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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

L’impareggiabile arte aforistica dell’umorista americano Groucho Marx. Aforismi scelti.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Ciascuno di noi nasce con un compito solitario da svolgere e coloro che incontra lo aiutano a compierlo oppure glielo rendono ancora più difficile: sfortunato colui che non sa distinguere gli uni dagli altri.
(Christian Bobin)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La solitudine dell'anima non si riempie con la compagnia. (Rina Brundu)

groucho_marx_-_portraitO quest’uomo è morto, oppure il mio orologio s’è fermato!

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Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

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Non trovo nessun capello sui tuoi vestiti. Tu mi tradisci con una donna calva?

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Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta.

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Chiunque dica che può vedere attraverso una donna…si perde parecchio!

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All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere.

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Il matrimonio è la causa prima del divorzio.

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Guardami: sono partito dal nulla e adesso sono… poverissimo!

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Questi sono i miei principi, e se non ti piacciono… beh, ne ho altri.

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Laggiù è seduto un uomo dalla mente aperta. Si sente lo spiffero fin da qui.

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Dove fu firmata la Dichiarazione di indipendenza? In fondo a destra!

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Ti aumento la paga solo perché ti dispiaccia di più quando ti licenzio.

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Suono al conservatorio. Ma non mi aprono mai.

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Non voglio far parte di un club che persiste a volermi accettare come membro.

Chiunque si sposi una seconda volta non merita di aver perso la sua prima moglie.

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Non dimentico mai una faccia, ma nel tuo caso farò un’eccezione.

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A volte vorrei entrare nella tua testa per provare la sensazione di vuoto assoluto.

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Amo è la parola più pericolosa per il pesce e per l’uomo!

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È da tanto che sto in giro, mi ricordo perfino di quando Doris Day non era ancora vergine.

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Dal momento in cui ho preso in mano quel libro, fino a quando non l’ho rimesso a posto non ho mai smesso di ridere. Un giorno ho intenzione di leggerlo.

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Questo libro è stato scritto nelle lunghe ore che ho passato aspettando che mia moglie si vestisse per uscire. Se non si fosse vestita affatto, questo libro non sarebbe mai stato scritto.

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Tu credi che ti voglia sposare per i tuoi otto milioni di dollari di dote? Come ti sbagli! Se tu ne avessi nove milioni ti sposerei lo stesso.

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Durante la grande depressione del 1922 erano i piccioni a portare da mangiare ai passanti in Central Park.

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Non ero andato a New York per dormire… almeno non da solo!

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Fare l’amore con la propria moglie è come sparare ad un’anatra morta.

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Quando un attore comico vuole fare una vacanza, recita in un ruolo drammatico.

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Signorina, io vado nel mio ufficio. Se squilla il telefono non risponda. Potrebbero aver sbagliato numero.

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È molto intelligente. Riesce a contare fino a venti, nudo fino a ventuno.

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BIOGRAFIA

Groucho Marx, nome d’arte di Julius Henry Marx (New York, 2 ottobre 1890 – Los Angeles, 19 agosto 1977), è stato un attore, comico e scrittore statunitense.

Terzo dei cinque Fratelli Marx, esordì nel mondo dello spettacolo fin dal primo decennio del Novecento, affrontando una lunga gavetta nel vaudeville che lo portò a recitare con i fratelli nei teatri di varietà di tutti gli Stati Uniti. Fu durante questo lungo tirocinio teatrale negli anni dieci e venti che Groucho poté affinare la comicità che lo ha reso celebre nel mondo, basata sulla veloce parlantina, sulla battuta fulminea e sul ricorso ai giochi di parole, con scanzonata irriverenza nei confronti dell’ordine costituito e con un malcelato disprezzo per le convenzioni sociali.

Il suo senso dell’umorismo corrucciato e sarcastico, sintetizzato nel suo soprannome d’arte Groucho (“brontolone”, “musone”), si coniugò sulle scene con un’eccentrica maschera comica dai tratti divenuti inconfondibili, quali i vistosi baffi e sopracciglia dipinti, lo sguardo ammiccante, il sigaro perennemente tra i denti o fra le dita e la frenetica andatura. Il successo giunse per Groucho nel 1924 con la commedia teatrale I’ll Say She Is, cui seguì – l’anno successivo – The Cocoanuts, che venne rappresentato a Broadway per un anno e poi riproposto in una lunga tournée tra il 1927 e il 1928.

L’esordio di Groucho sul grande schermo risale al 1929 con Noci di cocco, trasposizione cinematografica del precedente successo teatrale The Cocoanuts, cui fece seguito Animal Crackers (1930), tratto anch’esso da uno spettacolo di Broadway dei Marx. Dopo il dissacrante La guerra lampo dei fratelli Marx (1933), Groucho e i fratelli passarono dalla Paramount alla MGM, recitando in due dei loro più celebri film, Una notte all’opera (1935) e Un giorno alle corse (1937). Con il declino del trio all’inizio degli anni quaranta, Groucho proseguì l’attività cinematografica con sporadiche apparizioni in commedie brillanti, intraprendendo invece una carriera di successo dal 1947 come conduttore radiofonico dello show a quiz You Bet Your Life, adattato in seguito per la televisione e andato in onda con vasto consenso di pubblico fino al 1961.

