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Jazz Volunteers @ Jazz Dock

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20160829_221858.jpgdi Elena Ludovisi. (English version below)

Credo che a molti di voi il nome Adderley Cannonball dica poco o nulla. Mentre sono certa che il nome Jazz Volunteers vi è proprio sconosciuto. Peccato, perché in entrambi i casi non sapete cosa vi perdete.

Nel primo vi basterà fare qualche ricerca su internet e ascoltare un po’ della sua musica su Youtube, ma  nel secondo temo che sarete vincolati dalla lettura di questa recensione perché credo proprio di essere l’unica voce italiana a parlare di un ensemble di sei musicisti jazz di origine Praghese dal sensazionale talento.
Filip Kučera, Martin Jůzl, Jiří Žák, Daniel Fiedler, Peter Nohavica e Antonín Šturma si sono formati in svariate accademie di musica per poi perfezionarsi al conservatorio della capitale Ceca. E non è solo il talento formidabile e la devozione completa ad accomunarli, ma anche l’inesauribile passione per la musica del sopracitato Cannonball, sassofonista statunitense che, seppur poco noto ai molti, tra il 1950 e il 1970 fu uno dei personaggi di maggiore rilievo nello scenario jazz. Ci sarebbe molto da dire su di lui, ma ciò che a me interessa in questa sede è perché i Jazz Volunteers, con cui ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere in occasione del loro concerto al Jazz Dock il 29 Agosto, abbiano scelto la sua musica e quale sia il motivo che li spinge a mantenere intatto il suo intramontabie estro creativo.

Così, a fine performance sfoggio la mia migliore faccia tosta e approccio questi piccoli grandi musicisti. Martin, tromba e leader del gruppo, mi racconta di come tutto ebbe inizio. La band nacque nel 2014 grazie all’incontro tra lui e Filip. Convinti che da questa parte del mondo la musica del jazzista d’oltreoceano non fosse sufficientemente conosciuta e apprezzata, decisero di dare vita a questo progetto che, col passare del tempo, si è delineato grazie all’aggiunta degli altri membri e ha assunto la forma che oggigiorno conosciamo. Fu così che cominciarono ad esibirsi nei locali jazz della città conquistando una fama che ancora non ha smesso di crescere.
Ad ogni modo, il repertorio della serata comprende brani appartenenti a “Spectacular” e “Darn That Dream”. L’esibizione inizia puntuale alle 22:00 e con pause annesse mi terranno piacevolmente occupata per almeno le prossime due ore. Subito balza alla mia attenzione un’inusuale compattezza dei suoni; organicità, armonia e omogeneità sono le caratteristiche che noto da subito. Al contempo, ognuno di loro esaminato individualmente sfodera una padronanza degna della mia più ostinata concentrazione, ed è così che mi accorgo dell’enorme potenziale di questi musicisti e della sintonia che li avvolge tutti in una musica dalla tecnica impeccabile. Tra gli strumenti c’è dialogo, coesione e dinamismo. Immaginate un ensemble di sei membri in cui la ripartizione del tempo e dello spazio è studiata con precisione e in cui ognuno, a turno, si esibisce nella forma più elegante e raffinata, offrendo al pubblico il meglio di sé.
I fiati sono le voci soliste del gruppo, sebbene alcuni momenti musicali scivolano sul piano di Dan Fiedler che si rivela ineccepibile ed eccezionale. Dan è un musicista dall’enorme talento; il suo è uno stile sempre pulito da cui emerge una personalità artistica raffinata e docile, sempre elegante e mai esuberante sia negli assoli che nei momenti in cui fa da tappeto. Con la sua discrezione alternata a una presenza mai invadente, Dan è tra i membri che di più attrae la mia attenzione.
Tuttavia la voce principale del gruppo è senza dubbio la tromba di Martin; grinta mozzafiato alternata a un languido romanticismo caratterizzano lo stile di questo giovane musicista.
È doveroso menzionare anche il contrabbassista, Antonín. L’abilità tecnica frammista a un pathos talvolta anche troppo evidente rappresentano la chiave di svolta di uno stile che si basa su solide basi di conoscenza del suo strumento. Come dicevo, però, a volte il pathos la fa troppo da padrone e tende a sfociare in brevi ma intensi momenti di ostentato egocentrismo. Ciononostante penso che un musicista di tale portata possa anche permetterselo – ogni tanto.
In via del tutto eccezionale la batteria è presidiata da Peter. Infatti, pur non essendo il batterista ufficiale  dei JV, dall’alto del suo percorso di 13 anni questo ragazzo se la cava egregiamente; un senso ritmico preciso e ostinato arricchito dall’ampio uso di stacchi rendono il beat della band fluido e sofisticato.

