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L’età della politica e dei media cazzari (6) – Prove di leadership: uno spettacolare Alessandro Di Battista kennediano fa lo statista navigato con il caso Mediaset-Vivendi, liquida destra e sinistra e toglie l’osso al renzismo.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

51jcbt0bpal-_sx308_bo1204203200_Alessandro Di Battista piace per la grinta e la passione che ci mette: a momenti si scalmana proprio come un politico d’antan. Uno dei tanti che, nella nostra infelice Repubblica, hanno fatto il ’68 (e, sovente, soprattutto il 69), che magari hanno tirato anche qualche sasso alle vetrine, ma poi, in età matura, si sono automondati di ogni peccato, sono diventati panzuti e satolli e hanno passato gli ultimi decenni su immeritati scranni a pontificare e a vivere alle spalle degli italiani, morendo per lo più democristiani. La differenza è che Di Battista non tira sassi alle vetrine e, già lo sappiamo, non potrà restare su quegli scranni troppo a lungo. Se tanto ci da tanto non morirà neppure democristiano.

Come non bastasse il giovane pentastellato che si è presentato stasera a Piazzapulita, il programma di La7 condotto da Corrado Formigli, e per più di un’ora ha parlato a tutto campo di politica interna ed estera, sia con questo giornalista che con Antonio Padellaro de Il Fatto Quotidiano (non ricordo purtroppo il nome della terza interlocutrice colà presente), ha vinto la sua battaglia mediatica e ha pure convinto, mostrando finanche una spettacolare carica kennediana (sempre per restare in tema di politica ideale), che mai avremmo pensato di poter vedere nel nostro paese.

A dirla tutta questo parlamentare è andato anche un poco oltre, specie quando ha parlato del caso Mediaset-Vivendi e ha detto ai suoi ascoltatori che il made-in-Italy dovrebbe essere difeso sempre e comunque, anche quando ad essere sotto tiro sono le piccole e medie imprese che non hanno nessuno che possa perorarne la causa nelle alte sfere. Di Battista ha ricordato inoltre che  ci sono le leggi di mercato da tenere in conto, ma ha dato ad intendere che il M5S avrebbe fatto la sua parte, qualora fosse necessario, pure per difendere Mediaset. Una ciliegina sulla torta, questa, anche molto scaltra, che di fatto toglie l’osso direttamente dalla bocca del renzismo becero e probabilmente ansioso di correre in aiuto di Berlusconi per ragioni che non hanno nulla a che vedere con gli interessi strategici nazionali: casi come il Monte dei Paschi a JP Morgan e molti altri insegnano.

Dopo avere rassicurato sulla definitiva dipartita della destra e della sinistra per manifesta corrosione, Di Battista ha infine difeso in maniera molto convinta il lavoro già fatto dalla sindaca Raggi e ha ribadito che il suo operato verrà giudicato dagli elettori seguendo le regole della democrazia. Insomma, ha rintuzzato gli attacchi non sottraendosi mai a nessun confronto e soprattutto mettendo sempre al centro il merito dei problemi. Non ho idea di quale potrà essere la parabola politica di questo giovanotto, tutto potrà accadere, anche perché da che mondo é mondo tra il dire e il fare c’é di mezzo il mare, specie in Italia, certo è però che mai nella nostra nazione si era vista una generazione di leader giovani e credibili come lo sono questo esponente grillino e il suo collega Luigi Di Maio.

A mio avviso spetta ora agli italiani fare un passo avanti e dare loro la fiducia di cui necessitano; per qualche strano motivo coltivo l’idea che sia all’uno che all’altro riuscirà alquanto difficile fare peggio dei loro predecessori, l’ultima disgraziatissima avventura del Rambo di Rignano docet e non abbisogna di ulteriore commento.

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