Il graffiante humour di Groucho è noto al pubblico anche grazie alla sua attività di scrittore, di cui va ricordata la raccolta epistolare Le lettere di Groucho Marx (1967). A coronamento della sua longevità artistica, nel 1974 Groucho fu premiato con un Oscar alla carriera.

« C’era una grandezza innata in Groucho, che sfida l’analisi più accurata, come succede con tutti i veri artisti. Lui è semplicemente unico, allo stesso modo di Picasso o Stravinskij, e credo che la sua impudente strafottenza verso l’ordine costituito sarà divertente tra mille anni come adesso. Oltre tutto, mi fa ridere »
(Woody Allen[1])

Biografia
Infanzia
La famiglia Marx visse nel turbolento quartiere newyorkese dell’Upper East Side, nel periodo tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, come tante altre povere famiglie ebree immigrate dall’Europa in quegli anni[2]. Samuel Marx (detto Frenchie) nacque il 23 ottobre 1859 a Mertzwiller, in Francia, da una famiglia ebraica[3] ed emigrò nel 1883 a New York, dove fece prima l’attore di vaudeville, poi il maestro di danza, diventando infine sarto. Minnie Marx nacque come Miene Schönberg il 9 novembre 1864 a Dornum, in Germania, figlia di ebrei tedeschi artisti del varietà, emigrati negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento[2]. Sam e Minnie si sposarono il 18 gennaio 1885 e dal loro matrimonio sarebbero nati sei figli: Manfred (nato nel 1886 e morto a pochi mesi di età), Leonard (Chico) nel 1887, Adolph, che cambiò poi il proprio nome in Arthur (Harpo), nel 1888, Julius Henry (Groucho) che nacque il 2 ottobre 1890, Milton (Gummo) nel 1897 e Herbert (Zeppo) nel 1901.

Nonostante le precarie condizioni economiche, i Marx furono sempre molto uniti. Il carattere solare di Sam e Minnie, il loro affetto per i figli e la loro intraprendenza nell’affrontare la condizione di povertà della famiglia, resero meno triste e difficoltosa l’infanzia dei cinque fratelli[5]. Minnie Marx, donna energica, amabile e dotata di grande spirito di iniziativa, ebbe un’influenza decisiva nella formazione artistica dei figli. Grazie alla sua grande forza di volontà, alla sua determinazione e al suo grande amore per il mondo dello spettacolo, fu lei la vera artefice del futuro successo di Groucho:[6] Il suo piano era semplicissimo: spingere i suoi cinque figli, e suo fratello minore, sul palcoscenico, e assicurar loro il successo[7]. Al Shean (Adolph Schoenberg), fratello di Minnie, divenne molto popolare nel vaudeville negli anni del primo Novecento, con il duo comico Gallagher & Shean[8]. Secondo quanto raccontò Groucho nella propria autobiografia, quando Shean si recava in visita alla famiglia Marx, soleva gettare monetine ai bimbi abbandonati del quartiere, così che quando bussava alla porta era circondato da bambini come fossero fan adoranti[9]. Shean collaborò in seguito alla stesura di alcuni sketch che Groucho e i fratelli rappresentarono durante il loro lungo apprendistato nel vaudeville.

Al contrario dei due fratelli maggiori che, per contribuire al magro bilancio familiare, iniziarono prestissimo a lavorare con impieghi quasi sempre precari, Groucho amava la lettura, in particolare i racconti di Horatio Alger. In un primo momento fantasticò di intraprendere la professione medica[10], ma poi la sua ambizione fu quella di diventare scrittore[11]. Nel frattempo imparò a cantare durante le serate musicali che si tenevano frequentemente in famiglia[11], ed entrò a far parte come soprano nel coro della chiesa episcopale di Madison Avenue[12]. Nonostante il suo amore per i libri, a tredici anni Groucho decise comunque di abbandonare la scuola subito dopo il suo Bar Mitzvah, la cerimonia di confermazione nella fede ebraica, trovando un primo impiego come ragazzo d’ufficio, da cui però fu quasi subito licenziato[13].

Il debutto

Groucho (a sinistra) nel 1902 con il fratello Harpo, davanti alla loro abitazione al 179 della 93ª Strada Est, New York[14]
Minnie convinse l’amico Ned Wayburn a procurare a Groucho un lavoro nello spettacolo di attori bambini di Gus Edwards[15], dopodiché riuscì a rimediargli una scrittura da corista, per quattro dollari la settimana più vitto e alloggio, con il Leroy Trio, una scalcinata compagnia itinerante che aveva in programma una serie di esibizioni nel Michigan e in Colorado[16]. Giunti nella località di Cripple Creek, l’impresario scomparve con tutti i guadagni di Groucho, che fu costretto a vendere il costume di scena e a trovare un breve impiego come garzone in un emporio di alimentari, per potersi pagare il viaggio di ritorno a New York[16]. Dopo una serie di ingaggi come cantante in birrerie all’aperto, fu l’intraprendente Minnie, in continua corsa da un’agenzia teatrale all’altra, a procurare a Groucho una nuova scrittura di sei settimane come cantante nella compagnia di una sedicente celebre attrice londinese, Irene Furbelow, in partenza per una tournée nel Texas e nell’Arkansas. A detta di Groucho, dopo l’ultima rappresentazione nella cittadina texana di Waco, l’attrice fuggì con il domatore di leoni della compagnia e, durante il ritorno a New York, Groucho scoprì di essere stato nuovamente derubato dei suoi guadagni[16].

Gli anni del vaudeville
Poiché anche gli altri figli continuavano ad arrangiarsi senza successo con impieghi saltuari, a un certo punto Minnie giunse alla conclusione che il modo migliore di sfondare in teatro era non lanciare un figlio alla volta, ma fare un lancio all’ingrosso[18]. La signora Marx riunì Groucho, Gummo e la giovane cantante Mabel O’Donnell, abbigliati in completi di tela bianca acquistati a una liquidazione presso i magazzini Bloomingdale’s, nel trio canoro The Three Nightingales (I tre usignoli), che debuttò ad Atlantic City il 24 giugno 1907. L’anno seguente la cantante lasciò il gruppo e fu sostituita da Harpo, a cui si aggiunse l’amico Lou Levy (Leo Levin), cosicché il trio diventò The Four Nightingales (“I quattro avvoltoi” sarebbe stato più appropriato[19], commenterà anni dopo Groucho). Per un certo periodo il gruppo si chiamò anche Le sei mascotte, quando la stessa Minnie e sua sorella Hannah si unirono temporaneamente alla compagnia[20].

Gli anni dieci furono un periodo di intenso lavoro, in cui Groucho e i fratelli affrontarono una lunga gavetta nel vaudeville, girovagando per gli Stati Uniti ed esibendosi in spettacoli musicali spesso rappresentati in teatri di varietà di second’ordine in cittadine sperdute, davanti a rozze platee di spettatori ignoranti e provinciali. Groucho rievocò spesso il suo lungo e difficile apprendistato artistico, con il suo pittoresco contorno di impresari disonesti, ingaggi miserrimi, scomodi viaggi da una località all’altra dei circuiti teatrali, soggiorni in squallide pensioni di infimo livello. Fu però un tirocinio fondamentale, poiché permise a Groucho di arricchire il proprio personaggio, di sviluppare un repertorio che i Marx avrebbero poi mantenuto per decenni[21], e di passare da un tipo di spettacolo fondato inizialmente soprattutto sulle canzoni e sulla presenza di avvenenti ballerine in sottofondo, ad un genere artistico di impostazione prevalentemente comica[20].

« Noi ci arrabattammo anni e anni prima di arrivare. Lavoravamo in cittaduzze dove oggi rifiuterei di essere sepolto, anche se il funerale fosse gratis e in più mi regalassero la lapide»
(Groucho Marx[22])

I primi sketch comici

A detta di Groucho, l’episodio che rivelò le vere potenzialità comiche e la grande capacità di improvvisazione dei Marx, va fatto risalire al 1912, durante un’esibizione a Nacogdoches, un piccolo centro agricolo texano[24]. Mentre i Marx stavano eseguendo il loro numero musicale all’Opera House, all’esterno ci fu l’improvvisa fuga di un mulo che costrinse gli spettatori, tutti contadini del luogo, ad abbandonare la platea e a lanciarsi all’inseguimento dell’animale. Al ritorno del pubblico in sala, Groucho e i fratelli, visibilmente contrariati, iniziarono a parodiare il loro spettacolo, improvvisando una serie di battute sarcastiche indirizzate alla cittadina e ai suoi abitanti (“Nacogdoches is full of roaches” e “The jackass is the finest flower of Tex-ass”)[25]. Il pubblico si divertì, invece di irritarsi per la presa in giro, e Groucho e i fratelli si resero conto che la strada definitiva da percorrere era quella della commedia, piuttosto che quella delle esibizioni canore[24].

Sempre nel 1912, i Marx iniziarono a rappresentare Mr. Green’s Reception, il seguito ideale di Fun in Hi Skule, nel quale debuttò anche Chico, cui seguì Home Again (1914). Entrambi gli sketch, scritti dallo zio Al Shean[23], ebbero un grande successo e fecero dei fratelli Marx gli astri nascenti del vaudeville, consentendo loro di esibirsi finalmente nei più famosi teatri dell’epoca. Groucho iniziò a servirsi del sigaro come strumento di scena e continuò a coltivare il gusto per l’improvvisazione, per i bisticci di parole e per gli equivoci grammaticali. A questo periodo (1915) risale anche l’invenzione dei celebri soprannomi dei fratelli[24], durante una partita a poker a Galesburg (Illinois), probabilmente per opera di Art Fisher, un artista del vaudeville che diede a Groucho il soprannome “Grouch” (“brontolone”, “musone”, “accigliato”) per via del suo carattere bisbetico[26]. Anche la caratteristica andatura caracollante di Groucho, con le ginocchia piegate e le ampie falcate, nacque casualmente in questi anni.

« Un giorno stavo facendo il buffone in palcoscenico e così per gioco cominciai a camminare in modo bizzarro. La cosa divertì il pubblico e così mantenni quell’andatura »
(Groucho Marx[24])

Successi, insuccessi e tournée
Nel 1915, dopo aver recitato come comici di giro in almeno trecento città diverse[27], i fratelli Marx vennero ingaggiati dall’impresario del vaudeville E.F. Albee e debuttarono a New York nei celebri teatri Royal e Palace. Il pubblico e la critica apprezzarono il loro ormai consolidato stile comico e per i Marx iniziò un altro lungo periodo di tournée teatrali[27].

