativi basati sull’esperienza, sul metodo scientifico, su una visione assolutamente pragmatica delle cose del mondo, su una visione che sicuramente non significa chiusura verso il metafisico, tutt’altro!

Fatta questa lunga, epidermica, ma doverosa premessa tesa soprattutto a ribadire che le religioni per quanto mi riguarda non sono solo l’oppio dei popoli, ma sono pure il loro lsd, le droghe di ultima generazione, il peggio del peggio che possa capitare ad una mente capace e che nel mio percorso formativo hanno la stessa valenza che ha una cacca di mosca (ecco svelata dunque la cagione della mia insofferenza anche quando leggo articoli tesi a demolirle: perché perdere tempo a demolire il nulla?), voglio muovere oltre. Nello specifico in questo breve pezzo voglio presentare una opzione cogitativa un po’ particolare che potrebbe giustificare i racconti biblici (e non solo quelli) sotto prospettive completamente diverse, ma che a momenti ha sicuramente maggior senso delle opzioni offerte da qualsiasi religione umana.

Preciso però che neppure questa particolare teoria ha mai avuto un qualsiasi riscontro sul piano factual e pertanto va presa con le pinze (bisogna aprire la mente sempre e solo quel tanto che basta, quando non si hanno prove empiriche!), specie quando si considerano tante (troppe?) affermazioni sciocche di molti suoi divulgatori che in alcuni casi sono dei meri cialtroni, ma sicuramente è e resta una teoria affascinante. Specifico infine che si tratta di una teoria rifiutata dalla scienza main-stream, ma se consideriamo che Galileo è stato riabilitato dopo mezzo millennio… un qualche piccolo sforzo per ascoltare chi propone visioni-diverse lo possiamo sempre fare, o no?

Andiamo dunque a parlare, in modalità bignami, ovvero molto molto ristretta, della mitica teoria degli Ancient Aliens, che in italiano potremmo chiamare la Teoria degli antichi astronauti.

Ma che cos’é la teoria degli antichi astronauti? Detto molto in breve è una speculazione proposta da diversi personaggi, tra i quali alcuni anche molto capaci, in virtù della quale la terra in epoche remotissime sarebbe stata visitata da astronauti provenienti da altri mondi, i quali avrebbero aiutato lo “shaping” della nostra civiltà e sarebbero intervenuti direttamente anche a manipolare la nostra stessa essenza di esseri intelligenti.

Dove sarebbero le prove che giustificherebbero queste ipotesi? Le prove sarebbero rintracciabili nella infinita letteratura che in ogni angolo del globo, a qualsiasi latitudine, in forma di racconti più o meno lunghi, di leggende, di graffiti sulla roccia (vedi nella featured image, quelli della Val Camonica), parla di questi esseri venuti dal cielo che avrebbero in qualche modo colonizzato e spesso aiutato la specie umana ad evolversi. Inoltre, queste prove si troverebbero soprattutto nei muri titanici delle infinite costruzioni megalitiche presenti dovunque sotto il sole.

Il personaggio che più di ogni altro ha contribuito a rendere popolare questa peculiarissima ipotesi è senz’altro quell’Erich von Däniken (1) che alla fine degli anni 60 pubblicò il celeberrimo Chariots of the Gods, un tomo che vendette circa 63 milioni di copie e che resta ad oggi uno dei libri più venduti di tutti i tempi. Altri ancient aliens theorists molto attivi sono Giorgio Tsoukalos e David Hatcher Childress, anche se francamente codesti signori mancano completamente, a mio avviso, del necessario know-how formativo e intellettuale e sovente tendono a muovere dal sensato alla mera sciocchezza.

Secondo me, dopo von Däniken, il personaggio che merita maggior credito quando si parla di ancient aliens è il defunto Zecharia Sitchin(2). Sitchin è stato uno studioso unico, conoscitore delle antiche civiltà e dei Sumeri in particolare, interprete delle tavolette cuneiformi che raccontano le storie di queste popolazioni vissute in Mesopotamia, i loro miti, incluso quello famosissimo di Gilgamesh (da cui prenderebbero spunto le storie bibliche).

Non ho tempo di stare a raccontare neppure un attimo di ciò che propone Sitchin, mi preme precisare però che non lo seguo in tutto. Per esempio non lo seguo più quando parla del dodicesimo pianeta Nibiru e di molte altre sciocchezze cosmologiche di cui non aveva evidentemente cognizione e quindi difficilmente avrebbe potuto “interpretare”.

