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Referendum. Sul terrorismo dell’ultim’ora

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Filosofia significa, in verità, essere in cammino. Le interrogazioni e le domande sono per essa più essenziali delle risposte, e ogni risposta viene nuovamente e continuamente rimessa in questione.
(Karl Jaspers)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La ragione è l’illusione dello spirito di essere arrivato. (Rina Brundu)

Nico Grilloni

img-20161110-wa0004-1Siamo ormai alla vigilia del voto sul referendum. Alleluia! Perché non se ne può più. La Gruber, Fomigli, Flores e Paragone, dopo la prima settimana di dicembre dovranno trovarsi altri cavalli di battaglia per intrattenere davanti al video gli habitué di quello che una volta si definiva il piccolo schermo.

Ma le argomentazioni – in specie da parte dei promotori del “sì” – divengono sempre più drammatiche, più allarmanti utilizzando “oggetti” che poco o punto hanno a che fare con la Costituzione modificata a cui vorrebbero dar vita Renzi e i suoi complici. Si dice, per esempio, che falliranno alcune banche, ma non si dice perché eventualmente dovrebbero fallire. Perché la crisi di alcuni istituti di credito non è cosa di ieri e neppure di avantieri, e pertanto è almeno sorprendente che di questa crisi ci si ricordi alla vigilia del voto referendario. La condizione di banca Etruria, si quella della famiglia Boschi – pardon, quella dove il papà Boschi aveva incarichi di vertice – dell’Unicredit e del Monte Paschi, è nota da anni: gli unici a non saperne nulla (sic!) erano soltanto il Ministero del Tesoro, la Banca d’Italia e la Consob, cioè gli enti che avrebbero dovuto controllare quegli istituti ed intervenire ben prima che si arrivasse al dissesto.

Ma può Renzi, toscano come toscano è il Monte Paschi, dire oggi di essere sorpreso? La risposta è ovviamente NO. Eppure fino a ieri ha fatto finta di nulla. Fino a ieri. Perché dopo l’intervento di alcuni quotidiani esteri – il Financial Times e l’Economist – il furbetto ha intravisto nell’allarme di questi periodici la possibilità di creare del terrorismo pro domo sua, ossia per indurre un sempre maggior numero di cittadini a votare sì. Come se l’eventuale vittoria del sì potesse scongiurare, e con certezza, la crisi dei nostri istituti di credito. Fra l’altro gli articoli dei periodici del Regno Unito non possono sfuggire al sospetto di aver avuto stimoli esterni. Esterni al Regno unito, ma interni per quel che ci può riguardare, ossia stimoli da casa nostra e/o da chi progetta di fare affari colossali in casa nostra sulla condizione di default di alcune nostre banche.

Ciò che però è davvero sorprendente è la certezza che questa strategia alla quale il premier e i suoi complici (vorreste forse chiamarli seguaci, accoliti? Suvvia non scherziamo!) si stanno aggrappando quale ancora di salvezza per il sì, possa davvero funzionare. E allora se questo è l’intendimento perché Renzi non ci spiega le ragioni per le quali la vittoria del sì dovrebbe salvare Unicredit, Monte Paschi, Etruria ecc. ecc.?

Perché il cittadino può forse intuire, e con terrore, cosa può accadere se i mercati dovessero sottrarci quel brandello di fiducia che ancora ripongono nel nostro paese, ma per certo non è in grado di capire la strategia di salvataggio eventualmente posta in essere da una vittoria del sì. Anche perché questa strategia non ci viene comunicata, e non ci viene comunicata perché Renzi non è in grado di comunicarcela. A lui basta che il cittadino ci creda, che creda a questa colossale bufala, alla bufala secondo la quale un sì vincente sarebbe la panacea di tutti i nostri mali, da quelli finanziari a quelli occupazionali a quelli economici. A meno che l’emiro del Qatar non gli abbia nascostamente promesso un plurimiliardario intervento oltre che sul Monte Paschi anche sulle altre banche che stanno anche peggio.

E allora mi permetto un briciolo di verità confidando nella vittoria dell’ottimismo: dopo il 4 dicembre non accadrà nulla di nefasto sia che vincano gli uni sia che vincano gli altri. Non sarà un sì a salvare le banche né un no a determinarne il fallimento. I “giochi” che si stanno conducendo sugli istituti di credito nostrani prescindono dal risultato del referendum: all’emiro del Qatar e alla JP Morgan del referendum non frega niente, e se ne sanno qualcosa è perché alcuni bravi (sì quelli manzoniani) di casa nostra hanno soffiato affinché tanto l’emiro quanto la JP e altri finanziatori internazionali, assumessero nei confronti del paese Italia un atteggiamento allarmistico per portare acqua al mulino toscano. E basta con le bufale!

Invece una cosa è certa: votare per una “nuova” Carta scritta dalle mani che sono estensione fisiologica dei cervelli di un Verdini e di una Boschi, beh, qualche preoccupazione credo dovrebbe porcela, qualche preoccupazione di gran lunga più preoccupante – mi si scusi per il bisticcio lessicale – dell’avvenire delle nostre banche. Perché la “nuova” Carta mette in serio dubbio l’avvenire di figli e nipoti quantomeno in termini di libertà d’azione e di pensiero.

Nico Grilloni

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

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