Il 28 settembre 1918, Groucho e i fratelli debuttarono a Grand Rapids (Michigan) con lo spettacolo The Street Cinderella, che risulterà essere uno dei pochissimi autentici insuccessi nella carriera dei Marx. La coincidenza con il propagarsi, proprio in quel periodo, della Spagnola, una delle più gravi epidemie influenzali della storia, contribuì a far chiudere i battenti allo spettacolo dopo poche rappresentazioni, a causa delle procedure restrittive che colpirono i luoghi pubblici, a tutela della salute collettiva.

Il successivo spettacolo di successo fu On the Mezzanine Floor, che debuttò nel febbraio del 1921 e che i fratelli Marx portarono in una breve tournée in Inghilterra l’anno successivo. Il debutto londinese della pièce, ribattezzata definitivamente The Balcony, avvenne al teatro Coliseum il 19 giugno 1922. All’inizio, il pubblico dimostrò di non apprezzare il particolare humour dei Marx e rispose gettando monetine da un penny sul palcoscenico. Groucho così si rivolse alla platea: Scusate signori, ma dato che siamo venuti appositamente dall’America per divertirvi, non potreste tirare almeno qualche scellino?[24]. La battuta improvvisata piacque molto e i Marx continuarono con un buon riscontro di pubblico il loro impegno europeo, rispolverando la pièce Home Again ed esibendosi anche a Bristol e Manchester, prima di far ritorno a New York il 29 luglio.

Il trionfo a Broadway
Dopo il rientro negli Stati Uniti, i Marx ruppero il sodalizio con l’impresario Albee e attraversarono un breve periodo di difficoltà in cui non trovarono più ingaggi, a causa dello strapotere del sindacato United Booking Office, che controllava praticamente tutto il giro del vaudeville[28].

Grazie al finanziamento da parte di Herman Broody, un industriale della Pennsylvania che possedeva un teatro a Filadelfia, i fratelli Marx si misero in proprio e andarono in scena con uno spettacolo in economia, The Thrill Girl (poi ribattezzato I’ll Say She Is), realizzato con scenari e arredi provenienti da parecchi fallimenti teatrali[24]. Il musical era un amalgama dei loro vecchi numeri familiari, e fu portato in tournée negli Stati Uniti per oltre un anno e mezzo, prima di debuttare al Casino Theatre di Broadway il 19 maggio 1924. Per un colpo di fortuna, una rappresentazione più importante programmata per la stessa sera venne rimandata, e i maggiori critici di New York, tra cui Alexander Woollcott, si recarono ad assistere a I’ll Say She Is, salutandolo con entusiastiche recensioni[28]. Lo spettacolo, a cui collaborò il vignettista Will B. Johnstone, conteneva già tutti gli elementi che avrebbero caratterizzato la futura carriera di Groucho: i giochi di parole, i doppi sensi, le assurdità e le frenetiche scaramucce comiche con i fratelli[29].

« Il mio pezzo forte, in quello spettacolo, era nel secondo atto, in cui facevo Napoleone Bonaparte. Inutile dire che ero fantastico. Il mio costume consisteva in una divisa da generale francese, con spada, stivali, cappello a lucerna, e baffoni neri dipinti sopra il labbro. Devo ammettere che non somigliavo molto al Napoleone originale, ma tenete presente che io facevo per scherzo, e chissà, se lui avesse fatto altrettanto forse non sarebbe finito così male »
(Groucho Marx[30])
Lo spettacolo successivo fu The Cocoanuts, su musica di Irving Berlin e testi del commediografo George S. Kaufman, che andò in scena l’8 dicembre 1925. Le repliche a Broadway durarono dodici mesi, cui seguirono due anni di tournée negli Stati Uniti[31]. Il terzo grande successo fu Animal Crackers, prodotto alla fine del 1928, che consolidò ulteriormente la spontaneità e il gusto dell’improvvisazione con cui Groucho stava ponendo le basi dei suoi futuri successi cinematografici.

Durante le repliche di Animal Crackers scoppiò la crisi economica del 1929, a causa della quale Groucho, che aveva accumulato una discreta fortuna negli anni di Broadway, subì forti perdite in Borsa e iniziò a soffrire di insonnia cronica[32], disturbo che lo avrebbe tormentato per il resto della vita, ma che gli avrebbe fornito diversi spunti comici e letterari negli anni a venire[33].

« Certi miei conoscenti persero milioni. Io fui più fortunato: persi solo duecentoquarantamila dollari (ossia centoventi settimane di lavoro a duemila a settimana). Avrei perso di più, ma quelli erano tutti i soldi che avevo »
(Groucho Marx[34]

La carriera cinematografica
Stando alle biografie, Groucho ebbe un primo approccio alla cinematografia già nel 1921, quando apparve con i fratelli in un film muto girato in economia, dal titolo Humorisk. La pellicola, in cui Groucho interpretò la parte del “cattivo”, fu proiettata un’unica volta a una matinée al Bronx e pare sia poi sparita definitivamente dalla circolazione[35].

Gli anni alla Paramount
Lo stesso argomento in dettaglio: Noci di cocco (film), Animal Crackers (musical) e Horse Feathers – I fratelli Marx al college.
Nel 1929 la Paramount Pictures, alla ricerca di nuovi talenti da lanciare a Hollywood, propose ai fratelli Marx un contratto per tre film, il primo dei quali fu la trasposizione di The Cocoanuts, le cui riprese vennero realizzate negli studi newyorkesi di Astoria (Long Island), per permettere ai fratelli di continuare a recitare la sera in teatro nelle repliche di Animal Crackers[36]. In Noci di cocco (1929), Groucho è abbigliato con i suoi ormai caratteristici accessori di scena, giacca a finanziera, sigaro sempre in mano e lussureggianti mustacchi[37]. Il suo ruolo è quello di Mr. Hammer, il direttore di un improbabile hotel in Florida, caduto in disgrazia a causa della sua totale incapacità negli affari, nascosta dietro l’elegante aspetto. Tentando di scongiurare il proprio fallimento, Hammer prova a vendere all’asta dei lotti di terreno senza valore e a sedurre la ricca cliente Mrs. Potter, impersonata dall’attrice Margaret Dumont, che qui riprese il medesimo ruolo già interpretato nella versione teatrale.

Il film ebbe un grande successo e fece dei fratelli Marx delle stelle del cinema di prima grandezza. Fu anche l’unico film dei figli che Minnie Marx riuscì a vedere[38]: l’infaticabile artefice di tanto successo morì improvvisamente di infarto il 13 settembre 1929, all’età di sessantatré anni. Sam “Frenchie” Marx la seguì quattro anni più tardi, il 10 maggio 1933. Groucho così si espresse ricordando i genitori: «Sam era un cuoco eccellente, mentre Minnie non sapeva far nulla senza mio padre. Solo come agente Minnie era insuperabile. Senza di lei, saremmo rimasti delle nullità. È stata la donna più importante della mia vita»[24].

Con il successivo Animal Crackers (1930), trasposizione cinematografica della commedia già interpretata a teatro dai Marx, Groucho si produce in una delle sue più spettacolari entrate in scena sullo schermo[39], nella parte del famoso esploratore africano Jeffrey T. Spaulding: adagiato su una portantina sorretta da autentici indigeni africani, Spaulding giunge nel lussuoso palazzo di Mrs. Rittenhouse (Margaret Dumont), abbigliato con una improbabile tenuta da esploratore, completa di casco coloniale bianco. Il film resta memorabile anche per la scena in cui Groucho fa il verso a Eugene O’Neill, recitando pomposamente un monotono soliloquio ispirato a Strano interludio, per la canzone Hooray for Captain Spaulding (le cui note avrebbero spesso aperto i futuri programmi radiofonici e televisivi di Groucho), e per le scaramucce verbali con Margaret Dumont, ormai partner ideale sullo schermo come lo era già stata in teatro, e “vittima” prediletta delle taglienti battute di spirito di Groucho.

« Oh, lei ha bellezza, fascino, denaro! Perché lei possiede molto denaro, vero? Se non ne avesse, dovremmo lasciarci. Da quando l’ho vista, signora, ho invano cercato di stare lontano da lei, ma qualcosa in me echeggiava ininterrottamente, come un tam tam nella giungla. C’è qualcosa che vorrei chiederle, signora: mi può lavare un paio di calzini? »
(dai dialoghi del film).

La trionfale prima di Animal Crackers si tenne a New York il 25 agosto 1930; nel febbraio successivo, i fratelli Marx partirono per la California, ormai pronti per misurarsi con Hollywood e per cercare il materiale inedito e gli sceneggiatori adatti in grado di far fruttare il loro patrimonio comico[40]. Il talento dissacrante di Herman J. Mankiewicz, uno degli uomini più anticonformisti di Hollywood e futuro sceneggiatore del classico di Orson Welles Quarto potere (1941), contribuì alla realizzazione di Monkey Business – Quattro folli in alto mare (1931), che riconfermò il talento di Groucho per la comicità verbale e i torrenziali giochi di parole[41]. Nel successivo Horse Feathers – I fratelli Marx al college (1932), una satira sul mondo accademico, Groucho interpretò il ruolo del pomposo professor Quincy Adams Wagstaff, preside dello sfortunato Huxley College, l’unica università la cui squadra non ha mai vinto un campionato di football dal 1888. Già dalla prima scena, abbigliato con toga e tocco, si rivolge al corpo insegnanti e dimostra il proprio totale disprezzo per le regole della vita accademica[42]. In entrambi i film Groucho ebbe come spalla femminile la bionda e affascinante Thelma Todd, che prese temporaneamente il posto di Margaret Dumont nei duetti comico-romantici.

Grazie a Horse Feathers, il 15 agosto 1932 Groucho conquistò la copertina di Time[43], un evento che segnava la misura del successo nazionale dei Fratelli Marx.