Il “gist” della sua teoria però resta a mio parere valido e sicuramente molto più plausibile delle numerose teorie bibliche che ci parlano di adami e di eve, di serpenti, roveti ardenti e di tutto il solito ridicolo carrozzone superstizioso.

Secondo Sitchin, infatti, o per meglio dire, secondo le storie dei Sumeri che lui avrebbe interpretato, in un’epoca remota (in qualche luogo si parla di circa quarantamila anni fa, ma queste date variano anche sensibilmente da autore ad autore), la terra sarebbe stata visitata da un popolo alieno.

Quale sarebbe stato il motivo per cui questi viaggiatori dello spazio sarebbero giunti fin qui? Nessun motivo particolarmente elevato o degno. Molto più prosaicamente ricercavano un pianeta da cui poter estrarre oro da utilizzare nella loro terra di provenienza. Al tempo del loro arrivo, la nostra Terra era ancora abitata dagli ominidi darwiniamente evolutisi: diverse razze fondamentalmente primitive che all’inizio furono completamente ignorate dagli alieni. Codesti astronauti infatti si dedicarono subito all’estrazione del prezioso metallo.

Sembrerebbe però che l’attività estrattiva fosse tanto pesante allora quanto lo è oggi e, come sempre accade in queste circostanze, non importa quale sia il tuo pianeta di provenienza, i furbi delegarono quel lavoro alla fanteria mentre loro si riservarono i compiti manageriali e di controllo. Naturalmene non passò troppo tempo prima che la fanteria si lamentasse e guidata da un loro capo – una sorta di Landini ante-litteram con la differenza che questo alieno aveva lavorato anche lui in miniera – si ribellò ed entrò in sciopero: semplicemente questi poveri alieni non volevano più uccidersi di lavoro nelle miniere terrestri!

Che fare? Si chiesero allora i capi alieni riuniti in un consiglio urgente: mica si poteva tornare indietro a raccontare all’imperatore che avevano fallito, manco a parlarne! Com’é come non è, ecco che a qualcuno viene una “brillante” idea: perché non usiamo gli ominidi autoctoni come schiavi minatori? Cheeee?!! Rispose subito qualcun altro: ma se non capiscono una cippa? Come facciamo a farci obbedire?!!

Fortuna che con loro c’era una femmina aliena scienziata (che diverrà poi la dea madre di infinite tradizioni religiose e culturali terrestri), che azzardò: perché non li modifichiamo geneticamente fino ad ottenere un individuo passabile che serva ai nostri scopi?? Detto fatto l’incredibile piano venne approvato e azionato. Questi “esseri superiori” presero il loro collega che aveva capeggiato la rivolta nelle miniere, lo ammazzarono, ne estrassero il DNA che poi mixarono con quello di un esemplare di ominide catturato nella foresta e… L’UOMO (chiamato l’Adamo) ERA NATO!! O giù di lì.

Toglietevi dunque ogni altra idea dalla testa: noi siamo nati Fantozzi nel destino, ovvero come schiavi da destinarsi al lavoro in miniera! Di converso siamo pure nati figli di quei “dei”, modellati a loro “immagine e somiglianza”, proprio in virtù di questo progenitore alieno ribelle e dunque in realtà abbiamo le stesse capacità di quei visitatori, cosa che loro stessi non tardarono a realizzare.

C’é da aggiungere anche che l’uomo non nacque subito perfetto: proprio come potrebbe confermare il prof Antinori, prima di ottenere il risultato furono necessari tanti esperimenti, alcuni non propriamente riusciti, che portarono anche alla creazione di veri e propri mostri (che del resto si possono ammirare meravigliosamente raffigurati nelle strutture archeologiche irachene, almeno in quelle che si sono salvate alla carica criminale dell’ISIS in tempi recenti).

