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I giorni della vendetta: dalla commozione farlocca al problema-banche, che faccia di…

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Nico Grilloni

E menomale che ha sempre affermato di impegnarsi per il bene dell’Italia e degli italiani. Ma che faccia di …

Ma almeno oggi si capisce che la commozione palesata la domenica del 4 dicembre dopo la sconfitta del sì non era di rammarico, ma di rabbia per la cocente sconfitta. E per la delusione. Perché lui e il suo guru strapagato (ma con i soldi di chi?) avevano dovuto far di conto sulla vittoria del sì. Ma poi ha vinto il no. E allora lungi dall’accettare la batosta come normale evenienza di un sistema democratico adesso ha in elaborazione pensieri e azioni di vendetta contro quei facinorosi che, in 19 milioni (sic!), ossia nella misura di quasi il 60 % dei votanti, gli hanno bocciato la riforma.

Così dopo avere ad arte lasciato in standby gli enormi problemi del paese e dei suoi abitanti – parlo di banche, della salvaguardia della salute infantile in Puglia e altrove, della disoccupazione, dell’immigrazione, delle coperture di spesa, del debito pubblico che durante gli ultimi tre anni ha subito un’impennata ecc. ecc. – vorrebbe che si pervenisse con la complicità di Mattarella al varo di un governo di coalizione col quale dividere, o al quale appioppare le rogne che, da lunga pezza, son lì ad attendere una qualche soluzione. E questa è una carognata bella e buona.

E per vari motivi. Renzi infatti non ha voluto affrontare il problema-banche e gli altri problemi ben noti prima del referendum per non dare ossigeno all’opposizione e per evitare ulteriori incazzature dei cittadini. Situazioni, queste, che avrebbero senz’altro fatto perdere ancora più consensi alla sua riforma. Sì, una carognata.

Eppure anche adesso, pur dopo aver perduto la competizione referendaria con numeri da dramma storico, pur dopo aver avuto un battibecco col presidente della Repubblica che gli forse indicato un binario sgradito, pur dopo aver constatato l’inizio di una diaspora che assumerà dimensioni sempre più ampie e diffuse, sembra nulla sia cambiato: in particolare nel suo modo di agire che si informa alla non colpevolezza totale come se il referendum l’avessero voluto gli altri, come se l’identità fra il referendum e sé medesimo l’avessero creata altri, come se altri e non lui stesso con la sua corte compiaciuta di sì tanto leader, avessero voluto anteporre la consultazione referendaria alla risoluzione dei troppi problemi che attanagliano il paese. Ce ne vuole di faccia di … Anche perché rimane da capire chi gli ha suggerito di mettere in cantiere la riforma della Costituzione. Solo un incosciente, in assenza di una pressoché condivisione parlamentare, l’avrebbe fatto. A meno che dietro non ci sia ciò che non sappiamo e che mai nessuno ci racconterà.

Non si capisce poi, perché a sconfitta avvenuta adesso dovrebbero giungere le truppe cammellate in soccorso suo e del Pd. Il suo partito ha la maggioranza? E allora, se ne è capace, continui a governare e non a sgovernare come ha fatto fino ad oggi. Si assuma le sue responsabilità come sa fare qualunque uomo di dritta schiena, e si ricordi che un proverbio, che come tutti i proverbi scaturisce dalla saggezza dell’esperienza secolare, afferma che chi rompe paga e magari i cocci sono suoi. Ecco io spererei che lui e i suoi sodali si raccolgano i cocci, ma che però, prima di dissolversi nel nulla, abbiano la possibilità e la compiacenza e la buona educazione, e la sensibilità di pagare per i danni prodotti.

Se poi, infine, a questo signore il suo partito, il Pd, gli va stretto, come sembra vada ormai stretto ai suoi più vicini, se ne vada, vada altrove a portare le sue idee e i suoi progetti per il futuro. Un nuovo accasamento lo troverà senz’altro. L’eloquio non gli manca e anche l’astuzia, surrogato dell’intelligenza, la possiede in dosi industriali. E queste doti sono molto apprezzate in special modo da chi è alla ricerca di piazzisti. Che sono senza dubbio in un gradino più alto dei venditori di lamette e pentolame. Che vuole di più data la sua statura? Si accontenti.

Nico Grilloni

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