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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Rai – Il disastro nel disastro (17). Di tutto di meno. L’epoca degli operai, dei manovali, dei servi della gleba. Della dirigenza inginocchiata.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

canone-rai1-bigOggi mi ha strappato un sorriso il fatto che qualcuno sia arrivato su questo sito digitando su google le parole “quello che la Rai non dice”. Evidentemente colui o colei sapeva che sovente ci occupiamo di Rai e che abbiamo una rubrica titolata “Quello che il renzismo non dice”. L’incauto navigatore ha però confuso le cose della Rai con quelle del renzismo. Che a ben pensarci l’errore é comunque veniale, specie da quando Matteo Renzi ha occupato Viale Mazzini in pianta stabile. Per gli afecionados di Rosebud, che sanno bene di come un giorno, in preda ad input goliardico, mandai una email di test a Matteo Renzi @rai.it, preciso anche che non ho mai ricevuto l’email di “undeliverable” di ritorno: strano no? Ma forse neppure troppo, meglio sempre fare casa dell’ufficio, e viceversa.

Che poi ieri – durante il DiMartedì (La7) di Giovanni Floris – ci si é messo anche Silvio Berlusconi a raccontare barzellette sulla Rai renzista: un poco come sparare sulla Croce Rossa. Certo, questa azienda non è mai stata la BBC, ma vero è che c’era un tempo in cui si proponeva comunque come un dato modello di civiltà televisiva e ancora oggi ci tornano in mente coproduzioni innovative, ricordo per tutti la mitica serie “Spazio 1999”, ancora molto vista su YouTube, che a loro modo ci rendevano se non orgogliosi meno incazzosi quando si doveva pagare il canone. Altri tempi, altri mondi. La Rai renzista ha infatti compiuto l’innominabile: il salto diretto, determinato nell’abisso e da quell’abisso non potrà mai venirne fuori uguale a se stessa, al suo vecchio self. Le strade obbligate sono due: o la sua chiusura, o una radicale ridisegnazione, risistemazione, matematica oserei direi, onde impedire che ciò che ha fatto Leopoldo possa farlo qualcun altro nel futuro dell’Italia libera e non riformata che vorremmo conservare anche dopo il 4 dicembre.

Che poi c’é un che di paradossale in questo deteriorato status quo. Di fatto al tempo della Rai di una sinistra (si fa per dire) renzista anelante a restaurare i datati modelli di un capitalismo superato, modelli pseudo-liberisti e arrivisti ripudiati anche dalla destra più scaltra, mai come in questo periodo della sua storia questa azienda ha saputo presentarsi come una ditta fatta vivere dagli operai e dai manovali, dai servi della gleba, dalle pedine di più basso livello dell’industria dell’intrattenimento. Niente più vip veri insomma, niente più geni dell’entertainment, niente più dive stile Lollo o Loren, niente più comici straordinari ma solo operai nel senso più denotante del termine e quando quello si presenta senza connotazioni nobili di alcun tipo. Nello specifico, al posto delle ospitate di spiriti irriverenti e visionari alla Totò abbiamo giullari renzisti alla Benigni, al posto di presentatori cazzosi abbiamo il genuflesso Carlo Conti che fa e soprattuto disfa, ingrigisce, quel poco che era rimasto in quel di Sanremo e dovunque gli lasciano mettere le mani, al posto di brillanti anchormen abbiamo i Fabrizio Frizzi moggi-moggi e tutti gli altri, in una inarrestabile corsa al ribasso geniale, che francamente non mi ricordo più chi erano perchè non li guardo più.

So però che questi fantasmi, evanescenti mostri eterei di un passato mediatico da dimenticare, ci sono ancora, sono sempre gli stessi, e deambulano da studio televisivo in studio televisivo alla stregua dei fantastici characters di The Others di Alejandro Amenabar, ovvero di morti che non sanno di esserlo, proprio come quel Michele Santoro che ieri si è presentato sempre da Floris a DiMartedì e cianciava di una qualche sua nuova produzione che avremmo dovuto vedere. Perché?, mi chiedo io. Perché era lì e perché dovremmo vedere quella produzione: non è che per caso quel lavoro ha Renzi come special-guest nel ruolo di cameriera sexy? Tutto può essere e conoscendo le acrobazie del Premier pur di apparire, siamo certi che colui non sdegnerebbe il ruolo!

Ben inteso, non è un male che la Rai odierna sia una Rai che mette in primo piano il lavoro degli operai e dei manovali. Il fatto è che quest’azienda è un’azienda che opera in un settore molto particolare. Un settore che per giustificarsi nel suo esistere ha bisogno di tutt’altra specie di impiegati: ha infatti bisogno proprio di quei geni, spiriti brillanti e visionari, dotati di grande talento che soli possono sperare di intrattenere il pubblico più scaltro che vive l’attuale dimensione digitale. Ha bisogno insomma di dive, di star e non di pseudo-starlette.

Ma a questa tipologia di personaggi, dotati per lo più di menti pensanti (e questo credo sia il principale problema al tempo del renzismo), la Rai ha chiuso la porta in faccia, preferendo loro i nipoti dei nipoti dei nipoti che non sanno fare un cazzo, talvolta riproponendo i nonni che hanno mangiato da una vita in Rai e continuano a farlo usando le dentiere, i professionisti del leccaculismo, dei servi della gleba per elezione e scaltra formazione, nonché di una dirigenza inginocchiata che nel suo esistere offende le capacità d’intelletto di ogni nostro neurone più rincoglionito, in secula seculorum.

Mai detto risultò insomma più azzeccato: RAI, di tutto di meno!

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