Sull’altro versante questa manipolazione genetica sarebbe stata un così grande successo che non appena nacquero i primi esemplari validi, questi furono messi in un territorio protetto (il giardino dell’Eden?), per impedire loro di mischiarsi nuovamente con gli ominidi che piano piano si sarebbero estinti. In alcuni testi si parla addirittura dei 40 anni spesi dagli Ebrei a vagabondare nel deserto come di una continuazione di quelle pratiche di breeding controllato: che questo possa giustificare l’innegabile maggior intelligenza dei rappresentanti di questo popolo che da solo si è portato a casa circa il 30% di tutti i primi Nobel finora assegnati? Chissà! Tutto può essere… Certo è che dopo il grande salto fatto dalla genetica negli ultimi anni, la clonazione della pecora Dolly e gli altri esperimenti più o meno confessati in questo settore, diventa più difficile sminuire le storielle di Sitchin…

Crederci, non crederci? Ognuno deve procedere nel suo percorso come crede, vero è però che chi classifica queste opzioni come mere sciocchezze deve avere anche l’onestà intellettuale di concordare con me sulle “immani puttanate” di cui parlavo nell’incipit, altrimenti il suo status-intellettuale non è diverso da quello degli ominidi di cui sopra, non importa quante “lauree” potrebbero intervenire a sostenere la sua ipotesi. In ogni caso io mi fermo qui (magari un giorno proporrò una analisi dettagliata di qualcuno dei tanti testi e lavori di Sitchin), perché non ho tempo di raccontare altro, così come non ho tempo di correggere la forma di questo mio ennesimo scritto di pancia… e poi il mio scopo era solo instillare un dubbio.

Meglio ancora, il mio scopo era mostrare una diversa via di ragionamento, una via più adatta alle necessità intellettive dei tempi che viviamo e che si estrinsichi fuori dalle obsolete dinamiche religiose… Infine, per dimostrare qualcosa nel mio dire, scelgo, tra i tanti argomenti favoriti dagli ancient aliens theorists, un fattoide che a mio avviso può spiegare senza troppe parole e non necessita, per chiarirsi, di didascalie didattiche di sorta. Ciascuno poi si potrà fare la propria opinione e decidere di conseguenza. Andiamo quindi a vedere…

UN DOCUMENTO ECCEZIONALE – IL CASO BIBLICO DELLE VISIONI DEL PROFETA EZECHIELE (3) COME VISTO DA RAFFAELLO E COME VISTO DAGLI SCIENZIATI DALLA NASA (VIA ERICH VON DANIKEN).

ECCO INFATTI COME AL TEMPO DI RAFFAELLO, QUALCHE SECOLO FA, VENIVANO LETTE LE VISIONI TETRAMORFICHE DEL PROFETA EZECHIELE…

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ED ECCO COME SONO STATE REINTERPRETATE, QUELLE STESSE “VISIONI”, DA ALCUNI SCIENZIATI NASA CHE HANNO LAVORATO CON ERICH VON DANIKEN – DOPO CHE SI SONO LETTI I TESTI ORIGINALI DELLA BIBBIA IN TRE LINGUE…. MA, SOPRATTUTTO, INVITO TUTTI A VEDERE L’INTERA FANTASTICA RICOSTRUZIONE ANIMATA IN CHIAVE MODERNA DI QUELLE VISIONI, CLICCANDO IL VIDEO SOTTOSTANTE… E POI MEDITATE GENTE… MEDITATE SU COME SIA DESTINATO A MUTARE IL SENTIRE UMANO CHE ABBANDONA LE VIE DELLA SUPERSTIZIONE PER SEGUIRE QUELLE DELLA CONOSCENZA, DELL’ESPERIENZA E DELLA TECNOLOGIA.

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ENJOY!

(1) erich-von-daniken_1610Erich von Däniken (Zofingen, 14 aprile 1935) è uno scrittore svizzero. È noto per i suoi libri di archeologia misteriosa ed è uno dei principali sostenitori della cosiddetta “teoria degli antichi astronauti”.

Biografia
Frequentò il College St-Michel di Friburgo in Svizzera dove sviluppò un certo interesse per gli scritti antichi di natura religiosa. Nel 1960 ha sposato Elisabeth Skaja e nel 1963 è nata sua figlia Cornelia. Cinque anni più tardi, mentre prestava servizio in un albergo svizzero, portò a termine Gli extraterrestri torneranno (1969), libro che divenne un autentico best seller internazionale tradotto in numerose lingue. L’opera in questione sostiene che creature aliene, provenienti da un altro sistema solare, visitarono il nostro pianeta circa diecimila anni fa e crearono uomini intelligenti a loro somiglianza alterando il genoma delle scimmie. Esse sarebbero state adorate come dei dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, delle quali resta una velata tradizione nei miti.