La guerra lampo dei Fratelli Marx.
« Trentino: “Sono disposto a dimenticare purché anche lei sia disposto a dimenticare” – Firefly: “Dimenticare? Mi chiede di dimenticare? Un Firefly non dimentica mai. I miei antenati si rivolterebbero nella tomba e dovrei rimboccare la lapide a tutti. No, niente da fare, torno a casa a togliere dal letto le briciole della colazione. Aspetto compagnia” – Trentino: “Sono propenso a molte concessioni pur di evitare la guerra” – Firefly: “Troppo tardi. Ho già pagato un mese d’affitto per il campo di battaglia” »
(dai dialoghi del film[44])
Groucho ha definito La guerra lampo dei Fratelli Marx (1933), noto in Italia anche con il titolo Zuppa d’anitra[45], il migliore dei film realizzati dai fratelli Marx alla Paramount. Diretto da Leo McCarey (regista di alcuni dei migliori film muti di Laurel & Hardy)[45], è una commedia satirica e surreale, piena di taglienti allusioni al sistema governativo, ai politicanti corrotti e agli intrighi diplomatici[45]. Groucho, nei panni di Rufus T. Firefly, il neo eletto primo ministro del “non” libero Stato di Freedonia, è il mattatore di questa energica satira nei confronti del potere, che lo vede protagonista di esilaranti sequenze in cui presiede una surreale seduta nel parlamento di Freedonia[46], canta a ritmo di blues noi vogliamo la guerra, sottopone Mrs. Teasdale (nuovamente Margaret Dumont) a un continuo e serrato corteggiamento (Vi amo, volete sposarmi? Se rispondete di sì non mi vedrete mai più), e si scontra ripetutamente con Trentino (Louis Calhern), l’ambasciatore dello Stato rivale di Sylvania.

La guerra lampo dei Fratelli Marx, che conteneva diverse allusioni politiche riferite all’ascesa di Hitler in quegli anni, ebbe un successo modesto e ottenne recensioni abbastanza tiepide, che evidenziavano come il film fosse molto folle e chiassoso ma meno divertente dei precedenti, e che la satira non fosse del tutto riuscita a mettere alla berlina i lati comici del potere dittatoriale. In un’intervista concessa nel 1946, Groucho dichiarò poi: «Il cinema non vuole ammettere che al mondo ci sono problemi seri. Non si può fare dello spirito sul fatto che c’è qualcosa che non va nell’esistenza di un Franco. Il povero pubblico è sommerso da tonnellate di sbobba»[47].

Gli anni alla M.G.M.
Scaduto il contratto con la Paramount, i fratelli Marx passarono alla Metro-Goldwyn-Mayer sotto l’ala protettiva del potente produttore Irving Thalberg, che pensava di dare una svolta stilistica alla loro comicità in film con trame e vicende ben disegnate, e con l’inserimento di una storia d’amore quale indispensabile elemento romantico[48]. Thalberg offrì inoltre ai Marx la possibilità di sottoporre all’esame diretto del pubblico, durante le loro tournée teatrali, il materiale dei film che avrebbero dovuto girare, per verificare le reazioni degli spettatori di fronte alle trovate comiche, ancor prima di iniziare le riprese del film[49], che si intitolò Una notte all’opera (1935), per la regia di Sam Wood. Fu durante il rodaggio nelle rappresentazioni teatrali che nacquero molte scene irresistibili del film, in particolare la sequenza del contratto in cui Groucho, nei panni dell’intrigante e arruffone Otis B. Driftwood, dialoga con Chico (nel ruolo di Fiorello, ennesimo personaggio maneggione) e insieme fanno scempio del linguaggio legale e del suo frasario pretenzioso[50].

« Fiorello: “Senta, come mai il mio contratto è più corto del suo?” – Driftwood: “Non lo so, può darsi che lavandolo si sia un po’ ritirato. Comunque, stirandolo, può darsi che vada a posto. Allora: non deve fare altro che mettere il suo nome qui sotto” – Fiorello: “Io ce lo metterei, però non so scrivere” – Driftwood: “Oh, non fa niente, nella mia penna non c’è l’inchiostro. Comunque il contratto è concluso, d’accordo?” »
(dai dialoghi del film)
Da ricordare anche la scena nella cabina del transatlantico, destinata a diventare un pezzo da antologia per tutti i fan dei fratelli Marx. Lo stesso Groucho ne rivendicherà il merito, sostenendo di aver ispirato le battute e le gag[50]. Originariamente si trattava di una sequenza a due tra Groucho e la fedele partner Margaret Dumont (qui nei panni della ricca Mrs. Claypool, amante dell’opera lirica e aspirante al bel mondo) ma, con il susseguirsi delle prove, le dimensioni della scena crebbero fino al pandemonio, poiché nell’angusto spazio finiscono per ammassarsi, oltre a Groucho con il suo voluminoso bagaglio, anche Chico e Harpo, due cameriere incaricate di rifare il letto, un idraulico e il suo assistente, la donna delle pulizie, una manicure, una passeggera in cerca di sua zia Minnie, tre camerieri con i vassoi per il pranzo. Groucho, con la sua inarrestabile parlantina e con ironico senso dell’ospitalità, fa accomodare benevolmente tutti i visitatori, mentre Harpo – che dorme durante tutta la sequenza – viene continuamente sballottato dai difficoltosi movimenti degli altri occupanti la cabina.

Dopo il successo sensazionale del film, con incassi clamorosi che raggiunsero i tre milioni di dollari[51], Thalberg esaminò e scartò almeno diciotto diversi soggetti prima di ritenere soddisfacente quello di Un giorno alle corse (1937)[51]. Nel consueto rodaggio teatrale prima della trasposizione sullo schermo, furono nuovamente valutate idee e battute, e parecchio materiale comico fu potenziato e migliorato, ma anche eliminato subito, come ad esempio la canzone di Groucho Dr. Hackenbush, che però il pubblico amava molto e che entrò comunque nel repertorio extracinematografico di Groucho[52]. Sulla paternità della sceneggiatura ci furono lunghe controversie, e ne furono coinvolti nuovamente Al Boasberg e George S. Kaufman, anche se gli autori ufficiali risultarono poi essere George Seaton, Robert Pirosh e George Oppenheimer[53]. Quest’ultimo ebbe a dichiarare: «A me Groucho è simpatico ma mi fa impazzire. Era capace di chiamarmi alle sette e mezzo del mattino per dirmi che una data scena andava benissimo e, poco più tardi, decidere di cambiare tutto»[53].

