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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che il renzismo non dice (320) – Sugli ottuagenari che volevano guidare il cambiamento e portarci nel futuro in combutta con Renzi, Alfano e Verdini.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

f668f0d9bbcb172f6200441cd90d1c37Vado di raro nella mia pagina personale di Facebook. Oggi ci sono capitata per caso e subito mi ha colpito il post di un tizio che non saprei neppure chi fosse ma che dalla foto appariva nei suoi molti anta. Costui aveva iniziato una discussione con i suoi amici partendo dal presupposto che gli italiani, avendo rifiutato di farsi manomettere la loro Costituzione dalla banda del buco leopoldina, erano “44 milioni di teste di cazzo”. E dunque, implicitamente, dava della testa di cazzo anche a me. Che ci sta, per carità!, gli ho però notificato che avrebbe potuto continuare la discussione in tutta libertà fuori dalla balle e ho proceduto con l’unfriending.

Un altro ottuagenario insomma che tendeva a convincermi di come le schiforme renziane ci avrebbero portato nel futuro, volenti o nolenti. Il capostipite di questa paradossale corrente di pensiero è stato senz’altro il venerabile ex-Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Poi lo hanno seguito in tanti. Scagli insomma un dardo avvelenato il primo nipote che non ha dovuto convincere un nonno di età variabile tra i 58 e i 75 anni che il mondo non si è ancora rovesciato e che il passato si chiama ancora passato e il futuro è cosa altra!

Uno dei dati più straordinari di questa straordinaria tornata elettorale è infatti la maniera netta con cui i giovani hanno liquidato i resti di una casta politica immonda che negli ultimi tre anni aveva accortamente indossato la pelle della nemesi rottamatrice per sopravvivere nel futuro. Dispiace tuttavia constatare come questo datato e scaltro gusto per il travestitismo politico non sia stato rilevato proprio da quella categoria di cittadini che per esperienza e una qualche capacità di saggezza maturata negli anni avrebbe dovuto risultare più accorta, che più di tutte le altre avrebbe dovuto riconoscerlo. Anche perché l’altra opzione analitica che resta non depone comunque a favore di questa prima generazione di anziani dell’età digitale: forse non hanno denunciato perché erano parte integrante di quella casta travestita? O perché con essa si identificano ancora oggi? O perché la stessa è espressione paradigmatica della loro avventura umana e civile di cittadini italiani di una prima repubblica corrotta fino al midollo?

Tutto può essere. Nel frattempo il resto degli italiani non possono che gioire, oltre che per avere salvato una Costituzione davvero valida e per avere cacciato un premier mai eletto dal popolo a svolgere quella professione, anche perché evidentemente la loro nazione ha saputo allevare una generazione futura capace, intelligente e dotata di un’etica civile diversa. Promettente. Benvenuti insomma nel futuro di un’Italia che, sembrerebbe, varrà la pena di vivere e scordamosi ‘o passato… che è meglio!

Rina Brundu

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