Successivamente ha scritto e fatto pubblicare altri libri, quasi trenta, non sempre tradotti dal tedesco, in cui religione, archeologia e fantascienza si intrecciano costantemente. Infatti ne Gli dei erano astronauti (2003), lo scrittore svizzero ribadisce il concetto che divinità ed angeli di cui parlano Bibbia, Corano e numerosi testi sacri antichi erano alieni che un tempo visitarono la Terra. Anche alcune apparizioni mariane, comprese quelle celebri di Fatima, si possono spiegare per von Däniken in chiave ufologica.

Erich von Däniken sostiene spesso di non essere competente per la ricerca sugli UFO. Il suo interesse si concentra in gran parte sui reperti archeologici e libri religiosi del passato. Nonostante ciò, ha dichiarato al programma Enigmi alieni di essere un credente cattolico e di pregare ogni sera[1].

Vive a Beatenberg nel Canton Berna.

Diversi altri Autori hanno teorizzato la presenza aliena nei testi sacri. Tra questi Mauro Biglino, Zecharia Sitchin, Mario Pincherle, Peter Kolosimo, Walter Raymond Drake, Padre Barry Downing, Padre Enrique Lopez Guerrero, Claude Vorilhon, Corrado Malanga e Biagio Russo.

Opere
Gli extraterrestri torneranno, Ferro 1969 – Erinnerungen an die Zukunft, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1968; Armenia Editore 1976
Noi extraterrestri, Ferro 1970 – Zurück zu den Sternen, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1969
Il seme dell’universo, Ferro 1972 – Aussaat und Kosmos, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1972
Enigmi dal passato, Sugarco 1975 – Meine Welt in Bildern, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1973
Messaggi dall’ignoto, Sugarco 1975 – Erscheinungen, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1974
Gli extraterrestri hanno inventato l’uomo?, Rizzoli 1977 – Beweise. Lokaltermin in fünf Kontinenten, Econ Verlag Düsseldorf und Wienn 1977
11 agosto 3114 a.C., Sugarco 1984 – Der Tag an dem die Götter kamen, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1984
Ricordi dal futuro, Sugarco 1986 – Habe ich mich geirrt? Neue Erinnerungen an die Zukunft, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1985
Sulle orme della regina di Saba, Sugarco 1988 – Wir alle sind Kinder der Götter, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1987
Gli occhi della sfinge, Piemme 2000 – Die Augen der Sphinx, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1989
Cronache da un altro passato, Piemme 2002 – Die Steinzeit war ganz anders, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1991
Il giorno del giudizio è già cominciato, Corbaccio 1998 – Der jüngste Tag hat längst begonnen, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1995
I misteri dell’archeologia, Newton & Compton 2005 – Das Erbe der Götter, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1997
L’impronta di Zeus, Piemme 2001 – Im Namen von Zeus, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 1999
Gli dei erano astronauti, Piemme 2003 – Die Götter waren Astronauten, C. Bertelsmann Verlag GmbH München 2001
Il crepuscolo degli Dei, Macro Edizioni Maggio 2012 – Götterdämmerung, Verlag: Kopp; 1. Oktober 2009
Filmografia
Gli extraterrestri torneranno (Erinnerungen an die Zukunft), di Harald Reinl (1970); da Gli extraterrestri torneranno?

2) zechariasitchinZecharia Sitchin (Baku, 11 luglio 1920 – New York, 9 ottobre 2010) è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e sostenitore della “teoria degli antichi astronauti” come spiegazione dell’origine dell’uomo. Le speculazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate da scienziati, storici e accademici.

Inoltre le teorie e i libri di Sitchin sono stati fortemente criticati per ragioni quali la mancanza di conoscenze o studi specifici sull’archeologia mesopotamica e sulla storia del Vicino Oriente antico, congiunta ad una metodologia difettosa nello studio dei testi antichi sumerici, traduzioni errate di tali testi e affermazioni astronomiche e scientifiche che non corrispondono alla realtà.