Malgrado l’improvvisa morte di Thalberg durante la lavorazione, le riprese continuarono nel rispetto del suo stile creativo, con ricorso a scenografie sontuose e all’immancabile elemento amoroso, fornito come nel film precedente dal tenore Allan Jones e da Maureen O’Sullivan[54]. Groucho interpretò la parte del dottor Hugo Z. Hackenbush, medico di fiducia della ricca ipocondriaca Emily Upjohn (Margaret Dumont), la quale lo fa chiamare alla clinica Standish ignorando che in realtà Hackenbush è un veterinario[55] («Non sapevo di avere dei disturbi finché non ho incontrato lui»). Malgrado i sospetti del direttore Whitmore, Hackenbush si spaccia per un medico illustre e riesce a prendere le redini della clinica, che si trova in difficoltà e che rischia di essere convertita dal nuovo proprietario (padrone anche di una scuderia di cavalli) in una sala da gioco. I duetti verbali con l’immancabile Margaret Dumont furono come sempre spumeggianti.

« Se mi sposi non guarderò mai più un altro cavallo »
(dai dialoghi del film[56])
“Hackenbush” diventò uno dei soprannomi preferiti da Groucho, che lo utilizzò negli anni successivi per firmare molte delle proprie lettere e per presentarsi ironicamente in apertura di conversazioni telefoniche[52].

Il declino e la separazione
Esaurito il contratto con la MGM, i fratelli Marx passarono alla RKO come protagonisti di Servizio in camera (1938), adattamento di una commedia che era andata in scena con grande successo a Broadway. Malgrado i Marx dovessero adattarsi a gag e situazioni non create da loro e non espressamente concepite per i loro personaggi[56], la commedia risultò divertente e le recensioni furono buone. Al fianco di Lucille Ball e Ann Miller, future star della commedia e del musical, Groucho recitò la parte di Gordon Miller, uno sbrindellato produttore di una compagnia teatrale nei guai, che si introduce in un albergo per cercare di rimediare i finanziamenti necessari a mettere in scena l’opera prima di un giovane autore teatrale. I suoi tentativi di non farsi cacciare dall’albergo diventano il pretesto per inserire le tipiche situazioni comiche e la consueta anarchia dei Marx.

Con il film successivo, Tre pazzi a zonzo (1939), i Marx tornarono alla MGM ma non ottennero la facoltà di compiere la consueta tournée teatrale di prova. Di fatto, il film è considerato uno dei più deboli della carriera dei fratelli, anche se non mancano le occasioni comiche e le scene divertenti[57]. Groucho, nei panni dell’avvocato J. Cheever Loophole, si esibisce nel suo tipico repertorio farsesco e ritrova come partner la fedele Margaret Dumont (Mrs. Dukesbury) che perseguita amorosamente, ricordando una passione passata, esistita solo nella sua fantasia. Tra i numeri musicali, va ricordato Lydia the Tattooed Lady, scritta dal compositore Harold Arlen e cantata da Groucho con i suoi caratteristici toni nasali. Il motivo divenne un’altra delle “sigle” più popolari e riproposte di Groucho.

Nonostante la severità delle recensioni, la MGM mise subito in produzione il film successivo, I cowboys del deserto (1940). Malgrado una serie di iniziali rinvii, la pellicola fu realizzata e accolta favorevolmente dal pubblico, che apprezzò scene comiche come quella di apertura, ambientata in una stazione ferroviaria, dove Chico e Harpo tentano di imbrogliare Groucho, qui nei panni di S. Quentin Quale. Divertente anche la sequenza dell’incontro di Groucho con un cowboy ubriaco (Non ci siamo già incontrati a Montecarlo, quella sera in cui lei si fece saltare le cervella?). Il film ottenne recensioni contrastanti, anche se migliori di quelle della pellicola precedente, ma lasciò i Marx comunque stanchi e disarmati di fronte all’insolubile problema di confrontarsi con un passato glorioso e con un presente fatto di film non troppo riusciti e di disperata difficoltà a immettere nuova linfa nelle loro storie[58].

Nel successivo Il bazar delle follie (1941), Martha Phelps (Margaret Dumont), proprietaria di un grande magazzino, assume il detective Wolf J. Flywheel (Groucho) per proteggere il nipote in pericolo (Tony Martin). Tra un gran numero di gag divertenti, compreso un inseguimento finale con biciclette e pattini a rotelle, Groucho duettò ancora una volta amabilmente con Margaret Dumont, secondo le sue sperimentate tecniche adulatorie.

« Lui: Ci sono cose, delle buone cose, che mi uniscono a te per la vita – Lei: Davvero, Wolf? E cosa? – Lui: I tuoi buoni del Tesoro… »
(dai dialoghi del film[58])
Il bazar delle follie venne annunciato come il canto del cigno dei Marx prima del loro ritiro dalle scene. Poco prima della distribuzione, Groucho aveva infatti confermato l’intenzione di lasciare il cinema: «Quando dico che noi siamo stanchi del cinema, voglio dire, in realtà, che il pubblico sta per stancarsi di noi. Ritirandoci adesso, ci limitiamo a precedere, di un soffio, la volontà degli spettatori. Il nostro materiale è vecchio. E noi anche»[59]. La volontà di staccarsi definitivamente dal suo storico personaggio, spinse inoltre Groucho a dichiarare: «Non mi piazzerò mai più dietro quei baffi fasulli. Ho chiuso con tutta la baracca»[60].