Nel complesso emerge un prodotto dalle qualità notevoli, lo stile è di classe e la causa decisamente valida, perché per chi ha poca dimestichezza col jazz Cannonball non è affatto un nome familiare. La sua è una musica ricercata e mai altisonante e il pensiero che anche in questo pezzo di mondo ci siano degli artisti che ogni giorno contribuiscono a diffondere il verbo di un jazzista scomparso da più di 40 anni mi fa guardare ai nostri tempi con occhi meno sfiduciati.
Grazie Jazz Volunteers!

Featured image: i Jazz Volunteers al Jazz Dock il 29 Agosto 2016

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Jazz Volunteers 29th of August @ Jazz Dock

I believe that the majority of you have no idea who Adderley Cannonball is. At the same time, I’m pretty sure that “Jazz Volunteers” is a name that you’ve never heard before. Shame, because in both cases you really don’t know what you’re missing.
As for Cannonball, a research on the web is enough to find out who was this guy. But in the second case if you want to know who I’m talking about then you have to read this, as  I believe that I’m the only Italian that’s got something to say about this great 6-members jazz ensemble from Prague.
Filip Kučera, Martin Jůzl, Jiří Žák, Daniel Fiedler, Peter Nohavica and Antonín Šturma studied music in different academies and later joined the Prague’s conservatory.
It’s not only the extraordinary talent that bonds these musicians but also the never-ending passion for Cannonball’s music, American saxophonist who used to be among the best personalities in the jazz scenario between the 50s and 70s. A lot should be said about him, but what really matters in this review is to talk about the Jazz Volunteers performance at the Jazz Dock on the 29th of August that I had the privilege to attend.
At the end of the night I decided to approach these little big musicians. Martin, the leader and trumpet of the band, told me how it all started. They formed in 2014 when he and Filip met. As they were convinced that in this side of the planet Cannonball’s music was not as famous as it deserves, they decided to give birth to such project which had gradually become definite when the other members joined.
Anyway, the repertory of the night involved tracks from “Spectacular” and “Darn That Dream”. They started to play at 10.00pm and had played roughly for 2 hours – couple of breaks included. First thing I could notice from the very beginning was an unusual compactness; organicity and homogeneity are the peculiar characteristics of this band. All of them are able to prove a technical maestry worth of the highest level of attention I could dedicate. And that’s how I realized that these musicians are truly skilled; the instruments seem to dialog among each other, dynamism and cohesiveness bond them all together. Imagine a 6-members ensemble where the distribution of time and space is well organized; where each musician performs at his best.
One by one, the brasses played solos and some other musical moments slipped on Dan Fiedler’s piano who proved to be a greatly talented musician every time he either played as a soloist or as accompaniment.   
Nonetheless, the main voice of the band is Martin’s trumpet; breathtaking energy combined with sentimental romanticism are the characteristics of this young artist.
Few words must be spent on the bassist as well,  Antonín. His competence mixed with a great pathos (sometimes even way too evident) represent the turning point of his artistic feature which is based on a solid knowledge of the instrument he plays. However, as I said the pathos takes over a bit too much and has a tendency to result in short and intense moments of poncy egocentricity. But it’s okay; I personally believe that a musician with such skills is more than allowed to do so.
Exceptionally at the drums there was Peter. Even though he’s not the JV’s official drummer, thanks to his 13 year-old artistic career, this guy outstandingly proved to be on top of it. His stubborn and precise tempo is embellished with the alternation of accent on the beats. The result is a fluid and sophisticated rhythm.

As a whole, the band gave proof of high quality abilities; classy elegant style and a valid cause make the Jazz Volunteers one of the most interesting bands I’ve seen in Prague so far. And it’s true, Cannonball’s jazz is not as famous as it probably deserves; his music is polished and never highfalutin and the thought that in this side of the world every day six young artists keep his art alive makes me look at our times with a more optimistic attitude.
Thank you, Jazz Volunteers!

Featured image, Jazz Volunteers at the Jazz Dock on the 29th of August 2016

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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