Egli attribuisce la creazione dell’antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L’esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

Sitchin afferma anche che in corrispondenza della fascia principale degli asteroidi del sistema solare si sarebbe trovato anticamente un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat e i Babilonesi Marduk, che sarebbe previsto dalla Legge di Titius-Bode. Dalla disastrosa collisione tra Tiamat e Nibiru, narrata in forma epica nel poema sumero/babilinese Enuma Elish, sarebbe nata la Terra (in sumero, “Ki”), poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva ulteriore perturbazione gravitazionale di Nibiru, e la attuale fascia degli asteroidi.

Il punto di vista di Sitchin non è supportato da alcuna prova scientifica, e la sua speculazione non viene considerata attendibile per via dell’assenza di prove a sostegno, sia dal punto di vista linguistico che dal punto di vista astronomico.[1]

Le speculazioni di Sitchin andrebbero secondo alcuni nella categoria del creazionismo non-religioso, ma lo stesso Sitchin riporta nei suoi testi nozioni di evoluzionismo teista, sebbene egli sostenga che l’uomo sarebbe a suo dire frutto di esperimenti di ibridazione genetica con specie terrestri condotti dagli Annunaki.[2]

La collisione tra Tiamat e Nibiru spiegherebbe, secondo Sitchin, la disposizione delle terre emerse. La presenza di un grande oceano che occupa metà del globo terrestre (l’Oceano Pacifico) sarebbe, secondo lui, spiegata dal fatto che l’acqua del pianeta Tiamat (da Sitchin tradotto erroneamente come “vergine delle acque”) si sarebbe concentrata in massima parte nella voragine dovuta alla collisione.

Biografia
Sitchin nacque a Baku, nella Repubblica Socialista Sovietica Azera (oggi Azerbaigian), nel 1920, e in seguito si trasferì nella Palestina governata dal Mandato britannico, dove avrebbe appreso il moderno e l’antico ebraico e altre lingue europee e semitiche. Lì conobbe anche il Vecchio testamento e l’archeologia del Vicino Oriente.

Dopo essersi laureato in storia economica all’Università di Londra tornò in Israele, dove lavorò come giornalista e editore per poi trasferirsi a New York, in cui visse fino alla morte, avvenuta nel 2010.

I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e convertiti anche in Braille per i non vedenti e trattati in radio e televisione.

Sitchin dichiarava che le sue ricerche coincidessero con molti testi biblici, i quali a loro volta, a suo dire, avrebbero tratto origine da scritti sumeri.

Pensiero
Secondo l’interpretazione data da Sitchin della cosmologia sumera, il sistema solare avrebbe un decimo pianeta[3] (in realtà Sitchin intitola il suo primo libro “Il dodicesimo pianeta” poiché il termine sumero e babilonese per “pianeta” è lo stesso che descrive tutti i corpi celesti – MUL -, e quindi contando anche il Sole e la Luna, il sistema solare sarebbe composto di 12 MUL), che seguendo un’orbita ellittica rientrerebbe nel centro sistema una volta ogni 3600 anni. Secondo Sitchin, questo ipotetico pianeta, chiamato “Nibiru”, nella mitologia babilonese sarebbe associato al dio Marduk, dal XVIII secolo a.C. divinità principale della terra di Babilonia.

Sitchin affermava che Nibiru avrebbe avuto un impatto catastrofico con un altro ipotetico pianeta, chiamato Tiamat e posto tra Marte e Giove. L’impatto avrebbe creato il pianeta Terra e la fascia degli asteroidi. Tiamat sarebbe stato dapprima colpito da una delle 7 lune di Nibiru, spezzandosi in due. Una di queste due porzioni sarebbe poi diventata la Terra e sarebbe stata spinta nell’attuale posizione da un altro impatto con una luna di Nibiru. In seguito l’altra metà, colpita da Nibiru stesso, avrebbe dato vita alla fascia degli asteroidi. I restanti detriti dell’impatto avrebbero dato origine alle comete.

Sitchin affermava che questa speculazione spiegherebbe perché la geografia terrestre avrebbe la peculiarità di avere più continenti su un lato rispetto all’altro.

Secondo Sitchin, su Nibiru abitava una razza tecnologicamente avanzata e simile a quella umana, questi esseri erano chiamati Anunnaki dalla mitologia sumera e che compaiono nella Bibbia col nome di Elohim. Secondo Sitchin sarebbero arrivati sulla terra 450.000 anni fa, alla ricerca di minerali e in particolare d’oro (che necessitavano per riparare la loro atmosfera rarefatta) e lo avrebbero trovato in Africa.

