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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sul Michele Serra di lotta di governo e della politica come professione.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

downloadSono anni ormai che non leggo più Michele Serra e non sento la mancanza delle sue scritture. Di tanto in tanto però la Gruber lo invita ad Otto e mezzo (La7), proprio come è avvenuto stasera, e allora è difficile non inquadrarlo dentro lo schermo del televisore.

Premetto che questo giornalista (scrittore? Boh), non è mai stato un mio mito (di fatto i veri miti tendono a non morire mai, specie dentro di noi), ma vero è che al tempo della mia vita universitaria era il direttore del settimanale satirico Cuore, una testata che tanti della mia generazione hanno amato. Cuore era un valido esempio di quella satira politica pungente, corrrosiva, di norma antisistema (quando ancora questa parola non era stata vietata dalla casta mediatica genuflessa a Renzi) – che fioriva al tempo della “sinistra” pre-renzista, ma che in realtà ha sempre avuto i suoi padri nobili  a destra, cito per tutti il grande Giovannino Guareschi – e che significava davvero qualcosa. O, per meglio dire, la sua significazione connotava, produceva un senso sartrianamente “impegnato”, oltre la più normale funzione denotativa, oltre la solita goliardia cazzara che è sempre tipica della genialità creativa che sa fare una differenza.

Cuore è stato il giornale che ha rallegrato, confortato, informato milioni di italiani durante tutto il periodo della caduta della Prima Repubblica. Alcuni suoi titoli sono rimasti impressi nella memoria “Scatta l’ora legale panico tra i socialisti, “Hanno la faccia come il culo”, etc etc. Poi tanta acqua è passata sotto i ponti: le nuove “repubbliche” si sono accumulate una dietro l’altra, peraltro senza mai risolvere, mentre la politica italiana partoriva mostri. Fino all’ultimo, il peggiore, il ducetto di Rignano.

Contestualmente, anche gli “irriducibili” antisistema di Cuore crescevano. Come molti sessantottini per formazione ed elezione (sessantottini in senso lato, non necessariamente in senso anagrafico), sono diventati, nel tempo, panzuti e satolli, incazzati-di-ritorno, mentre anche la loro faccia tendeva sempre più a confondersi con il culo. Mostruosi anche  loro, proprio come quei politici che avevano disprezzato; e ancora più mostruosi specie dopo l’arrivo del renzismo che li ha a sua volta confortati con una rara illuminazione politica sulla via di Damasc… pardon, di Palazzo Chigi. Straordinarie, in questo senso, le conversioni dei vari Staino e, soprattutto, dell’ex direttore di Cuore Michele Serra, appunto.

Insomma, a guardarli da fuori, si ha come l’impressione che tutti questi personaggi incendiari della prima ora, che adesso paiono risolutamente avviati a diventare i pompieri dell’attimo peggiore, abbiano avuto una parabola intellettuale che non augureresti neppure al peggior scribacchino che conosci da una vita. Per certi versi costoro mi ricordano quei personaggi così brillantemente descritti da Flaiano in questo noto aforisma “Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori» oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.”

Già!, codesti residuati mediatici di quella mia età più giovane mi appaiono oggidì come figuri tristi. E mediocri. Che dunque fanno sindacato, si accodano tutti sotto l’ala scalfariana protettrice e vivono di rendita. Anche e soprattutto di rendita d’intelletto. O almeno così credono. Non si accorgono, i miseri, che scompaiono dalla nostra memoria istante dopo istante, come provvidenzialmente inghiottiti da un’ombra inesorabile, ma ad un tempo caritatevole con loro e benevola con noi. E va bene, tutto va bene, in fondo che sarà mai?

Se però il Michele Serra nuova versione ci risparmiasse la semestrale comparsata tv per ricordarci che, secondo lui, la politica è una professione – di fatto dando implicitamente l’impressione che sia interamente soddisfatto del lavoro che codesti  “professionisti” hanno svolto nella sua patria negli ultimi settanta anni – gliene saremmo tutti grati. E alla Gruber, con lui.

Del resto il renzismo si è già autoproclamato dottrina-madre di grandi statisti, dobbiamo sorbirci per forza, a tutti i costi, anche le lezioni mai richieste dei suoi nuovi filosofi dell’ovvietà sempliciotta pre e  post-paninara? Sic!

Rina Brundu

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