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Quello che il renzismo non dice (314) – Lo dico io fin da ora: NOT IN MY NAME! E sul senso del nazionalismo nelle società culturalmente liquide.

INDEPENDENCE DAY 4 DICEMBRE 2016. Grazie Italia per avere salvato la nostra Costituzione. Grazie.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perchè l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti.
(Charlie Chaplin)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

È riuscito a rompere il cazzo anche con il discorso di dimissioni più lungo della storia, ma infine si è tolto dai coglioni. Si è tolto? Più che un aforisma un dubbio atroce. (Rina Brundu)

Rina Brundu

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Nella casa di Grazia Deledda, qualche anno fa.

Lo dico fin da ora. Preferisco scriverlo in anticipo perché ho un etica che prima di tutto mi impone di rispondere alla mia coscienza. Nel malaugurato caso in cui nella notte tra il 4 e il 5 dicembre prossimi il No non dovesse farcela e dunque il mio paese si risvegliasse governato dalla nuova Costituzione frutto delle fatiche intellettuali del quartetto Verdini-Boschi-Renzi-Alfano, io ne accetterei il risultato come è d’uopo fare in regimi democratici, o almeno in quei regimi democratici che ancora riteniamo tali nonostante l’evidenza contraria, ma non mi considererei mai figlia di quell’Italia, mai!: NOT IN MY NAME!

Non so gli altri, non so cosa faranno o cosa diranno gli altri italiani che votano no e, loro malgrado, si ritroveranno dall’oggi al domani figli dei signori sumenzionati, so che io non riconoscerò più quel paese come mio. So che io mi considererò idealmente apolide, o irlandese se questa nazione mi vorrà, ma non italiana. Sarda forse, come si è sempre considerato un mio vecchio amico che rifiuta di utilizzare la lingua di Dante anche quando scrive. E così sarà fino a che in Italia non tornerà un regime democratico, eletto dal popolo e che avrà il coraggio di mettere le mani e disfare il malfatto, restituire dignità ad una nazione svilita.

Non si vive di solo pane, si vive anche di idealità. Questo è tanto più vero quando si guarda alle cose di una nazione. Certo, in Italia, il senso identitario, il nazionalismo positivamente connotato, ha subito nel tempo molti colpi importanti: prima c’é stato il fascismo, poi il leghismo et dulcis in fundo una casta politica immonda che negli ultimi cinquanta anni ci ha fatto vergognare della nostra coscienza nazionale. Ne deriva che dell’Italia noi italiani ce ne ricordiamo per lo più quando si gioca una partita di calcio del mondiale: una volta ogni quattro anni, e il senso di “appartenenza” tende ad andare a farsi benedire non appena la squadra viene eliminata: di norma nelle qualificazioni!

Naturalmente dentro le dinamiche del villaggio globale viene normale anche chiedersi: ma ha ancora un senso il nazionalismo nelle società culturalmente liquide che viviamo? Questa domanda diventa tanto più importante per me che negli ultimi venti anni il mio paese d’origine l’ho vissuto veramente solo per qualche mese, e sempre di corsa. Di fatto io so benissimo, e non lo nascondo a me stessa, che non sono più quell’arcinazionalista che ero quando lo lasciai, studentessa fresca di laurea. Non potrei esserlo. Vivere all’estero, trovare una seconda nazione che ti accoglie nel suo seno, come è sempre stato il mio caso, significa spostare lentamente il baricentro della propria identità. A dirla tutta ci fu anche un tempo – fu quando rischiai di perdere oltre alla mia identità anche la mia lingua – in cui mi dicevo che io non ero più né carne né pesce. Ed era vero. É ancora molto vero e non è questa una situazione troppo felice: a volte una identità più precisa, più marcata, più definita, a mio avviso dà più forza d’animo e ti porta ad essere meno incline alla relativizzazione di ogni valore.

Troppo tardi per me, dunque. Ma forse è proprio per questo che considero un mezzo miracolo l’avere riscoperto – proprio nel momento in cui subisce l’attacco più vile, l’attacco più abietto, l’attacco più interessato e più immondo – l’amore per la mia vecchia patria, per la sua Costituzione, per le vite che insegnano dei grandi uomini e delle grandi donne che l’hanno fatta essere.

Questo per ribadire, insomma, che non importa cosa succederà domenica sera o lunedì mattina: io non apparterrò MAI e non mi riconoscerò MAI nell’Italia degli scandali renzisti, dei premier non-eletti, dei ministri dell’interno che sdoganano il clientelismo, del marciume amministrativo ad oltranza che indignerebbe anche l’ultimo dei “reietti” che hanno dato il loro sangue per la nostra libertà: NOT IN MY NAME, NÉ ORA NÉ MAI!

Rina Brundu

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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