Gli Anunnaki avrebbero creato geneticamente l’Homo Sapiens incrociando la loro razza con l’Homo erectus,[4] con lo scopo di avere della manodopera per prelevare metalli dalle miniere. Sotto la guida di questi esseri, secondo l’interpretazione che Sitchin dà dei testi sumerici, gli uomini avrebbero fondato la civiltà in Mesopotamia, in Egitto e in India, grazie ad una casta di regnanti che avrebbero fatto da intermediari tra gli alieni e gli schiavi. È interessante notare che per i Sumeri, il re non era un dio incarnato come per gli Egizi,[5] ma un mediatore tra uomini e dei, quindi, per una questione iconografica veniva rappresentato con attributi quali il gigantismo.

Sitchin poi affermava che nel 2024 a.C. sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra diverse fazioni di extraterrestri e che la ricaduta nucleare (fallout), sarebbe il “vento malvagio” che avrebbe distrutto non soltanto la città di Ur, secondo quanto sarebbe raccontato nel Lamento di Ur, ma avrebbe avuto ripercussioni su quasi tutta la Mesopotamia[6]. Sitchin sostiene che le sue ricerche spiegherebbero numerosi passi di testi biblici.

Un altro punto focale della teoria di Sitchin è il ruolo attribuito alle maggiori opere megalitiche sparse per il globo, che sarebbero state costruite dagli Anunnaki con varie funzioni, prevalentemente astronomiche, astrologiche e calendariali. Altri due siti, Machu Pichu e Bad-tibira, sarebbero stati centri di lavorazione dei metalli. Sitchin sostiene anche che le civiltà mesoamericana e sudamericana siano derivate da quella sumera e accadica, e che le due divinità principali messicane e peruviane, Quetzalcoatl e Viracocha fossero due Anunnaki (Ningishzida e Ishkur) trasferitisi con alcuni Sumeri e Africani nel nuovo continente.

Diversi altri Autori hanno teorizzato la presenza aliena nei testi sacri. Tra questi Erich von Däniken, Walter Raymond Drake, Mauro Biglino, Mario Pincherle, Peter Kolosimo, Padre Barry Downing, Padre Enrique Lopez Guerrero, Claude Vorilhon, Corrado Malanga e Biagio Russo. In particolare il primo, uno dei principali sostenitori della teoria degli antichi astronauti, traduce principalmente dal greco e dal latino.

Posizione della comunità scientifica
Quando Sitchin elaborò la propria teoria e pubblicò i primi testi, il Sumero era una lingua già ben conosciuta.[7] In seguito, grazie anche ad alcune pubblicazioni di massa come Sumerian Lexicon[8] si poté verificare la correttezza della traduzione di alcune singole parole e di alcune porzioni di testo, che risultano per lo più errate[9][10][11].

Lorenzo Verderame, docente di assiriologia dell’università di Roma “La Sapienza”, ha dichiarato in proposito: {{Citazione|Nel mondo accademico non vi è alcuna considerazione dei lavori di Sitchin ed il suo nome, quale autore di opere pseudo-scientifiche, è pressoché sconosciuto. A prescindere dalla generale chiusura degli ambienti accademici, non esistono lavori di Sitchin che possano ritenersi scientifici, per varie ragioni. Sitchin, come altri autori del genere, costruisce le sue teorie sulla traduzione di passi e non sull’interpretazione del testo originale. [12]

(nota di RB su questa considerazione di Verderame: con tutto il rispetto per questo professore della Sapienza questa è una delle più grandi puttanate, nel merito e nel metodo, che abbia mai letto!! Complimenti! E fortuna che la nostra storia l’hanno fatta altra tipologia di menti pensanti… sic!).

La visione di Sitchin della “collisione planetaria” sarebbe una rielaborazione superficiale di una teoria presa concretamente in considerazione nel campo dell’astronomia, tuttavia ciò che prospetta Sitchin ne diverge sia nei dettagli sia nei tempi.

