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RAI – Il disastro nel disastro (20). Sull’idea di Roberto Fico che una RAI “così è inutile”! No, non è inutile: è dannosa!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

roberto-ficoPer capire perché ho il dente avvelenato basti pensare che oggi avevo intenzione di guardare il TG2 delle 13 (che pure sovvenziono), ma che poi, avendo letto da qualche parte che in queste ore si sarebbe dimessa l’Assessora Muraro del Comune di Roma, basandomi sull’esperienza, gli ho preferito il TG7: la sola idea di sorbirmi dieci minuti di lodi geneflesse, adesso anche fatte arrivare per interposta persona, al ducetto di Rignano e alla sua memoria politica, nonché altri cinque minuti di strali contro l’amministrazione di Virginia Raggi, era più di quanto potessi sopportare!

Ma questo è nulla, ci siamo abituati! Di fatto – a differenza di Roberto Fico (M5S), il quale avrebbe definito l’attuale RAI una RAI inutile, chiedendo un intervento sui direttori dei tg – io penso che l’attuale servizio pubblico televisivo non sia solo inutile, ma che sia soprattutto dannoso, per un’infinità di motivi. I primi sono meramente pratici e riguardano la natura stessa del business di cui si occupa la RAI, il business dell’intrattenimento che, nelle società sane, porta pecunia e quindi lavoro, in grande quantità, oltre che educazione civica e cultura.

Di converso, ho già scritto in un’altro post di questa stessa serie, di come la RAI di oggi sia soprattutto una fucina di “operai” del mondo dell’intrattenimento (senza nessuna offesa per gli operai verai, che sono stirpe decisamente più nobile), una fucina di Conti, di Frizzi, di Giletti, di Fazi, di Savini e di altri personaggi che francamente non conosco più, per mia ignoranza, certo, ma anche per una sicura propensione delle loro macchiette a farsi dimenticare. Presto.

L’impressione che si ha è che l’usata attitudine al nepotismo, a favorire gli amici degli amici piuttosto che gli spiriti capaci, che si è sempre notata nel servizio pubblico televisivo italiano, da tempo immemore, abbia infine trasformato la RAI in una gabbia dorata per nullafacenti privilegiati, finanche alieni allo spirito artistico che dovrebbe vincerli. Una delle nefaste conseguenze di questo tristo status-quo, è un deficit di questo importante segmento di “lavoratori” nella società e dunque nell’universo cinematografico italiano, laddove non abbiamo più autori, attori o teatranti validi e capaci di fare una differenza, specie all’estero. Al contrario sono decenni ormai che, sotto questa prospettiva, ci viene servito solo il trito e il ritrito, il figlio del figlio, finanche il nonno se ancora in vita, nonché memorie melanconiche di una età passata che paradossalmente sta soffocando ed uccidendo il futuro.

Ma se sul piano del puro-entertainment la situazione è disastrosa: che dire degli aspetti didattici, di educazione di una società che pure una azienda come la RAI dovrebbe privilegiare? Nulla, niente, nada, niet, il vuoto cosmico, sia quando si tratta di produrre documentari validi, sia quando si tratta di promuovere l’informazione scientifica nelle sue mille declinazioni, specie nei settori cutting edge e avveniristici che dovrebbero portare il nostro mondo nel futuro. Con tutto il rispetto per i due personaggi in questione, contro cui non ho nulla da dire, ma è davvero così normale che queste tematiche – sovente anche complesse – vengano ancora trattate tutte quante e solo da Piero e Alberto Angela? A mio avviso non lo è. Non può esserlo, in nessun luogo degnamente civile.

Cosa aggiungere poi a proposito della “diseducazione” che invece sembrerebbe venire privilegiata con applicazione e con continuità in Viale Mazzini e in tutte le sue dependance? Faccio riferimento dunque alle infinite trasmissioni di carattere religioso, alle messe celebrate ad ogni ora, alla diseducazione civile tout-court che abbiamo testimoniato prima dell’ultimo Referendum, laddove la RAI ci ha insegnato la genuflessione al potente, il senso della forza del regime autoritario nella TV di Stato, l’indole giornalistica piegata all’interesse di bottega, etc, etc, etc, peraltro fregandosene dei diktat degli organi di controllo.

E qui mi fermo con queste considerazioni epidermiche. In realtà ci sarebbe da scrivere una intera enciclopedia sui danni che sta procurando la RAI peggiore di sempre. Certo, concordo con Fico quando sostiene che bisogna intervenire sui direttori dei TG, fermo restando che a mio avviso va cambiata tutta la dirigenza fino all’AD, ma questo non sarebbe comunque un modo di risolvere.  I modi per risolvere dovrebbero essere altri.

Essendo nata lavorativamente nelle grandi aziende, io sono una che pensa che le stesse non vanno mai chiuse ma sempre spinte a crescere. D’altro canto è pure vero che le aziende debbono funzionare come tali e quindi la RAI dovrebbe essere privatizzata, eliminando il canone e lasciando che viva di ciò che produce; dulcis in fundo lasciandole anche il compito di trattare di suo con l’incredibile numero di dirigenti e impiegati che la fanno vivere nel bene e nel male. Suo lato, lo Stato dovrebbe assicurarsi solo una minima partecipazione, mentre la politica dovrebbe vigilare affinché mai più, in nessun caso, questa azienda possa ridiventare l’altoparlante privato di una singola persona come è successo con Matteo Renzi.

Fortuna che a bloccare questi personaggi poi ci pensa comunque il popolo, come si è visto. Non si dovrebbe mai arrivare a questo punto però, anche se è vero  che al momento questo è pure l’unico elemento che ci spinge a coltivare speranza. Anche per la RAI!

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