Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che il renzismo non dice (326) – Si è sgonfiato come un palloncino. E adesso tutti – mentre saltano dal carro e oscurano il caso Tocci – parlano di renzismo ma non sanno definirlo.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

boiate

I veri “casi” politici per il “Corriere” che oscura Tocci

Straordinaria questa Italia: a volte ti lascia senza parole! Non sono passati neppure quattro giorni dalla grande debacle del carrozzone renzistico che cominciano a piovere, a cadere, da tutte le parti, esperti dei mali del renzismo. Il problema è che costoro stanno cadendo direttamente da quello stesso carro leopoldiano dove erano trionfalmente saliti circa tre anni fa e che hanno continuato a difendere a spada tratta fino a un secondo prima dalla rivelazione dell’infausto (per loro) verdetto referendario.

Non si rendono neppure conto costoro (anche se per lo più fanno finta), che essi sono responsabili quanto e più di Renzi dell’attuale status-quo, nonché della disastrata situazione economica in cui questo governo durato più di mille giorni ha lasciato il paese. Perché se, quando serviva, questi signori si fossero opposti alla politica del premierato più trendy della storia, alla politica dell’attendismo riempito solo di innumerevoli “battaglie” con la play-station, alla politica connotata da quell’insostenibile senso della leggerezza kunderiano, così brillantemente descritta da Bersani, adesso forse non si starebbe a questo punto.

papafrancesco

Papa Francesco contro la disinformazione mediatica

L’unica fortuna che si ha nei tempi digitali è che il detto resta detto: l’età digitale ha memoria e dunque chi da ora in poi volesse selezionare i suoi “commentatori” a cui dar credito potrà farlo con maggiore accortezza. Può farlo? Non ne sono più così tanto sicura. Solo dieci minuti fa, infatti, rispondevo ad un commento di una lettrice che, in calce all’articolo dedicato al maleducato trattamento di Walter Tocci, ieri sera, in direzione PD, denunciava di come il video La7 che mostrava l’accaduto  sarebbe stato tolto dalla Rete. Non ho fatto una ricerca per confermare questa affermazione ma la cosa non mi stupirebbe. Così come non mi sorprende il fatto che giornali come il Corriere costruiscano il “CASO” politico dando dello “straccione” a chi ha votato NO (vedi la featured image con il disgraziatissimo occhiello al pezzo di Pierluigi Battista, modificato solo il giorno dopo come già fatto notare su questo stesso sito), e oscurando completamente queste manifestazioni a loro modo minime ma sintomatiche della vera natura del renzismo. Le domande da farci sono dunque consequenziali: dove vogliamo andare con questo tipo di informazione? Cosa vogliamo fare con questa tipologia di professionisti della carta stampata? Con questa vocazione alla disinformazione denunciata solo ieri dall’accorto Papa Francesco?

Come non bastasse sembrerebbe che adesso tutti abbiano scoperto il renzismo. Il primo a tentare di definirlo è stato, martedì scorso, Pierluigi Bersani durante il DiMartedì (La7) di Giovanni Floris. E non l’ha completamente imbroccata. Poi l’ho sentito nominare, sovente a sproposito, qui e là. Nessuno a mio avviso è riuscito a darne una definizione sostanziale e soddisfacente che dimostri prima di tutto una comprensione delle ragioni che giustificano il suo stesso esistere.

Molto più semplicemente, il renzismo è una pseudo-dottrina politica decadente (ma, forse, più che di “dottrina” bisognerebbe parlare di un messaggio subliminale e twittato ad un tempo), nata dalla idealizzazione di un dettame edonistico-reganiano anni 80 (anche se nel contesto provinciale e feudale-toscano dentro cui si è manifestato sarebbe meglio parlare di dettame-paninaro), ma che si è estrinsecata in un’età storica e sociale agli antipodi da quella di riferimento, trasformandosi dunque in elemento pernicioso e distruttivo soprattutto da un punto di vista sociale. Caratteristiche prime di questa “pseudo-dottrina” sono la leggerezza d’approccio ai problemi di una comunità, la distanza dalla gente (altro che populismo!), l’insofferenza alla critica, la vena childish, il tratto ludico, un autoritarismo importante e un totale detachment dalla sofferenza del mondo del reale.

Serve altro? Se serve lo si può aggiungere ma cui prodest? In realtà, l’unica cosa che servirebbe in questo momento sarebbe fare in modo che il renzismo non torni mai più e non solo in forma del Matteo Renzi già sgonfiato come un palloncino, ma neppure in forma di tutti coloro che, a vario titolo (i.e. bravi di partito, giornalisti anelanti, commentatori scaltri, etc), lo hanno incensato e sostenuto. Questo è  insomma il momento di tornare alla politica come servizio per la comunità e che, nei luoghi più illuminati, grazie alle menti più sagge, risolve.

renzismo1

In realtà il termine renzismo è stato inventato su questo sito e già prima del luglio 2014. Come dire che il buongiorno si vedeva solo sei mesi dopo l’incarico ottenuto con lo sgambetto fatto al collega di partito… bastava solo guardare…. voler guardare.

Advertisements

info@ipaziabooks.com

2 Comments on Quello che il renzismo non dice (326) – Si è sgonfiato come un palloncino. E adesso tutti – mentre saltano dal carro e oscurano il caso Tocci – parlano di renzismo ma non sanno definirlo.

  1. Auguri alla nostra Italia di essere la piu’ felice Nazione del mondo!!!

    Like

  2. Cara Giovanna, lieta di risentirti e lieta di sapere che il boato si è sentito anche in Australia. Ma l’Italia ha ancora una lunga strada, fermo restando che siamo riusciti a salvare la nostra Costituzione e questo è comunque un qualcosa di cui andare davvero fieri. Un abbraccio.

    Like

Leave a Reply.... Lascia un commento...

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: