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Sul trasformismo in corso nei media italiani ma la schiena dritta paga. Apologia del giornalista Massimo Giannini “Io sono ancora qui, Rambo mi pare un po’ acciacato”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non vorrei che si stesse accortamente aggiustando il celeberrimo paradigma giornalistico di Alberto Arbasino, in virtù del quale «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”, laddove solo a pochi fortunati l’età concede di accedere alla dignità di “venerato maestro”». Insomma, non vorrei che nell’Italia renzista post-rivoluzione digitale si passasse troppo velocemente dalla categoria di brillante rottamatore a quella di venerato padre della Patria ignorando l’imprescindibile step di astuto e scaltro stratega.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

massimo-giannini-675Nel baccano procurato dalla Renxit e dalla successiva creazione del Renzi II, pardon del Gentiloni I, con la politica e i politici sotto la lente di ingrandimento mediatico, pochi si sono accorti dello scaltro trasformismo che sta interessando in questi giorni molti esponenti dei media italiani. Per inciso, sta interessando tanti di quei giornalisti che fino alla mezzanotte meno un minuto del 4 dicembre sostenevano il ducetto di Rignano a spada tratta e decantavano la sua epopea politica in forma di elzeviri importanti. Che citavano Matteo Renzi come stessero citando Martin Luther King e che, dulcis in fundo, sono stati gli artefici della patacca mediatica più patacca rifilata agli italiani dal tempo delle false statue di Modigliani: l’idea che Renzi fosse un leader.

Tempo fa, e ben prima del 4 dicembre, riportai su questo sito un noto aforisma di John Maxwell: “Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata”. Matteo Renzi stava appunto facendo una passeggiata – peraltro molto costosa per le tasche del contribuente – ma la grande stampa italiana non lo notava. Tra i tanti che non lo notavano, oltre le redazioni, al completo, de Il Corriere della Sera, di Repubblica, de La Stampa, de Il Foglio, etc, etc (non voglio parlare in questo contesto della RAI perché é brutto ridere sguaiatamente di prima mattina), c’erano i vari paoli mieli e soprattutto i vittori zucconi, convinti sostenitori del SI, con maggior garbo il primo e con una data audacia anche televisiva il secondo. Salvo poi, e questo è senz’altro il caso dello Zucconi che si è presentato ieri sera da Floris, cambiare linea, assumere toni più pacati, fino ad osare l’inosabile: fare qualche appannata critica al renzismo, finanche al suo sommo leader!

Urka! Se non fossimo in Italia non si dormirebbe più la notte! Insomma, per fortuna noialtri ci siamo abituati e dunque queste giravolte opinionistiche ci toccano con la forza di un dolce venticello primaverile in forma di scoreggia mediatica.  Da questo punto di vista onore a chi di voltagabbanesimo non ne vuole sentire parlare. È questo il caso dell’eroica redazione di Via Solferino: genuflessa prima genuflessa dopo. Onore al merito appunto, o giù di lì. Del resto anche il 77simo posto al mondo in materia di libertà di stampa va meritato e qualcuno DEVE sacrificarsi e faticare per ottenerlo quel risultato!

Si ride per non piangere. Ma mettendo per un attimo da parte lo spirito goliardico, voglio ricordare qui le parole che, questa mattina, durante la trasmissione L’aria che tira (La7), ha pronunciato, anche lui tra il serio e faceto, il giornalista Massimo Giannini: “Io sono ancora qui, Rambo mi pare un po’ acciacato”. Il Rambo della situazione era quel Matteo Renzi, già Premier non-eletto e adesso ex-Premier trombato, che in forma di sgherri RAI, alcuni mesi fa, lo mise alla porta come valido conduttore di Ballarò (RAI3). Il motivo? Non era allineato abbastanza. Sto parlando naturalmente di quello stesso Matteo Renzi che dalla Lucia Annunziata di lotta di governo, e che non ama le “frasi fatte” dei grillini, ci tenne a precisare, senza essere contraddetto, che a lui non piace dirimere su ciò che fanno, dicono o scrivono i giornalisti.

Eh già!, Rambo  è acciacato ma Giannini è ancora qui! E ne siamo tutti molto contenti, anche perché se non sbaglio questo giornalista proviene dalle fila di quel giornale, la Repubblica diretta da Mario Calabresi, che durante questi tre lunghissimi anni, ha ingaggiato una fiera battaglia con Via Solferino per ottenere il privilegio di diventare il tappettino più schiacchiato davanti a Matteo Renzi.

Maggior onore a Massimo Giannini, dunque, a cui resta forse solo il rispetto dei suoi lettori, il nostro rispetto, che non sarà tanto ma che secondo me per un giornalista è tutto. Come a dire che la schiena dritta paga ancora, l’onestà intellettuale paga ancora e l’età dei furbi e degli scaltri è finita, forse per sempre: come non gioirne?

Rina Brundu

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