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Diari carbonari 2016 (1) – Boia chi molla?!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

A un certo punto – durante il suo intervento in aula – ho temuto che Renato Brunetta stesse per scoppiare a piangere: il vincolo partitico non è acqua e benché Maurizio Lupi fosse ministro del cattivo governo renzista, vederlo abbandonare la poltrona in pelle umana non deve essere stato un momento facile, né per lui né per molti altri forzisti. Non deve essere stato un momento facile per nessun rappresentante della casta politica, mentre – con esclusione dell’intervento di Alessandro Di Battista del M5S – la giornata parlamentare si è risolta in una sommatoria di dichiarazioni meste quando non tristi o profondamente partecipi, addolorate. Funebri quasi. Inoltre pareva di sentirlo nell’aria il pensiero che tutti andavano facendo, ma che nessuno aveva sufficiente coraggio per esternare: dimetterti? No, va-là Maurizio… dovevi resistere, resistere, resistere! 

Tratto dal Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu.

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Rina Brundu

2667685741_5576babb7e_bDistaccamento 7/8, Compagnia 2, meno otto giorni al redde-rationem

Boia chi molla!” se n’é uscito ad un certo punto Ubertino il lercio. Poi si è ammutito come da sua abitudine. Il lercio è il più vecchio tra noi compagni, ha fatto il ’68, anche se quasi non se lo ricorda più e poi è sordo. “Boia chi molla?!, Uberto, che vuol dire?” gli ha subito chiesto Ubaldo, l’intellettuale. Ma il lercio se n’era già andato a passo lento per stendersi nella sua branda, segno che non voleva essere disturbato.

“Boia chi molla? Boia chi molla? Mi ricorda qualcosa” Ubaldo ha preso a camminare avanti e indietro per la stanza, improvvisamente agitato. Il nostro rifugio non è grande ma queste camere ricavate nel tufo sono spaziose per essere due metri sottoterra, là dove ci hanno costretto le recenti offensive delle truppe governative.

“Chi molla cosa?” gli ha fatto eco Rinaldo, il ratto, anche lui curiosamente interessato. Lo chiamiamo il ratto perché scaltro com’é é l’unico che riesce ad infilarsi tra le fila degli sgherri del Presidente per raccattare quanto ci serve: l’ultimo segretissimo palinsesto Rai, il dettaglio delle inattese promozioni tra i soldati più fedeli del leader, qualche voucher dimenticato nel cassetto, tutte cose che poi ricicliamo sul mercato nero in cambio di acqua e pane. “La corda! Chi molla la corda!” ha urlato poi, dal suo cantuccio riposto, Tonino ‘o cannonaro. Tonino ha una innata tendenza a fare il saputello ma raramente ch’azzecca.

“Gugalo, ti prego, gugalo!” ha chiesto a quel punto Ubaldo ad Anonymous31, il nostro guru informatico, ma quello ha alzato le spalle: da quando i “poteri forti” ci hanno tolto anche la banda ultralarga, Anonymous si è depresso, non pare più lui, svilisce ogni giorno che passa e il suo volto è esangue. Forse esangui lo sono i nostri volti: anche se ormai non abbiamo neppure pozzanghere di piscio dentro cui riflettere lo smagrito sembiante.

Mancano otto giorni alla battaglia finale: lo sappiamo, lo sanno tutti, si respira nell’aria. E la maggior parte delle volte ci vince il silenzio procurato dalle risposte non date: che accadrà se ne venisse l’irreparabile? Dove troveremo rifugio? Sarebbe solo questione di tempo e poi le truppe del Ducetto ci scoverebbero, tanto più che questi locali cominciano a puzzare: il nostro fiato é fetido e sono due giorni che anche Gigino l’elegantone non si cambia le braghe di sotto.

Ma chissà perché questa stranissima uscita del lercio ci é sembrata importante a tutti: é stato come se quel nostro decano rivangasse memorie sopite, qualche messaggio importante andato perduto alla rimembranza, forse mortificato dal vestito di polvere di cemento armato sparato nell’aere dalla propaganda radio-televisiva governativa che lentamente ma inesorabilmente ha metabolizzato le nostre coscienze in questi tre anni lunghissimi.

“Si potrebbe chiedere al sindaco Fortunato” ha azzardato timido Vittorio, il saggio. L’idea non era male ma il fatto stesso che Vittorio l’avesse enunciata in maniera esitante diceva tutto sulla difficoltà di realizzarla. Il sindaco Fortunato ha grande esperienza politica: è passato tra le nostre fila, dal fronte del SI, solo di recente, ma si vede che non appartiene. Si é presentato al cancello con la macchina blu di seconda mano e gli uomini della scorta e poi ha preteso le brande migliori, per lui, per i suoi uomini e per le sue donnine. Dario il duro, uno dei più feroci tra i nostri, voleva segarlo in due con la motosega ma il saggio lo ha costretto a desistere: il saggio ha certi muscoli che ti ricorda il Rambo dei tempi migliori e sa essere convincente quando vuole. Secondo Vittorio, il sindaco Fortunato un giorno ci potrebbe essere utile, anche solo ci dovesse servire qualche passaporto falso valido per l’espatrio vidimato dal Copasir, e giocoforza dobbiamo tentare di dimenticare le ragioni che lo hanno “suo malgrado” costretto a unirsi a noi.

Il sindaco Fortunato sarebbe solo l’ultima vittima delle usate faide interne che dividono i falchi di partito: il Presidente infatti gli avrebbe preferito un altro amministratore di secondo livello “più corrotto di lui” da eleggere a Senatore-Immune una volta che la Riforma sarà stata approvata. Il sindaco Fortunato si é offeso a morte: “Più corrotto di me?!!!” avrebbbe urlato alle sue guardie del corpo, “Dopo quaranta anni di commendevole lavoro al servizio della Mammassantissima e pure della Repubblica??!!”. Così non ci aveva pensato due volte: aveva lasciato la casta e si era unito ai rebelli: ma io non mi fido, nessuno si fida, e lo teniamo d’occhio.

Boia chi molla?! Cazzo vorrà dire? Per tutti i patrioti del globo terracqueo: come cribbio si fa a fare una lotta politica minimamente seria se ti tolgono anche il più infimo dei motori di ricerca??!

Meno otto giorni al redde-rationem. L’aria comincia a farsi davvero pesante, in tutti i sensi: sopravviveremo?!

RB007/8 Fecit

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