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Quello che il renzismo non dice (318) – E infine oggi il sole è sorto ancora. Ma nessuno odia il Renzi anacronistico, oggi siamo solo cittadini italiani migliori e responsabili. Onore al Sud.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

sun-raise-1179444_960_720E infine oggi il sole è sorto ancora. Pensare che ci avevano assicurato il contrario: sui giornali, in Rai e in tutti quei luoghi in cui questa casta politica invasiva come nessuna aveva osato mettere le mani. Come era preventivabile anche la Borsa è positiva, incluso lo stesso titolo del Monte dei Paschi di Siena.

Il problema però resta sempre quello: non l’hanno capita, non l’hanno ancora capita. Il primo a non averla capita è proprio Matteo Renzi. “Non credevo che mi odiassero così tanto!!” avrebbe detto l’ex Premier. Odiare Renzi? Perché? In tre anni in cui non ho speso una sola parola buona per raccontare il suo pessimo Esecutivo, una balena bianca immonda e acconciata a suon di inciuci con i peggiori rappresentanti di una politica vecchia e da dimenticare, non ho mai odiato Renzi. Vero è però che solo due giorni fa mi sono sentita una sua vittima: io, insieme alla Costituzione dei padri e a 60 milioni di italiani che in quel momento si trovavano a rischio di perdere la loro identità nazionale.

Di fatto Renzi sta scambiando per odio rivendicazioni che non capisce, che non è in grado di capire, che è portato a non capire. Per esempio non ha mai capito che governare una nazione non fa equazione con il governare una azienda: esistono fattori che rendono tale un popolo che non possono essere minimizzati, ridicolizzati, annientati, perché quello sarebbe il momento in cui verrebbe meno la ragione stessa che giustifica l’esistenza di quel popolo. Questo è tanto più vero in un paese come l’Italia, nazione dei campanili per eccellenza, che per raggiungere questa unità non solo politica ma anche ideale ha faticato come nessuno, nonostante la sua storia millenaria.

Ma soprattutto Renzi non ha capito il dramma storico-sociale che il paese che voleva governare a tutti i costi stava vivendo, anche a dispetto del boato “virtuale” che pur si udiva nel background. Questa è un epoca in cui un qualsiasi leader per sopravvvivere ha bisogno di farsi umile, proprio come ha inteso bene il Francesco di Oltrevere. Questa è un epoca in cui un leader per essere amato ha bisogno di farsi ultimo tra gli ultimi, non rappresentante trendy che muove via aereo di Stato dalla Silicon Valley a Machu Pichu. Tutto questo non significa infatti essere populisti, ma pratici, pragmatici. Significa diventare operativi, mettersi davvero a disposizione dell’azienda Italia e della sua economia.

Renzi e la sua corte gaudente non hanno compreso l’importanza di questi elementi, e di molti altri tasselli simili altrettanto importanti e sono stati in questo senso anacronistici. Hanno tentato di riportare in auge modelli dirigenziali yuppy-anni 80 che in quest’epoca difficilissima c’entrano come i cavoli a merenda, facilitati in questo compito da una “intelligentzia” che definire tale è offendere il più infimo tra i nostri neuroni rincoglioniti.

Al signor Rossi qualunque resta invece la soddisfazione di essere stato – centinaia di anni dopo i primi moti risorgimentali – un guerriero della libertà e di essersi trasformato, da oggi in poi, nel primo guardiano della nostra Costituzione, della sua salvaguardia, del suo well-being. È una cosa enorme questa, perché con questa nuova coscienza e questa nuova identità, essenza, vengono anche maggiori responsibilità, come quella di dover partecipare attivamente nella vita dello Stato, pena il suo sfaldamento. E in questo nuovo e diverso status-quo, grande onore anche a quel Sud dimenticato da Renzi e oltraggiato dai media, raccontato come succube delle mafie, ma che ieri ha dato una grande lezione di civiltà e patriottismo specie a chi in questi mesi e anni si è macchiato del più vile tra i crimini: l’alto tradimento della nostra patria e di tutti i suoi valori più grandi!

Rina Brundu

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info@ipaziabooks.com

3 Comments on Quello che il renzismo non dice (318) – E infine oggi il sole è sorto ancora. Ma nessuno odia il Renzi anacronistico, oggi siamo solo cittadini italiani migliori e responsabili. Onore al Sud.

  1. ho un nipote, giovane , neo padre di una bambina e convinto boy scout. E tuttavia “umile”, realmente disponibile verso gli altri, anche se talora presenta dei tratti “quasi renziani” nel suo saper fare tutto,subito e bene. Piccolo incipit per arrivare a ringraziarti delle parole piene di significato che hai appena scritto. L’unica che mi stona un po’ è ” patriottismo”. Non posso farci niente ,nonostante il suo sdoganamento (Ciampi, ricordi?) a me ancora fa un certo effetto. Il mio NO convinto si è portato dietro una grande speranza nell’intelligenza umana e nella capacità di capire e di imparare dai propri errori , ma se si arriva a dire “non pensavo mi odiassero tanto”-anche lui come B. vuole essere amato?-beh ,allora…ciao Rina grazie e buona settimana.

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  2. Ciao Ornella, grazie a te. Si, sono tempi che ci hanno costretto a prenderci la nostra responsabilità sulle spalle ma in realtà sono anche tempi pieni di speranza: sono i giovani come tuo nipote che hanno voluto questo cambiamento. Sono i giovani che per primi hanno capito che non si poteva continuare cosi. E infatti continuano e procedono in maniera opposta a ciò che si sente purtroppo anche questa mattina in televisione. Problemi loro: noi sappiamo che l’Italia è cambiata e questo ci basta e ci rende felici, senza coltivare odio per nessuno. Un abbraccio. Ciao.

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  3. Aggiungo solo che essere politicamente umile non significa essere senza coglioni, da qui infatti deriva la grande incomprensione nella pseudo-leadership italica. Gandhi e Kenndedy erano umili ma i coglioni li avevano davvero, giusto per chiarire.

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