Sitchin basava le proprie argomentazioni sulla sua personale interpretazione dei testi sumerici e sull’interpretazione del sigillo sumerico denominato “VA 243”. Questo antico popolo avrebbe avuto conoscenza di 10 pianeti, mentre in realtà essi ne conoscevano solo 6 (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno)[13]. Centinaia di sigilli e calendari sumerici sono stati decodificati e il numero di pianeti che ognuno di essi indica è di 5 (Terra esclusa). Sul sigillo VA 243 ci sono 12 puntini che Sitchin interpreta come pianeti. Una volta tradotto, sul sigillo VA 243 si legge Il(i)-ilat. Dabsiga, suo servo. Per lo studioso Michael S. Heiser, il cosiddetto sole sul VA 243 non sarebbe un sole ma una stella, così anche i puntini rappresentano delle stelle[13][14].

Opere
Il pianeta degli dei, Milano, Edizioni Piemme, 1983, 1998, 2001, 2004, 2006, ISBN 88-272-0927-1, ISBN 88-384-3054-3, ISBN 88-384-4368-8, ISBN 88-384-8107-5, ISBN 88-384-7941-0 (The 12th Planet, New York City, HarperCollins, 1976).
Le astronavi del Sinai, Milano, Edizioni Piemme, 1998, 2001, 2004, ISBN 88-384-4029-8, ISBN 88-384-4812-4, ISBN 88-384-8108-3 (The Stairway to Heaven, New York, Avon Books, 1980).
Guerre atomiche al tempo degli dei, Milano, Edizioni Piemme, 1999, ISBN 88-384-4394-7 (The Wars of Gods and Men, New York City, Avon Books, 1985).
Il codice del cosmo, Milano, Edizioni Piemme, 2010, ISBN 978-88-384-6952-7 (The Cosmic Code, New York City, Avon Books, 1998).
Gli dei dalle lacrime d’oro, Milano, Edizioni Piemme, 2000, ISBN 978-88-566-2210-2 (The Lost Realms, New York City, Avon Books, 1990).
Gli architetti del tempo, Milano, Edizioni Piemme, 2005, ISBN 978-88-566-2514-1 (When Time Began, New York City, HarperCollins, 1993).
L’altra Genesi, Milano, Edizioni Piemme, 2006 (Genesis Revisited: Is Modern Science Catching Up With Ancient Knowledge?, New York City, Avon Books, 1990).
La Bibbia degli Dei, Milano, Edizioni Piemme, 2007 (Divine Encounters: A Guide to Visions, Angels and Other Emissaries, New York City, Avon Books, 1995). (La stessa opera è stata distribuita in Italia nel 1997 anche da Gruppo Editoriale Futura con il titolo “Dio, angeli, extraterrestri ed esseri multidimensionali”, ISBN 88-256-1109-9).
Il libro perduto del Dio Enki, Milano, Edizioni Piemme, 2004 (The Lost Book of Enki: Memoirs and Prophecies of an Extraterrestrial god, Bear & Company, 2001).
Spedizioni nell’Altro Passato, Milano, Edizioni Piemme, 2005 (The Earth Chronicles Expeditions, Bear & Company, 2004).
L’ultima profezia, Milano, Edizioni Piemme, 2010 (Journeys to the Mythical Past, Bear & Company, 2007).
Il Giorno degli Dei. Il passato è il nostro futuro, Milano, Edizioni Piemme, 2009, ISBN 978-88-566-1259-2 (The End of Days: Armageddon and Prophecies of the Return, New York City, William Morrow and Company, 2007).
Quando i giganti abitavano la terra, Firenze, Macro Edizioni, 2010 ISBN 978-88-6229-150-7 (There Were Giants Upon the Earth: Gods, Demigods, and Human Ancestry: The Evidence of Alien DNA, Bear & Company, 2010).
Le cronache terrestri rivelate – I segreti del passato sono la chiave del futuro, Milano, Edizioni Piemme, 2011, ISBN 978-88-566-1783-2 (The Earth Chronicles Handbook, Bear & Company, 2009).
Il re che rifiutò di morire, Milano, Edizioni Piemme, 2014, ISBN 978-88-566-3741-0 (The King Who Refused to Die, Estate of Zechariah Sitchin, 2013)

3) La Visione di Ezechiele è un dipinto a olio su tavola (40,7×29,5 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1518 circa e conservato nella Galleria Palatina di Firenze.

Storia
L’opera è ricordata da Vasari in casa del conte Vincenzo Ercolani a Bologna: “un Cristo a uso di Giove in cielo e d’attorno i quattro Evangelisti, come gli descrive Ezechiel; uno a guisa di uomo e l’altro di leone e quello d’aquila e di bue, con un paesino sotto figurato per la terra, non meno raro e bello nella sua piccolezza che sieno l’altre cose sue nelle grandezze loro”.

Esiste una traccia documentaria di un pagamento di 8 ducati d’oro dall’Ercolani al Sanzio nel maggio 1510, ma tutta la critica, dal Passavant in poi, ritiene che si trattasse di una semplice caparra, visto che i caratteri stilistici, così legati all’esempio delle Storie della Genesi di Michelangelo, impediscono di prendere in considerazione una datazione anteriore al 1516.

A Firenze almeno dal 1589, venne forse ceduta dal fratello minore dell’Ercolani a Francesco I de’ Medici. Fu collocata agli Uffizi e nel 1697 è ricordata a Pitti, nell’appartamento del Gran Principe Ferdinando. Nel 1799 fu spogliata dai francesi, che la portarono a Parigi, fino al 1816.

Già attribuita a Giulio Romano, su disegno del maestro, è stata riassegnata alla piena autografia del maestro da recenti indagini, con una datazione che può oscillare entro il 1516 e il 1518. Riferita prevalentemente al 1518, sarebbe una delle ultime opere interamente autografe del Sanzio, assieme al Ritratto di Leone X tra i cardinali, che a quell’epoca era preso da mille impegni, tra cui i progetti architettonici per San Pietro in Vaticano, le Stanze e gli arazzi per la Sistina; può darsi però che il formato ridotto non richiedesse il consueto appoggio sugli aiuti.

Nel 2011 il dipinto è stato al centro di una vicenda mediatica, quando lo studioso Roberto De Feo rintracciò un altro esemplare di analogo soggetto e analoghe dimensioni in una collezione privata a Ferrara. Senza alcuna cautela attributiva, fu lanciata la notizia che il dipinto ferrarese fosse originale e il documentatissimo dipinto di Pitti una copia, che iniziò a rimbalzare su numerose testate, che rincararono via via la dose, arrivando perfino a polemizzare su come il museo fiorentino potesse continuare a esporre quello che veniva definito “un falso”[1]. la vicenda ebbe conclusione con una relazione dello studioso all’Accademia dei Lincei, che peraltro non raccolse appoggi della critica. Le meccaniche distorte della costruzione di scandali nel mondo della storia dell’arte e degli ormai frequenti rinvenimenti prodigiosi “alla Dan Brown” sono stati analizzati da Tomaso Montanari nel breve saggio La madre dei Caravaggio è sempre incinta (2012).

Descrizione e stile
Nel Libro di Ezechiele è narrata la visione del tetramorfo da cui derivano i simboli dei quattro Evangelisti. Raffaello, accennando appena un riferimento a Ezechiele nella figuretta in basso investita da un raggio di luce, rappresentò la sfolgorante apparizione nel cielo di Dio contornato da due putti che gli reggono le braccia distese e poi l’angelo di san Matteo, il leone di san Marco, il bue (alato) di san Luca, e l’aquila di san Giovanni. Pare che la scena sia ispirata, nella composizione, da un rilievo su un sarcofago romano con il Giudizio di Paride a villa Medici, in cui una divinità levita seduta sopra un altro soggetto, in quel caso uno scudo[2]. Stupiscono soprattutto i bagliori luminosi che invadono la tavola, in cui si riconoscono, della stessa materia delle nubi, una moltitudine di cherubini.

Originalissima è l’impostazione che travalica le consuete leggi di prospettiva, impostando piuttosto un paesaggio a volo d’uccello, fatto di una riva marina o lacustre, con un albero lontano che offre un metro di misurazione spaziale. Questa sottile lingua è popolata da due figurette, una illuminata in controluce in una radura, e una che incede verso di lui, forse con aureola, che sono state identificate forse come Ezechiele e come san Giovanni Evangelista che ricevette una visione a Patmos.

L’alta qualità dell’opera, il respiro grandioso della composizione, lo scorcio ardito delle gambe del Padre Eterno e la rispondenza perfetta tra stesura e disegno sottostante, rivelata in occasione dell’esame riflettografico del 1984, ne fanno un sicuro autografo raffaellesco[3].

(gli ultimi tre brani tratti dalle pagine wikipediche italiane ancora evidentemente infarcite di cultura catto-censurante).

Rina Brundu

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