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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Non siamo tutti in vendita – Ma non è che l’endorsement di Prodi ha a che vedere con il suo essere presidente dell’International advisory board di Unicredit?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Nico Grilloni

mortadellaDa ragazzo sognavo un mondo della politica nel quale chi la politica praticava dicesse sempre ciò che pensava e se pensava cose indegne o false avesse il pudore di tacere. Sognavo. Anche perché, purtroppo, il sogno è rimasto sogno. Poi, crescendo, mi dicevo che, comunque, avrei preferito che molti politici tenessero la bocca chiusa. Avrebbero fatto il loro bene oltre che il nostro. Loro ci avrebbero guadagnato in dignità e noi in serenità. Oggi, che di lustri ne ho collezionati tanti, sono sull’orlo della resa. No, io non penso che mi arrenderò mai – un po’ rivoluzionari e un po’ anarchici si nasce, non si diventa, e di cambiare non se ne parla – e quando parlo di resa mi riferisco solo al pensiero sempre più frequente che quel mondo della politica non lo vedrò mai perché – penso con amarezza – è forse irrealizzabile perché inesistente nel dna di chi alla politica si dà da mestierante, da profittatore, per professione e non perché sospinto da ideali. Parlo di ideali non di ideologie sebbene queste ultime siano spesso state il necessario carburante per la nascita e l’elaborazione politica degli ideali.

Oggi ho letto che anche Prodi si è trasformato in un endorser del fronte del sì per il referendum. Libero di farlo, per carità. Ma dopo aver “studiato” le sue dichiarazioni in merito ho appunto concluso che proprio il dna dei politici ha qualche falla non irrilevante che ne distorce il pensiero e manda in cantina la logica: “Per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale“. Sento il dovere? Ma quale dovere? Il dovere di una leccatina all’attuale conduttore della sgangherata vaporiera Italia? Poi il buon Romano, sempre più pacioccone, ha espresso critiche non indifferenti alla riforma Renzi-Boschi-Verdini: si poteva fare meglio, è qua e là farraginosa… ma io voto sì. Ma porca puttana, dov’è la logica? In sintesi: a Prodi non piace questa riforma ma vota sì. Ma questo atteggiamento non è solo di Prodi: ho sentito, in molte interviste, affermare le stesse cazzate. Ma erano semplici cittadini, spesso anche male in arnese, più spesso ancora dall’eloquio incerto e dal vocabolario striminzito. Non erano docenti universitari, o ex presidenti del Consiglio, o ex ministri di Giustizia, o fondatori di partiti. O forse Prodi si è fatto influenzare, condizionare dall’essere oggi presidente dell’International advisory board di Unicredit?

Non vorrei pensarlo, ma non mi riesce di scacciare il sospetto.
E così si va avanti, verso l’ormai fatidico 4 dicembre, sempre ascoltando motivi ripetuti, promesse ormai stucchevoli di elargizioni di danaro a questa compagine sociale o a quell’altra, al dipendente pubblico e al pensionato come fossimo alle bancarelle rionali, quelle della festa del patrono dove, andando avanti così, ci sarà il solito imbonitore, si quello toscano, che in cambio di un sì ti prometterà uno stinco di maiale. Te lo prometterà perché poi, a dartelo davvero…

Ma l’imbonitore e i suoi complici che idea hanno del paese Italia e degli italiani, che considerazione, che stima hanno del cittadino se possono ritenere sia pronto a vendere la propria opinione, le proprie convinzioni anche solo per un piatto di lenticchie?

A questo punto mi auguro che questa mia considerazione conclusiva possa essere per qualche lettore oggetto di riflessione. E di reazione. E che la reazione sia una poderosa sberla sul volto di chi ha fin qui ritenuto di poterne acquistare il voto offendendolo nella dignità e nell’orgoglio. Di chi ha creduto, e crede, con mastodontica, cafona spregiudicatezza, che si sia tutti in vendita.

Nico Grilloni

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