Il ritorno sullo schermo
Dopo alcuni anni di lontananza dal cinema, nel 1946 Groucho ritornò sul grande schermo con i fratelli nella commedia Una notte a Casablanca (1946). Si ipotizza che questo ritorno fosse in realtà dovuto alla volontà di Groucho e Harpo di aiutare il fratello Chico, in continue ristrettezze finanziarie causate dalla sua insanabile passione per il gioco d’azzardo[24]. Sulla scia del grande successo di Casablanca (1942), il nuovo soggetto parodiava la trama e l’ambientazione del classico con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, tanto che i fratelli Warner, titolari della casa produttrice Warner Bros., cercarono di opporsi all’intera operazione, ritenendo che il titolo fosse di loro proprietà[59]. Questo atteggiamento fornì lo spunto a Groucho per una serie di esilaranti missive che egli scrisse e inviò ai fratelli Warner e che in seguito vennero pubblicate nella celebre raccolta Le lettere di Groucho Marx.

« E “Warner Brothers”, allora? È vostro anche questo? Avete probabilmente il diritto di usare il nome di Warner, ma che mi dite di Brothers, “Fratelli”? Professionalmente parlando, noi eravamo fratelli molto prima di voi »
(Groucho Marx[61])
Prodotto sotto l’etichetta della United Artists e ambientato in Marocco, Una notte a Casablanca vide il debutto fra gli sceneggiatori del futuro regista brillante Frank Tashlin. Groucho interpretò Ronald Kornblow, il nuovo direttore di un grande albergo in cui avvengono misteriosi delitti (le vittime sono appunto i suoi predecessori alla direzione dell’hotel). I recensori non fecero mancare apprezzamenti favorevoli, pur facendo notare l’assenza di Margaret Dumont quale spalla ideale per i tipici corteggiamenti di Groucho, mentre il critico James Agee definì Groucho l’autore satirico più divertente del secolo[61].

Gli ultimi film
Dopo il discreto successo di Una notte a Casablanca, i fratelli Marx si separarono nuovamente. Nel 1947 Groucho fu coinvolto nel film Copacabana, accanto alla star del musical Carmen Miranda. Nella parte di Lionel Deveraux, un agente teatrale male in arnese, Groucho apparve in alcune gag comiche, ma il film fu sostanzialmente un fallimento, che egli così commentò: «Ero un frutto di seconda scelta sul cappello di Carmen Miranda»[62].

Due anni dopo i fratelli Marx si riunirono ancora una volta sul set di Una notte sui tetti (1949), un film voluto soprattutto da Harpo[63], in cui Groucho mantenne una presenza più marginale, nei panni del detective privato Sam Grunion, narratore della vicenda in cui una preziosa collana di diamanti è ambita da uno stuolo di cattivi, tra i quali Raymond Burr e la femme fatale Ilona Massey. Il film è anche ricordato per una delle prime apparizioni sullo schermo di Marilyn Monroe, nel ruolo di una potenziale cliente che si presenta nell’ufficio del detective Grunion-Groucho, lamentandosi che tutti gli uomini non fanno che correrle dietro, e che suscita l’ammirazione di Groucho con la sua andatura sinuosa[63].

Nel 1948, Groucho aveva girato per la RKO il film commedia Questi dannati quattrini, nella parte di Emil J. Keck, in cui aveva fatto da spalla a Frank Sinatra e a Jane Russell. Il film fu bloccato per due anni dal produttore Howard Hughes, e uscì poi nel 1951. Nel frattempo Groucho fece una breve apparizione nel ruolo di sé stesso nel musical della Paramount Assedio d’amore (1950), accanto a Bing Crosby, cui seguì un’altra commedia per la RKO, Una ragazza in ogni porto (1952), nella parte del marinaio Benjamin Linn, accanto a William Bendix e a Marie Wilson. Dopo queste pellicole minori, che nulla aggiunsero alla sua carriera cinematografica[64], Groucho comparve per l’ultima volta sul grande schermo con i fratelli (anche se i tre non recitarono nelle stesse scene)[64] in L’inferno ci accusa (1957), un libero adattamento de La storia dell’umanità di Hendrik Willem van Loon, in cui interpretò la figura del colonizzatore Peter Minuit. Nello stesso anno i fratelli si esibirono nella produzione televisiva The Great Jewel Robbery e il solo Groucho fece la sua ennesima apparizione cinematografica, nei panni di George Schmidlap, nel finale del film commedia La bionda esplosiva (1957), accanto a Jayne Mansfield e Tony Randall.

L’ultima apparizione cinematografica di Groucho risale al 1968, nel film satirico Skidoo, diretto da Otto Preminger, in cui interpreta il breve ruolo di “Dio” (“Geova” nella versione italiana), il capo di un’anonima assassini che si converte alla filosofia hippie.

(tratto dalla pagina wikipedica italiana, inclusa la featured picture)

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Attività editoriali per scrittori e autori

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